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Sciiti
e sunniti. Iran e Arabia Saudita, i due pesi massimi -del
petrolio ma non solo- nella regione, hanno concordato che una guerra
civile, che metta sunniti contro sciiti in Libano, non deve accadere.
La visita di Ahmadinejad al re Abdullah era centrata
prevalentemente sul problema della guerra civile in Iraq, ma quel
colloquio potrebbe essere stato anche il preludio a un'iniziativa
congiunta che rompa lo stallo tra il governo libanese e l'opposizione
guidata da Hezbollah. L'importanza dei colloqui tra Iran, il
principale paese sciita della regione, e l'Arabia Saudita dominata
dai sunniti, è di grande importanza strategica soprattutto per
Teheran, che favorendo un accordo in Libano e in Iraq potrebbe
riuscire a rompere l'isolamento internazionale sulla questione del
nucleare. Riyadh è il principale alleato degli
Stati Uniti in Medio Oriente, senza contare Israele, mentre Teheran è grande nemico
di Washington. Nonostante queste differenze i due leader si sono
accordati per arginare i contrasti tra sciiti e sunniti, che si
stanno diffondendo in Iraq e in Libano, ma anche in Palestina, Siria, Bahrein
e Yemen. Il minimo comune denominatore tra Iran e Arabia Saudita è
proprio il Libano: da un lato Teheran è stato il principale
finanziatore di Hezbollah -dall'epoca della guerra civile, quando i
guardiani della rivoluzione iniziarono ad addestrare le milizie della
comunità sciita nella valle della Bekaa- dall'altro, l'Arabia
Saudita fu il principale sponsor della rinascita delle infrastrutture
libanesi attraverso l'ex premier Rafiq Hariri, uomo di fiducia
dell'ex re saudita Fahd in Libano. Ancora oggi molti dei capitali
Sauditi giungono in Libano passando per il figlio di Hariri, Saad,
oggi alla guida del partito al governo, Mustaqbal.
Stabilità.
Ahmainejad e Abdullah si erano già incontrati alla Mecca
nel dicembre 2005 ma le relazioni tra i due paesi erano rimaste tese,
da parte saudita per le ingerenze iraniane a favore degli sciiti in
Iraq, da parte iraniana per via dei crescenti moti di ribellione da
parte della popolazione arabo-sunnita in Iran. Ahmadinejad ha
dichiarato di essere pronto ad aiutare il Libano a raggiungere
l'indipendenza dalle influenze straniere e a mantenere l'unità
del nazionale. “Ciò che l'Iran vuole sono la dignità,
l'indipendenza e l'integrità del Libano”, ha dichiarato,
sottolineando però che “bisogna fare attenzione alle
richieste della popolazione”. Il messaggio rassicurante ha ispirato
il presidente del parlamento libanese Nabih Berri, alleato di
Hezbollah, che ha predetto una soluzione della crisi del governo
libanese entro 48 ore. Il governo libanese guidato da Fouad Seniora è
entrato in rotta di collisione con le opposizioni da quando i
ministri sciiti di Hezbollah hanno lasciato il parlamento,
dichiarando illegittimo
l'esecutivo, composto solo dalle forze cosiddette antisiriane, vicine agli
Usa e all'Arabia Saudita. Alla fine di febbraio i partiti delle
opposizioni, che occupano piazza dei Martiri a Beirut dal primo di
dicembre, avevano proposto di approvare l'istituzione del Tribunale
Internazionale per giudicare gli assassini di Hariri in cambio della
nascita di un governo di unità nazionale che conceda a
Hezbollah il potere di veto sulle questioni più importanti. La
proposta è stata descritta come “una mano tesa al
governo”dalle opposizioni, come “un trucco” dall'ex presidente
Gemayel, che sta con il governo. Perché la crisi trovi una
soluzione è necessario che almeno una delle parti faccia un
passo indietro: l'Iran, ad esempio, potrebbe convincere Hezbollah a
rinunciare al potere di veto, oppure Seniora potrebbe lasciare spazio
a un altro esponente della sua coalizione. “Ahmadinejad ha
dimostrato di avere una grande capacità di destabilizzazione”
ha scritto Ghassan Sharbil, giornalista libanese per il quotidiano
finanziato dai sauditi, Al Hayat. “adesso è ora che si
dimostri anche capace di creare stabilità”.Naoki Tomasini
Parole chiave: Mahmoud Ahmadinejad, re Abdullah, Rafiq Hariri, Saad Hariri, Nabih Berri, Amin Gemayel, piazza dei martiri