stampa
invia
Festeggiamenti. "Abbiamo aspettato questo momento a lungo, era da parecchio che non si
percepiva un entusiasmo così forte, frutto di un evento unico -
riferisce a PeaceReporter Alhaji Aruna Attah, direttore del quotidiano
Accra Daily Mail - in questi giorni il Paese è pieno di bandiere, segno
che il processo di identificazione nazionale ha fatto grandi passi in
avanti. La partecipazione alla coppa del mondo dell'anno scorso e il
50enario hanno cementato molto la società". Ne è passato di tempo da
quando, il 6 marzo 1957, l'allora presidente Kwame Nkrumah lesse la
dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna. Il Ghana diveniva il
primo Paese sub-sahariano ad affrancarsi dal colonialismo e il simbolo
di un continente. "Samo orgogliosi della nostra storia e del nostro
nazionalismo - prosegue il nostro interlocutore - un nazionalismo che
non ha nulla a che fare con quello europeo, che ha portato morte e
distruzioni. Il nostro è un modo per guardare ai successi del passato e
alle sfide del futuro, un momento di introspezione e di dignità".
Bilancio. Tanti sono i motivi per cui questi 50 anni verranno ricordati
positivamente. "Il maggior successo è stato quello di avere tenuto
insieme il Paese, nonostante i colpi di stato e i periodi di
instabilità che abbiamo vissuto - continua Attah - Nigeria, Liberia,
Sierra Leone, Costa d'Avorio, tutti Paesi vicini, prima o dopo hanno
vissuto guerre civili e distruzione. Noi siamo sempre riusciti a
mantenere la pace, fino a diventare un modello per l'Africa tutta". Un
modello riconosciuto anche a livello internazionale, visto il peso che
ha il Ghana nel continente. Un peso ottenuto con la partecipazione a
numerose missioni di pace in giro per il mondo, e sancito con
l'elezione di Kofi Annan a Segretario Generale dell'Onu. Ma la storia
del successo ghanese non si esaurisce qui. "Abbiamo raggiunto buoni
risultati anche in economia - rivela Attah - mantenendo a un livello
accettabile inflazione e debito estero, riuscendo nel contempo a
crescere. E i progetti per sostenere l'educazione primaria e secondaria
sono investimenti importanti per il futuro".Matteo Fagotto