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Dallo scorso dicembre la Bolivia è flagellata dai capricci climatici del El Niño,
che ha causato violentissime piogge e inondazioni, lasciando 350 mila persone
senza tetto.
Cosa succede? “In un paese dove le comunicazioni sono molto difficili anche in una situazione
di normalità – continua nel suo racconto Testa - adesso in certe zone è diventato
impossibile spostarsi via terra. Per andare a Sucre da Santa Cruz ho dovuto ricorrere
all'aereo e in volo ho potuto constatare coi miei occhi la fragilita' di un territorio
dove la vita non e' mai stata facile, gli altopiani secchi, coi piccoli villaggi
di campesinos posizionati in luoghi irraggiungibili, con la terra intorno arsa
dal sole dei tremila e piu' metri sul livello del mare. Poi scendendo verso sud,
pianure inondate, campi coltivati completamente allagati, strade interrotte, ponti
crollati, guadi per noi impensabili. Le immagini di questa catastrofe diramate
dalle tv locali sono agghiaccianti: gente che continua a vivere in case con l'acqua
alle ginocchia, strade immerse nel fango oppure bloccate da enormi camion scivolati
nella melma e posizionati nel mezzo della carreggiata, persone che camminano nel
fango per passare da un autobus all'altro. Alessandro Grandi
Parole chiave: bolivia, alessandro grandi, pace, guerra, peacereporter