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Come farsi dei nemici. Questa notte un gruppo di miliziani
ha
attaccato una base Nato della provincia di Kapisa, a nord di Kabul,
dove da alcuni giorni è in corso un'operazione militare delle forze
della coalizione. I
soldati stranieri hanno risposto al fuoco e hanno fatto intervenire
l'aviazione che, poco dopo, ha colpito un'abitazione civile. Il
bilancio, secondo il governatore della provincia di Kapisa, Mohammad
Dawood Hashimmi, è di nove civili morti: un uomo, tre ragazzi, cinque
donne. La polizia locale ha invece riferito che domenica, nel distretto
di Najirab della stessa provincia, cinque civili afgani sarebbero morti
dopo essere stati coinvolti in uno scontro a fuoco tra truppe Isaf e
miliziani armati. E così la guerra è arrivata anche a
Kapisa, provincia che era "tranquilla", a poche decine di chilometri
dalla capitale.
Un'altra strage.
Questa strage segue di poche ore quella
avvenuta lungo l'autostrada Jalalabad - Tokhar, nella provincia
orientale di Nangarhar,
dove sabato scorso
almeno sedici civili sono stati uccisi da soldati statunitensi che
hanno
aperto il fuoco sulle automobili di passaggio, sparando dalle
mitragliatrici a
trecentosessanta gradi. Il loro convoglio, sembra, era stato attaccato
da un attentatore suicida, ma la dinamica di quel che è successo dopo è
ancora da chiarire: mentre il comando Nato parla di legittima difesa,
tutte le testimonianze della popolazione locale raccontano di grilletto
facile, di ore di follia dei soldati statunitensi, di rappresaglia
contro i civili che passavano di lì, di corse sull'autostrada sparando
a qualsiasi cosa si muovesse. Certo è che le truppe straniere
hanno distrutto il materiale che
i reporter di Associated Press avevano girato sul posto: qualcosa da nascondere, quei soldati, ce l'avevano.
Cecilia Strada