Certo, la presenza non possono assicurarsela solo coi
militari: sarebbe assai controproducente farlo in piena “primavera
sudamericana”, come è stata soprannominata questa fase storica caratterizzata
da un’ondata di orgoglio indigeno-nazionalista che ha portato al governo Chavez
in Venezuela, Morales in Bolivia, Correa in Ecuador, che ha permesso la
rielezione di Lula e con ogni probabilità porterà anche l’argentino Kirchner alla
riconferma. Ecco, allora, che il proliferare di progetti umanitari di
Ong straniere farebbe da paravento a una presenza militare nordamericana – o
di
spionaggio – nient’affatto giustificata
da conflitti in corso; che la questione indigena, viva e pronta a esplodere
quasi ovunque, rappresenta una minaccia terroristica tale da richiedere
l’intervento di un contingente estero. E che, infine, la questione della lotta
al
narcotraffico diventa, in Colombia, il
pretesto per creare un nuovo mercato-banco di prova di armi sofisticate.
Proprio quest’ultimo aspetto, avverte l’intelligence, è
quello che gli specialisti di Washington cercheranno di riprodurre in tutto il
continente. E’ vero che l’andinizzazione del Plan Colombia è fallita per
l’opposizione dell’Ecuador , che anzi dopo l’elezione di Correa ha deciso di
ricorrere all’Aja perchè siano indennizzati tutti i danni prodotti dalle
fumigazioni "accidentalmente" ricadute anche all’interno dei propri confini.