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La guerra nell’ovest
è già arrivata. Una prospettiva confermata il giorno dopo, mercoledì, dalle
dichiarazioni rese dagli stessi talebani all’agenzia di stampa britannica Reuters, cui il mullah Hayatullah Khan
ha rivelato che mille kamikaze sono già stati inviati nelle regioni settentrionali
e occidentali del paese dove presto entreranno in azione.
O combattere o
tornare a casa. Nei prossimi mesi il governo Prodi non potrà più
nascondersi dietro un dito rifiutandosi di mandare i nostri soldati in guerra
al sud, perché sarà la guerra ad arrivare dai nostri soldati nelle province
occidentali. A quel punto la scelta sarà chiara: o combattere, o tornare a
casa. La scappatoia del “restare sì, ma esclusivamente a scopi umanitari” –
provocatoriamente rilanciata ieri dal senatore a vita Francesco Cossiga – non
sarà più praticabile. Per i nostri alleati della Nato la scelta “non
belligerante” di Roma rappresenta già ora un insulto, un atteggiamento
inaccettabile. Nei prossimi mesi, con l’intensificarsi e l’estendersi del
conflitto alle zone di nostra competenza, le pressioni di Washington e
Bruxelles affinché anche l’Italia faccia “il suo dovere” in Afghanistan si
faranno sempre più insistenti. Dire di no, come fatto finora, diventerà sempre
più difficile. Soprattutto se la linea guida del governo continuerà ad essere
“il
rispetto delle alleanze” e non quello dell’articolo 11 della nostra
Costituzione. Enrico Piovesana