10/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le vignette pubblicate dalla rivista satirica Le Man raccontano una Turchia diversa
Scritto per noi da
Chiara Onger 
 
Un Paese che desidera la libertà e una rivista pronta a battersi per ottenerla. “La Turchia Ride” è in mostra a Ravenna in occasione del Festival internazionale del fumetto di realtà, Komikazen.

Ramine Erer. Foto di Chiara OngerLeMan. L’esposizione dei fumetti disegnati da Ramine Erer, Mehemet Çagçag, Tuncay Akgün e Güneri Içoglu, vignettisti della rivista satirica turca LeMan per la prima volta ospiti in Italia, rivela un’immagine della Turchia ben lontana da quella solitamente trasmessa da mass media e stampa in Occidente. A essere prese maggiormente di mira dalla tagliente ironia degli autori, sono la famiglia, i giovani, gli anziani e i conservatori. Pungenti anche le caricature di personaggi popolari, come ad esempio Kolazak, tassita moralista e conservatore che costringe la sua ragazza a portare il velo e nel contempo ha per amante un travestito. Questo personaggio è stato creato da Çagçag, fondatore della rivista insieme a Tuncay Akgün.
Il settimanale LeMan, fondato nel 1986 con il nome di Limon, è un vero e proprio giornale di attualità politica che ha una tiratura di 150.000 copie e un prezzo accessibile a tutti (circa 0,50 centesimi di Euro) che ne favorisce la larga distribuzione.

Tuncay Akgun. Foto di Chiara OngerLibertà di espressione? È giusto che vengano posti limiti alla libertà di espressione? Quali dovrebbero essere questi limiti? I tre vignettisti concordano sul fatto che “bisogna essere consapevoli della propria arte ed essere in grado di fare satira, ma nel rispetto delle persone, pur andando a infrangere i tabù” come ha affermato Akgün. “Purtroppo” ci ricorda Çagçag “non tutti sono in grado di capire e accettare la satira. Ai conservatori non piace essere criticati.” A provarlo, l’azione legale intrapresa da Tayyip Erdogan, primo ministro turco, nei confronti del proprietario della rivista e il fatto che per molti anni ai coraggiosi fondatori non è stato rilasciato il passaporto. Ma “LeMan è contrario ad ogni tipo di censura” ha affermato con decisione Akgün, condannato in passato per la sua satira.
È stata positiva invece la risposta di Ramine Erer in relazione alla discriminazione femminile. La vignettista ha infatti incontrato molti ostacoli per poter ricoprire, all’interno della società, un ruolo così originale e libertario,“ma gli stessi ostacoli degli altri vignettisti di sesso maschile della rivista, non legati al fatto che sono una donna”. Il suo nuovo libro Evlilik, (matrimoni), esposto in lingua originale alla mostra, sarà prossimamente stampato in lingua italiana dalla casa editrice Fernandel e la disegnatrice si dice molto emozionata perché le sue vignette “incontreranno per la prima volta il pubblico italiano.

Mehmet Çagçag. Foto di Chiara OngerLa Turchia, quella che… Nel dialogo con gli autori di questi fumetti è emersa una realtà turca nascosta all’Occidente, quella del “movimento di liberalizzazione della Turchia -come l’ ha definito il direttore Çagçag- a cui la a rivista vuole contribuire. Una Turchia in grado di tollerare le diversità, un paese che non ammazza e non tortura, non attua discriminazioni sessuali, in cui i conservatori islamici non possano costringere la parte di popolazione più moderna a fare ciò che non vuole, in cui ci siano soldi a sufficienza per tutti e più sicurezza per i bambini.”
“Vogliamo che l’occidente sappia questo: chi fa satira vede sempre più avanti rispetto agli altri -continua Çagçag- LeMan è diffusa molto tra i giovani universitari che traggono spunto dalla rivista per discutere e comunicare. Così possono sviluppare il loro spirito critico e cambiare. Poi quando saranno al potere potranno cambiare anche la Turchia”.
  
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