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Il caso Ocalan. La scorsa settimana, gli avvocati del leader del Pkk hanno accusato Ankara di
avvelenamento volontario, affermando di aver ritrovato tracce di stronzio e di
cromo nei capelli dell'ex guerrigliero. Lunedì, il ministro della giustizia Cemil
Cicek ha definito “pure bugie” le accuse del collegio difensivo, aggiungendo che
“la Turchia è un Paese basato sul primato del diritto e se avesse voluto fare
una cosa del genere, l'avrebbe fatta tempo fa”. Cicek ha però accettato di inviare
una squadra di quattro medici sull'isola di Imrali, al largo di Istanbul, dove
Ocalan è l'unico detenuto dal 1999. Ma Hursit Tolon, un ex generale turco che
ha comandato i circa mille soldati che controllano l'isola-carcere, ha già definito
inutile un esame medico per il leader curdo, perché a suo dire la prigione è talmente
sicura da non poter permettere un avvelenamento e qualunque contatto fisico con
Ocalan è vietato: tutto ciò che tocca Ocalan – dai piatti ai vestiti – sarebbe
controllato, e il cibo che lui mangia viene assaggiato anche da una squadra speciale
incaricata della sua sicurezza. Se viene avvelenato l'ex guerrigliero, ha detto
il generale Tolon, sono avvelenate anche le sue guardie.
Le condanne ai curdi. Sullo sfondo di questo mistero, la figura di Ocalan è entrata anche in due condanne
emesse nei giorni scorsi contro dissidenti curdi. Martedì il numero uno del “Partito
per una società democratica” (Dtp), un movimento che lotta per la concessione
di maggiori diritti alla comunità curda, è stato condannato a sei mesi di reclusione
solo per aver chiamato Ocalan “sayin”, cioè “signore”: una parola che secondo la corte implica rispetto per un uomo
considerato un terrorista dalle autorità turche. Solo qualche giorno prima lo
stesso politico, Ahmed Turk, era stato condannato insieme al suo vice a 18 mesi
di prigione per aver distribuito opuscoli del loro partito in curdo (in Turchia
il materiale politico può essere solo in turco). Sempre negli giorni, uno studente
universitario curdo è stato condannato a 20 mesi per aver detto “Sono di origine
curda; il Pkk è una conseguenza, non una causa” durante un programma televisivo
a cui aveva partecipato l'anno scorso.Alessandro Ursic