Nuala O' Loan racconta la sua lotta contro gli abusi e i soprusi della polizia a Belfast
dal nostro inviato

I due partiti che per anni si sono combattuti in Irlanda del Nord, il Dup e lo
Sinn Fèin, hanno siglato l'accordo per il nuovo esecutivo, e dal 6 maggio governeranno
insieme. Impensabile fino a pochi anni fa, la coalizione tra quelli che una volta
erano nemici giurati, dovrà accordarsi su numerose questioni, sulle quali, un
tempo, le posizioni erano diametralmente opposte. Una di queste è il nuovo corpo
di polizia, che i repubblicani hanno da sempre visto come l'alleato dalla mano
violenta di unionisti e paramilitari. Un rapporto dell'Ombudsman, equivalente
della figura di un Garante contro i soprusi e gli abusi da parte della polizia,
ha accertato, a fine gennaio, che parte della polizia dell'Ulster era collusa
coi gruppi paramilitari lealisti, e che coprì omicidi garantendo l’immunità ai
paramilitari da un’altra sessantina di crimini, tra cui tentati omicidi, pestaggi
punitivi, gambizzazioni, spaccio di droga, estorsioni. PeaceReporter ha intervistato
a Belfast l'Ombudsman della polizia, Nuala O' Loan.
Signora O Loan, qual è la funzione dell'ufficio di Ombudsman?
L'ufficio dell'Ombudsman è stato istituito sei anni fa. Si occupa di indagare,
in modo imparziale, sulle denunce contro poliziotti. Denunce di eventuali comportamenti
criminali o di violazione del loro codice etico. Le indagini possono cominciare
in seguito a richieste di privati cittadini o per decisione del capo della polizia.
Possiamo anche avviare un'indagine non solo a seguito di una denuncia, ma perché
il titolare dell'ufficio di Ombudsman decide che è opportuno farlo.
Quali poteri avete?
Il potere di arrestare un agente di polizia, quello di emettere avvisi di garanzia,
quello di condurre perquisizioni, sequestrare materiale. Abbiamo diritto ad accedere
a tutto il materiale della polizia. Abbiamo, insomma, tutti i poteri necessari
per condurre un'inchiesta penale.
Recentemente il suo ufficio ha pubblicato un importante rapporto, che prova la
collusione tra la polizia e i paramilitari. Eventi risalenti a una decina d'anni
fa, ma anche relativamente recenti. Il nuovo corpo di polizia, il Psni, e conseguentemente
le politiche di pubblica sicurezza, sono i grandi temi intorno ai quali ruota
il confronto politico, in queste elezioni politiche. Cosa deve fare il Psni per
riacquistare la credibilità perduta?
In un certo senso, lei sta facendo la domanda alla persona sbagliata. Il mio
incarico è quello di indagare sulle cose che vanno male, non suggerire come comportarsi.
Tuttavia, penso che sappiano esattamente come comportarsi, quali strategie adottare.
In questi giorni ci sono state numerose conferenze sul ruolo futuro della polizia.
C'è un'idea di fondo che percorre il Psni e i politici: finché le comunità, cattolica
e protestante, non riconoscono la polizia, allora la polizia non può operare efficacemente.
Nel passato, qui esistevano aree dove la polizia non poteva entrare, e dove tutt'oggi
è difficile entrare.
Quali zone?
Potrebbero essere zone a prevalenza repubblicana o zone a prevalenza lealista.
In ogni caso, la strada da seguire e quella di cooperare con i leader delle comunità
locali, attivarli affinché si impegnino in un processo di riconoscimento della
funzione della legge, evitando che si faccia ricorso ad attività che abbiamo visto
troppo spesso in passato. Parlo dei 'punishment shootings' (omicidi per vendetta),
o dei 'punishment beatings' ('le botte punitive'), dove accadeva che alla vittima
venisse detto di trovarsi in tal luogo a tal ora, per picchiarla o ucciderla.
Oggi dobbiamo fare in modo che episodi di giustizia sommaria non si verifichino
più. E questo è il compito della nuova polizia.
Quali difficoltà incontra nel suo lavoro, che molti definiscono coraggioso, oltre
che assai duro?
Ce ne sono diverse. Uno degli aspetti più complessi del nostro lavoro è che a
volte ci occupiamo di omicidi avvenuti molti anni fa. Nello svolgimento di un'inchiesta,
questo produce difficoltà nel rintracciare le persone e i testimoni, in aggiunta
al fatto che spesso anche i luoghi possono essere cambiati nel tempo, o possono
non esserci più. Relativamente al recente rapporto, vi sono stati problemi relativi
alla gestione di materiale da parte del Ruc (Royal Ulster Constabulary, la 'vecchia'
polizia ndr), e in particolar modo dello Special Branch (corpi speciali spesso
dediti a operazioni top secret, ndr) del Ruc. Dopo le operazioni di routine, spesso
distruggevano tutti i documenti. Altre volte, i rapporti e i verbali delle operazioni
erano incompleti. Una delle difficoltà più grandi è che, se possiamo obbligare
il personale in servizio a parlare con noi, non possiamo far nulla con chi non
è più nel corpo, a meno che non vi sia un sospetto fondato. Se vi è, possiamo
arrestarlo, se no, non possiamo costringerlo a collaborare con noi. In passato,
ci sono stati 40 agenti che hanno rifiutato di parlare con noi.
Il 10 per cento di chi fa domanda per entrare nel Psni è polacco. E' vero che
sono state accettate domande da membri della comunità polacca per raggiungere
la percentuale stabilita dagli accordi del Venerdì Santo, visto che i cattolici
irlandesi non hanno mai visto di buon occhio la polizia, anche alla luce del suo
recente rapporto?
Nel Psni vige oggi il 'fifty fifty recruitment' (reclutamento al 50 per cento,
ndr). Metà dei membri della polizia devono essere protestanti, l'altra metà cattolici
o di altre religioni. Ci sono migliaia di concorrenti cattolici, non è vero che
vi sia penuria di domande da parte cattolica. Stanno cercando di ampliare il numero
di chi fa domanda, per quello la polizia ha un ufficio che si occupa dell'attività
di promozione anche in altri Paesi. La comunità straniera di Belfast si sta ampliando
sempre di più, per questo anche la polizia amplia il novero dei suoi membri: per
cercare di soddisfare le esigenze delle varie comunità di immigrati.
Ha mai ricevuto minacce, signora O' Loan?
Sì, a volte è successo. Me è inevitabile, in un lavoro come questo.