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Ammissioni sconcertanti. Questo,
secondo quanto pubblicato dal quotidiano israeliano Ha'aretz,
avrebbe dichiarato il premier
israeliano Ehud Olmert durante la sua deposizione di fronte alla
commissione parlamentare, presieduta dal giudice in
pensione Elihau Vinograd,
incaricata d'indagare sulla gestione, politica e militare, del
conflitto con la milizia sciita libanese. Olmert
ha detto che già a marzo 2006 si era presa la decisione di
usare la forza militare in caso di un eventuale rapimento di soldati
da parte degli Hezbollah. Una bella capacità di previsione,
avvalorata dalle informazioni d'intelligence, ma che finisce per
aggravare la posizione di un esecutivo apparso incapace di condurre
un conflitto che non è stato neanche improvviso. La polemica
in Israele, infatti, non si è ancora placata: i combattimenti
dal 12 luglio al 14 agosto dello scorso anno causarono la morte di
1033 libanesi e 160
israeliani (41 dei quali civili), oltre a circa 2mila feriti nello
stato ebraico. La
popolazione civile israeliana restò esposta, per tutta la
durata del conflitto, al tiro dei razzi di Hezbollah, anche a causa
di una serie di carenze strutturali dei rifugi e dei sistemi di
prevenzione, come le sirene d'allarme. Inoltre, l'elevato costo di
vite umane ha prodotto un grave danno politico al paese, in
particolare a causa di stragi di civili innocenti, come quella nel
villaggio di Qana, che hanno indignato tutto il mondo. Senza che a
questo sia corrisposto un maggiore senso di sicurezza del paese,
visto che l'equilibrio del fronte nord non è definitivo e la
situazione potrebbe precipitare di nuovo.
Un duro giudizio.
Per il malcontento pubblico rispetto alla guerra con il Libano, per
il momento, aveva pagato solo Dan Haluz, il capo di Stato maggiore
dell'esercito israeliano, che si era dimesso il 18 gennaio 2007,
travolto anche dallo scandalo che lo aveva visto protagonista, in
quanto a poche ore dall'attacco al Libano Haluz si era preoccupato di
telefonare al suo agente di borsa ordinandogli la cessione di una
serie di titoli in suo possesso, che si sarebbero svalutati a causa
della guerra. Ma l'opinione pubblica israeliana non è ancora
paga, irritata anche dall'atteggiamento di Olmert. Il premier,
infatti, non ha mai davvero collaborato con le inchieste seguite al
conflitto. In questi giorni era attesa la pubblicazione di un dossier
di 600 pagine redatto da Micha Lindenstrauss, garante dello Stato,
sulla guerra in Libano, ma Olmert e i vertici dell'esercito
israeliano hanno chiesto e ottenuto dalla Corte Suprema che il report
fosse bloccato. Potrà essere reso pubblico solo dopo che i
vertici militari avranno raggiunto le loro di conclusioni rispetto
all'inchiesta interna. Durante tutta l'inchiesta peraltro, Olmert ha
ostacolato il lavoro di Lindenstrauss, rifiutandosi di apparire
davanti a coloro che dovevano interrogarlo e accusando il garante di
parzialità. “Non ha mai risposto alle domande che gli ho
fatto”, ha dichiarato sconsolato alla stampa il garante, e
considerata la risposta fornita ieri da Olmert non si fa fatica a
capire perchè.Christian Elia
Parole chiave: euhd olmert, israele, palestina, libano