05/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Non mi capacito per la miopia del nostro governo che fa finta di non vedere quello è sotto gli occhi di tutti
Perchè mi colpiscono tanto le notizie che provengono dall'Afghanistan? Perchè ci sono stato? Perchè ho visto gli effetti delle mine, dei proiettili, dei raid aerei sulla popolazione civile?
Forse, ma soprattutto perchè non mi capacito per la miopia del nostro governo che fa finta di non vedere quello è sotto gli occhi di tutti.
Parlano del rischio di un ritorno dei talebani al potere quando sanno benissimo che in Afghanistan i talebani già ci sono e già controllano pezzi importanti ed estesi del territorio.
 
Non è ancora primavera ma la guerra in Afghanistan si sta estendendo in tutto il Paese e, inevitabilmente, già conta i suoi morti e i suoi feriti.
Non sono passatre neanche ventiquattro ore dalla strage di Jalalabad ad opera dei soldati americani che  gli aerei della Nato hanno ucciso  a nord di Kabul altri 9 civili.
Il raid sarebbe avvenuto durante una sparatoria tra soldati della Nato e "ribelli". Le "bombe intelligenti" hanno centrato una casa nella provincia di Kapisa uccidendo un uomo, tre ragazzi e cinque donne.
E così quel "morte all'America!" e quel "morte a Karzai!" che si udivano ieri nelle proteste contro l'eccidio di Jalalabad oggi si estendono  contro la Nato.
 
Certo, nessuno vuole il ritorno al potere degli studenti del corano ma ci torneranno al potere se l'occidente non cambierà subito la sua strategia. Le truppe Nato come quelle americane sono truppe di occupazione. I quotidiani "effetti collaterali" spingono la gente nelle mani dei ribelli.
La verità è che la coalizione internazionale  ha sbagliato tutto da quando ha cacciato cinque anni fa i talebani. L'offensiva di primavera dei talebani è già cominciata e l'annunciata controffensiva Nato comincia nel peggiore dei modi.
L'Italia sta spingendo molto sul tasto della conferenza internazionale di pace. E' l'unica strada percorribile ma il prezzo rischia di essere molto alto per i nostri soldati. Noi italiani non amiamo la guerra e all'estero veniamo apprezzati quando portiamo aiuti alle popolazioni civili. E' una semplice constatazione che nei piani alti della politica si fa finta di non conoscere.
 
Quello che è accaduto sabato in Afghanistan, la strage di civili a Jalalabad, può essere considerata una rappresaglia?
In gergo militare rappresaglia vuol dire: "Tutto ciò che si fa contro il nemico, per avere  soddisfazione di qualche ingiuria, di qualche violenza, di qualche danno".
Ora che c'entrano i sedici civili afghani  uccisi e gli altri 29 feriti con l'esplosione di un'autobomba condotta da un kamikaze al passaggio di un convoglio americano sulla strada Jalalabad-confine pakistano nella provincia orientale di Nangharar? Nulla. A meno che il clima non sia diventato così "ostile" agli americani che tutti anche i vecchi, i bambini e le donne vengono considerati "nemici".
Ma si dimentica il fatto che sono civili. Neanche la precisazione successiva che gli autori della strage di sabato non fanno parte della missione della Nato ma dell'Enduring freedom ci può rassicurare.
Il comandante della missione Nato è un americano. E americani e Nato sono quelli che danno la caccia ai talebani. Secondo fonti locali, i militari statunitensi avrebbero aperto il fuoco subito dopo l'attacco mentre il comando americano spiega invece che le truppe americane hanno risposto al fuoco per difendersi, e non chiarisce come siano stati uccisi i civili.
Ma non c'erano mica truppe talebane. C'era un kamikaze che si è fatto esplodere al passaggio del convoglio. L'attentato non ha fatto vittime tra i soldati stranieri  Forse, non sapremo mai come sono andate davvero le cose. Di certo, subito dopo il massacro, centinaia e centinaia di persone hanno manifestato contro "i liberatori" americani.  Come accadde lo scorso 29 maggio a Kabul quando la capitale si rivoltò contro i soldati a stelle e strisce che avevano ucciso degli automobilisti e che "per reazione" alla spontanea protesta fecero fuoco contro i manifestanti uccidendo e ferendo decine di persone. 
 
I soldati statunitensi oggi hanno cancellato foto e video realizzati da personale dell’Associated Press sul luogo dell’attacco kamikaze. Un fotografo dell’Ap e un operatore dell’Aptn hanno inoltre denunciato che sono state cancellate le riprese girate da altri giornalisti afgani.
Ma noi italiani dobbiamo restare in Afghanistan anche se la maggioranza dei cittadini del nostro Paese è contraria. 
 
Sandro Ruotolo 
Parole chiave: sandro ruotolo, afghanistan, kapisa
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Afghanistan