stampa
invia
Mancato pagamento. Così
ha detto, il 3 marzo scorso, il colonnello Muammar Gheddafi, durante
un'intervista concessa alla Bbc, in occasione del 30°
anniversario dell'istaurazione del suo regime. Gheddafi non ha voluto
dire se il mancato mantenimento di queste promesse comporterà
la ripresa del programma nucleare libico, ma il messaggio che il
vecchio dittattore voleva mandare è giunto forte e chiaro:
ormai il nucleare è una sorta di mercato delle vacche
politico, dove tutti i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa
giocano a spararla più grossa per ottenere un tornaconto,
economico o politico.
Tensioni religiose. Una delle
possibili chiavi di lettura della vicenda può essere l'aspetto
indicato da Gheddafi, cioè la minaccia di dare avvio a un
programma nucleare per intimorire i grandi della Terra che, in
tutt'altre faccende affaccendati, non sentono il bisogno di altre
potenze nucleari in giro per l'area più calda e delicata del
pianeta. Quindi l'ammiccamento a una sorta di baratto: io sospendo il
programma nucleare, tu mi sommergi di finanziamenti e sovvenzioni.
Questo discorso vale per alcuni paesi, ma non per tutti. I paesi
sunniti, Arabia Saudita in testa, hanno tutto l'interesse a tutelarsi
dal fatto che l'Iran, oltre che una potenza politica, diventi anche
una potenza nucleare, capace di rappresentare un modello di
riferimento per tutti gli sciiti che nei paesi sunniti rappresentano
un elemento d'instabilità politica. Un altro elemento ancora è
quello del tentativo di diversificare, per paesi come gli Emirati
Arabi Uniti, un'economia basata unicamente sul mercato del greggio
che, com'è noto, non durerà per sempre.
Affari atomici. Motivi politici,
economici e strategici quindi, che concorrono tutti a far salire la
tensione in una zona già rovente di suo. Ma questa
considerazione interessa e preoccupa alcuni, non tutti. La Russia per
esempio che, dalla caduta del Muro di Berlino, è alla continua
ricerca di un ruolo internazionale che pare poter arrivare proprio
dalla fornitura di tecnologia e materie prime. A settembre del 2006,
il re del Marocco Mohammed VI annuncia di aver siglato un accordo con
l'azienda russa Atomstroiexport, che fornirà al regno la
competenza necessaria a sviluppare un proprio programma nucleare. A
febbraio scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un
incontro con il re saudita Abdullah nel quale i due leader hanno
preso accordi per la fornitura da parte di Mosca dell'appoggio per lo
sviluppo del programma nucleare saudita. Un bell'affare per le casse
di Mosca, ma non sono solo i russi a beneficiare della corsa al
nucleare mediorientale. La Francia ad esempio, nel dicembre 2006, ha
stipulato lo stesso tipo di accordo con la Tunisia.Christian Elia
Parole chiave: iran, arabia saudita, iraq, programma nucleare, bomba atomica