10/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Gay palestinesi: se rimangono a casa muoiono, se scappano in Israele li arrestano
manifestazione gay in israele“Questi uomini si trovano prigionieri tra due fuochi: essere perseguitati, picchiati e forse uccisi a casa o tentare la fuga verso Israele rischiando l’arresto o una pallottola come tutti quelli che cercano di entrare in Israele”. A parlare con Peacereporter è Renato Sabbadini, responsabile esteri dell’Arcigay italiana.
 
Shaunl Gonen, portavoce di Agudah, la più importante associazione israeliana per la difesa dei diritti degli omosessuali, aggiunge: “Israele è tenuta, secondo il Diritto Internazionale, a offrire asilo politico a chi fugge da discriminazioni, pregiudizi e violenze, ma questo per gli omosessuali non accade, perchè le autorità temono che i terroristi ne approfittino per infiltrarsi”.
Non esistono stime esaustive, ma l’associazione denuncia che, almeno trecento omosessuali palestinesi, hanno rischiato la vita per raggiungere lo stato ebraico.
 
“Il criterio è terribilmente semplice: se sei gay, sei sicuramente un collaborazionista-continua Gonen- e quindi meriti di morire.
Questa è fondata su un pregiudizio per il quale un omosessuale è una persona di cui diffidare, un traditore. Questo rende la vita impossibile ai gay palestinesi. Cercano riparo in Israele, dove l’omosessualità non è reato.”
 
L’attivista israeliano sostiene che “la persecuzione comincia nella famiglia che, ritenendosi offesa  nell’onore, perseguita il congiunto tentando di segregarlo o anche peggio, di ucciderlo”.
“Il problema è che per vivere tranquille, queste persone, avrebbero bisogno di un pass che gli permetta di vivere in Israele liberamente e di lavorare, ma questo non avviene quasi mai”.
 
Renato Sabbadini aggiunge che ”il primo ministro di Israele, Ariel Sharon, in un incontro pubblico durante l’ultima campagna elettorale, interrogato sull’argomento ha risposto che non vuole sentir parlare di pass per i gay palestinesi.Per lui terroristi e profughi potrebbero fingersi omosessuali per ottenere il lasciapassare ed entrare nel Paese per compiere attentati”.

Christian Elia

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