Comprare l'oppio afgano per rivenderlo alle industrie farmaceutiche: un'idea già bocciata dall'Onu
La Camera dei
deputati si esprimerà domani sulla proposta - presentata fra
gli altri dal capogruppo di Rifondazione Comunista, dai verdi Angelo
Bonelli e Tana de Zulueta a dal presidente della Croce rossa italiana
Masimo Barra – di acquistare l'oppio dai contadini afgani per
rivenderlo alle industrie farmaceutiche che lo trasformerebbero in
morfina. Una proposta che è stata salutata con entusiasmo e
che, secondo i commentatori politici, potrebbe mettere finalmente
d'accordo la maggioranza, reduce dallo smacco in Senato proprio sulla
politica estera e in particolare sulla situazione in Afghanistan.
L'idea, non originalissima, è stata però già
bocciata dall'organismo delle Nazioni Unite che si occupa di lotta al
narcotraffico.

“
Irrealistica”. Qualche
mese fa era stato l'italiano Antonio Maria Costa, dal 2002 direttore
dell'Agenzia delle Nazioni Unite contro la droga il crimine (Unodc),
a bollare come “irrealistica” la proposta di trasformare l'oppio
afgano in morfina per uso medico. Allora la proposta era stata
avanzata da alcuni senatori statunitensi. “Sul mercato della droga
rende tre volte tanto – aveva dichiarato Costa - e comunque la
produzione mondiale afgana dello scorso anno equivale al fabbisogno
mondiale di morfina per cinque anni”. Costa aveva anche
sottolineato come il grosso dei profitti dell'oppio andasse a finire
nelle tasche dei trafficanti internazionali: “L'Afghanistan
ne ricava una brutta fama, gli stranieri ne ricavano grossi
profitti”.
Le cifre. Nel 2006 la produzione
di oppio in Afghanistan ha toccato
livelli da record, registrando un
incremento del 59 percento rispetto all'anno precedente. E secondo un
rapporto di Unodc, diffuso lunedì, è destinato ad
aumentare ancora nel 2007. Mentre i
programmi di eradicazione delle
colture varati dal governo afgano si sono rivelati un fallimento,
costato milioni di dollari e svariati di morti negli scontri fra
l'esercito afgano, incaricato di distruggere le colture, e i
contadini afgani che cercano di difenderle.