11/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Per capire l'Albania oggi non basta osservare la capitale
scritto per noi da
E. Roberta Petrillo

 
Per capire il chi è dell’Albania del 2007 non basta osservare la nuova Tirana colorata da Edi Rama, sindaco socialista appena rieletto. L’Albania ha mille volti e spesso uno è il contrario dell’altro. A una Tirana che ha scelto di guardare avanti e di rinnovarsi sia nell’estetica che nella politica, si oppone il resto di un paese che appare immobile su se stesso. Viaggiare verso il sud del paese, percorrendo la statale che collega Tirana a Saranda è uno dei modi per cogliere l’identità contraddittoria di questo paese dell’est con gli occhi rivolti ad ovest.

Villaggio montano nel sud dell'Albania. Foto di E. Roberta PetrilloConfine sud.  Blerina ventiseienne di Tepelene, villaggio a un centinaio di chilometri da Girocastro a sud dell’Albania, ha scelto di trasferirsi a Durazzo. “A Tepelene le strade non hanno nome -racconta- tutti conoscono tutti e se invii una lettera lì stai certa che la posta sarà in grado di recapitartela: ognuno di noi sa dove trovare gli altri. E’ un paese piccolo, non c’è lavoro e di inverno è isolato”. Blerina è andata via, perché nelle campagne lo sviluppo promesso da Berisha al momento della sua elezione, nel 2005, non è ancora arrivato. In queste aree la disoccupazione elevatissima spinge la gente a emigrare in Grecia, distante un centinaio di chilometri, o in Italia. “Tepelene è ferma. Niente è cambiato rispetto a venti anni fa. Dopo la laurea ho capito che non potevo restare lì. Parlo inglese, capisco l’italiano, ho studiato. Avevo bisogno di provare a vivere in una città, di lavorare, di sentirmi europea”.  Blerina, come tanti suoi amici, è emigrata. In questi anni il sud dell’Albania è soggetto allo spopolamento più imponente a cui abbia mai assistito la giovane repubblica balcanica. Da queste parti, alcuni villaggi sono raggiungibili soltanto percorrendo vecchie mulattiere e solo qualche immigrato di ritorno possiede un fuoristrada: l’unica auto in grado di sfidare le strade divelte, le deviazioni improvvise e i percorsi tortuosi.
 
Bambini a Delvine. Foto di E. Roberta PetrilloAspettare in corridoio. Gli altri usano il mulo e intanto aspettano la costruzione del famoso corridoio 8. Un progetto infra-strutturale mastodontico che dovrebbe collegare l’Albania con il resto d’Europa. Il corridoio 8 viene considerato da molti come un braccio verso occidente e verso lo sviluppo, ma sono pochissimi quelli che conoscono le strategie politiche che i due schieramenti candidati hanno messo in campo per uscire dall’isolamento infrastrutturale ed economico. Uno degli aspetti più evidenti della lenta transizione albanese è proprio la necessità di affrancarsi dal passato e dalle forme di militanza attiva che caratterizzavano il passato.
 
Restyling a Tirana. Foto di E. Roberta PterilloOltre la facciata. Nessuno degli schieramenti in campo rappresenta una reale alternativa all’altro. E’ per questo che le ultime elezioni locali, nei villaggi come nel resto del paese non sono state un avvenimento partecipato. Il voto di soltanto il 48 percento degli aventi diritto dimostra che la priorità da queste parti non è la politica. “Mio padre è socialista- racconta Omela- io sono per i democratici. In fondo cosa ha fatto Rama per Tirana oltre a ridipingere la città?. Tirana sarà anche più bella ma noi continuiamo a non avere corrente elettrica, la gente se può emigra e nessuno pensa a chi resta nelle campagne e nei villaggi”. Molti giovani considerano Edi Rama un populista. Il restyling di Tirana non è servito a sopire i dubbi dell’elettorato e la bassissima affluenza alle urne delle ultime elezioni ne è stata una conferma.

Bunker costruiti dal dittatore Oxha. Foto di E. Roberta PterilloUn paese sospeso. Soltanto il 48 percento dell’elettorato ha deciso di votare. La campagna politica centrata sulla denigrazione sistematica della coalizione avversaria ha by-passato le reali urgenze del paese. La crisi energetica, l’alto tasso di disoccupazione, la questione delle minoranze sono questioni rimaste sospese e rispetto alle quali nessuno delle due coalizioni ha dimostrato di avere progettualità definite. Sullo sfondo, un paese, che come racconta Arben “in campagna elettorale ha dato più importanza al gossip riguardante le foto di Edi Rama nudo pubblicate da un quotidiano di Tirana, piuttosto che al clima di incertezza che continua a respirarsi nel paese”.