31/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La condizione degli omosessuali in Macedonia, Slovenia e Croazia

gay pride a zagabria"Da una ricerca condotta dalla nostra associazione è emerso che la maggior parte della popolazione macedone considera l'omosessualità una malattia. Gli uomini sono molto più omofobici delle donne e i vecchi lo sono più dei giovani. Un dato interessante è che la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di non aver nulla contro gli omosessuali fino a quando non si trovano nelle immediate vicinanze. Dalla ricerca è emerso inoltre che la maggioranza delle persone non accetterebbe comunque l'idea di avere un omosessuale in famiglia. Decisamente c'è tanto lavoro da fare".

Vesna Mihajlovska, direttore esecutivo del CDUC (Centro per i diritti umani e civili), una organizzazione non governativa molto attiva nel campo dei diritti della comunità LGBT (lesbiche, gay, transessuali e transgender), commenta con amara consapevolezza il risultato di un'inchiesta condotta dalla sua associazione in Macedonia quest'anno. I dati che emergono sono preoccupanti e, non a caso, la Mihajlovska e i suoi collaboratori, hanno sentito il bisogno di impegnarsi in questo campo.

"L'organizzazione è stata fondata nel febbraio 2002, grazie ad un'iniziativa congiunta di omosessuali ed eterosessuali", racconta Vesna all'Osservatorio sui Balcani, "esisteva l'idea di rendere attuale l'esistenza di questa parte della popolazione, perché fino ad allora, nessuno in Macedonia si era accorto che queste persone esistevano. Ancor meno erano interessati ad aiutarli".

Il lavoro della CDUC ha dato i suoi frutti e, alla fine di novembre 2003, nella capitale macedone Skopje, è stata organizzata la prima conferenza a livello regionale e nazionale sull'omosessualità. Un evento storico insomma e, come spiega la Mihajlovska, non solo per la Macedonia. "Per la prima volta nella storia del movimento per l'uguaglianza degli omosessuali in Macedonia", racconta la direttrice del CDUC, "si sono sentite le opinioni delle persone che lavorano in ambito legislativo e di quelle che si occupano del mondo del lavoro sui bisogni e i diritti della comunità LGBT.
In Macedonia in particolare e nei Balcani in generale. La conferenza ha tracciato un bilancio di tutto quello che, a livello normativo e di opinione pubblica, è stato raggiunto e di quello che resta ancora da fare".

Il convegno è stato importantissimo perchè ha permesso agli attivisti di delineare la strategia per i prossimi anni. "La prossima battaglia è quella per la revisione dell’articolo 121, comma 16, della Legge sul servizio militare in Macedonia", spiega Vesna, "abbiamo consegnato al Tribunale Costituzionale una richiesta ufficiale per verificare la costituzionalità di questo articolo. Noi riteniamo che introduca una discriminazione sessuale nei confronti degli omosessuali, ritenendoli a priori dei criminali".

L'articolo della legge è ancora più imbarazzante per le autorità macedoni dopo la depenalizzazione dell'omosessualità decretata nel 1996. 
Tanto lavoro è stato fatto e tanti risultati sono stati ottenuti. Alla fine della conferenza, la direttrice del CDUC, ha potuto annunciare il primo Festival del cinema gay, organizzato per il prossimo settembre nel centro di Skopje. La manifestazione si chiamerà Dzunica (arcobaleno). "Sì, il primo festival del cinema gay si terrà in settembre", spiega orgogliosa all'Osservatorio la Mihajlovska, "durerà tre giorni e metterà in mostra nove film su tematiche gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Sarà un festival di carattere aperto. Oltre alla proiezione dei film, verranno distribuiti e potranno essere letti parecchi materiali e documenti preparati dai membri del Centro. In agosto parte anche una nostra campagna di marketing per meglio informare il pubblico su questo grande evento".

I Paesi della ex Jugoslavia dove la comunità gay sembra godere di maggior rispetto e tutela sono la Slovenia e la Croazia. Storicamente più progressiste, le due repubbliche garantiscono alla comunità LGBT lo svolgimento delle loro manifestazioni ogni anno. Basta allontanarsi dalle grandi città cosmopolite per trovarsi a combattere con vecchi e inaccettabili pregiudizi. In Slovenia il movimento gay esiste da 20 anni, un record per gli standard della regione. La Costituzione del Paese condanna fermamente tutte le forme di discriminazione. Al momento al potere in Slovenia c’è una coalizione di centrosinistra, sulla quale l'attivismo gay poneva numerose aspettative per vedere finalmente compiuto quel cammino di uguaglianza e libertà.

Sono quattro anni, però, che una proposta di legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso, giace in Parlamento senza riuscire ad ottenere la maggioranza. Sembrerebbe inspiegabile, visto e considerato che lo schieramento al potere avrebbe i numeri per far approvare il testo, ma tutto appare più chiaro alla luce della violentissima campagna che i vertici delle chiesa ortodossa e l'opposizione portano avanti da tempo contro l'approvazione della norma che darebbe pari dignità a tutte le unioni, anche quelle omosessuali. I politici di centrosinistra temono di alienarsi simpatie tra gli elettori del centro moderato e allora rinviano la discussione del testo di legge.

"L'opinione pubblica croata è divisa: esiste una minoranza che non condivide questo genere di manifestazioni. E' la parte più conservatrice della popolazione, ma anche all'interno della stessa comunità LGBT esiste una corrente che non è d'accordo con le manifestazioni pubbliche dell'orgoglio omosessuale. Questa per loro non rappresenta una corretta forma di attivismo".

A parlare è Marko Jurcic, il presidente dell’associazione Iskorak, una delle più conosciute organizzazioni LGBT della zona balcanica. Il 12 gennaio del 2002, assieme ad altri attivisti (come l’associazione di lesbiche Kontra), ha fondato il Gruppo per i diritti delle minoranze sessuali e di genere, con lo scopo di fornire un supporto e un incoraggiamento agli omosessuali, ai bisessuali e ai transgender impegnati in quel processo che lui definisce di "uscita dal silenzio".

Quest'anno, per le strade di Zagabria, verrà organizzato il terzo Gay Pride della storia croata e, come abbiamo visto, la comunità stessa è divisa sull'opportunità della sfilata come strumento di sensibilizzazione civile alle tematiche LGBT. Anche perché, solo due anni fa, contro il corteo furono sparati dei lacrimogeni da parte di alcuni integralisti cattolici. "La situazione evolve in meglio", afferma ottimista Jurcic all'Osservatorio sui Balcani, in solo due anni dall'inizio dell’attivismo LGBT è stato fatto tanto. Penso alla legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso e al divieto assoluto della discriminazione sessuale sancito da ben 5 leggi diverse, ognuna delle quali regolamenta un aspetto della vita della società croata. Siamo consapevoli però che non bastano le leggi. Occorre l'educazione alla convivenza per vincere i pregiudizi".

Christian Elia

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