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Il piano. L’iniziativa del Dipartimento delle Carceri è stata pensata a fronte dell’improvvisa
carenza di manodopera. Gli immigrati, perlopiù ispanici, hanno abbandonato in
massa il Colorado dopo le restrittive leggi anti-immigrazione promosse l’anno
scorso nello stato delle Montagne Rocciose. Il giro di vite ha introdotto l’obbligo
di fornire un documento d’identità per godere dei servizi governativi e ha dato
più poteri alla polizia per controllare se un immigrato è clandestino o meno.
Essere immigrato, specie se senza documenti, è insomma diventato sempre più difficile
in Colorado, e in molti hanno scelto di cercarsi altre destinazioni. Ma dato che
gran parte dei lavori meno qualificati viene svolta da queste persone, lo stato
si è trovato all’improvviso con molte delle sue attività ferme. Tra queste, quella
che sta soffrendo di più è l’agricoltura.
Pagati poco e sorvegliati. Allora, ha pensato il Dipartimento delle Carceri, perché non tappare questo
buco con parte dei 22mila detenuti nelle nostre prigioni? Una fase di prova del
programma dovrebbe essere lanciata già entro la fine di marzo, coinvolgendo oltre
una decina di grandi aziende agricole. “Il motivo alla base del piano è assicurarsi
che l’industria agricola non vada verso il fallimento”, ha detto un deputato del
Colorado. I detenuti-braccianti (la possibilità verrà offerta solo ai prigionieri
non ritenuti pericolosi) guadagneranno però solo 60 centesimi al giorno, e saranno
controllati da guardie carcerarie pagate dai proprietari delle aziende agricole.
Ma questi ultimi non sono entusiasti del piano, perché – nonostante la miseria
percepita dai detenuti – il costo pagato per le guardie rischia di essere superiore
alla cifra che di solito guadagnano gli immigrati illegali impiegati nell’agricoltura.
E anche perché non si fidano interamente di criminali condannati.Alessandro Ursic
Parole chiave: carceri, colorado, campi, braccianti, immigrati, agricoltura