02/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il fenomeno climatico El Niño ha devastato la Bolivia. Più di 70mila le persone senzatetto, 35 i morti e 6 dispersi. La comunità internazionale si mobilita e invia aiuti
 
Le inondazioniDallo scorso dicembre la Bolivia è flagellata dai capricci climatici del El Niño, che ha causato violentissime piogge e inondazioni, lasciando 350 mila persone senza tetto.
Non solo. La furia incontrastabile della natura è riuscita anche a uccidere: 35 persone non ce l’hanno fatta a d affrontare le inondazioni e altre sei risultano disperse.
Il dipartimento di Beni, nella parte nord orientale del paese, è quello che ha subito i maggiori danni. E le testimonianze che giungono dalla Bolivia sono devastanti. “Sono in Bolivia da circa tre settimane,  - racconta Claudio Testa, importante fotografo - ero arrivato con l'intenzione di fotografare i luoghi degli ultimi giorni di vita di Che Guevara ma la pioggia me lo ha impedito. I danni causati dal “Niño” sono da capogiro. La Bolivia dei bassopiani, dal dipartimento di Beni alla provincia di Santa Cruz, quella delle piantagioni e dei grandi allevamenti bovini è tutta semisommersa, si parla di circa un milione di capi di bestiame senza vita, di oltre 70mila persone senza casa, e c’è anche chi azzarda la cifra record di un milione di boliviani senzatetto, alle inondazione si sommano i rischi epidemici”. 
 
Il lavoro nei campi dopo le alluvioniCosa succede? “In un paese dove le comunicazioni sono molto difficili anche in una situazione di normalità – continua nel suo racconto Testa - adesso in certe zone è diventato impossibile spostarsi via terra. Per andare a Sucre da Santa Cruz ho dovuto ricorrere all'aereo e in volo ho potuto constatare coi miei occhi la fragilita' di un territorio dove la vita non e' mai stata facile, gli altopiani secchi, coi piccoli villaggi di campesinos posizionati in luoghi irraggiungibili, con la terra intorno arsa dal sole dei tremila e piu' metri sul livello del mare. Poi scendendo verso sud, pianure inondate, campi coltivati completamente allagati, strade interrotte, ponti crollati, guadi per noi impensabili. Le immagini di questa catastrofe diramate dalle tv locali sono  agghiaccianti: gente che continua a vivere in case con l'acqua alle ginocchia, strade immerse nel fango oppure bloccate da enormi camion scivolati nella melma e posizionati nel mezzo della carreggiata, persone che camminano nel fango per passare da un autobus all'altro.
La solidarietà internazionale nel frattempo si è messa in moto. Dall’Italia sono arrivati aiuti alimentari per un milione di euro e molte altre nazioni sono impegnate per fornire assistenza a questo martoriato paese sudamericano

Alessandro Grandi

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