Le ragazzine, di qualsiasi razza, per essere belle e ammirate, cercano di assumere
le sembianze delle loro bambole: lunghi capelli lucenti, abbigliamento moderno
con decorazioni tendenti al rosa e…. carnagione chiara. La questione è che anche
la maggior parte delle ragazze nere preferisce le bambole bianche invece di quelle
che più rappresentano le loro radici etniche.
Le ricerche. Un primo studio di questo fenomeno era apparso nel 1939 a cura degli psicologi
Kenneth e Mamie Clark che somministrarono un test sulla preferenza delle bambole
utilizzato poi dalla Corte Suprema nel 1954 per abolire - almeno formalmente
- la segregazione nelle scuole pubbliche. Nel questionario Kenneth Clark mostrava
una bambola nera e una bianca. Alla richiesta di quale preferivano, le bambine
afro americane rispondevano la bianca. Esponenti dei Diritti Civili osservano
che la scelta non era sorprendente considerando il difficile rapporto di relazioni
razziali in quel periodo storico. Nel 2005, 66 anni dopo, la sedicenne Kiri Davis,
di New York ha ripetuto lo stesso test e si è resa conto che ben poco era cambiato.
L’indagine, realizzata col supporto dell’agenzia televisiva HBO, è stata condotta
tra 21 bambine di Harem (New York): 16 di loro hanno scelto la bambola bianca
perché “buona e carina”.
Una ragazza come me. Nel presentare il video dal titolo “Una ragazza come me” la Davis ha spiegato
di aver privilegiato tale argomento per esplorare quali fossero gli standard di
bellezza imposti alle ragazze nere di oggi. “Volevo fare un film per capire dove
io e le mie amiche stavamo andando”, ha detto. Nel corto di sette minuti, la Davis
ha chiesto a una ragazza afro americana di mostrarle quale bambola preferiva.
La ragazzina immediatamente ha scelto la bianca. Sollecitata a indicare la bambola
“cattiva”, ha indicato la nera. Infine alla domanda di quale bambola le assomigliasse
di più, la ragazzina dapprima ha toccato la bambola bianca poi, pur esitando,
ha spinto avanti la nera. Kiri Davis, un’afro americana di pelle scura e dai
lineamenti regolari, ha girato il film dopo che a lei e a altre 13 coetanee era
stato chiesto di realizzare un breve documentario sulle loro vite. I risultati
della giovane regista hanno lasciato senza parole il pubblico ai film festival
di tutto il paese e hanno alimentato un acceso dibattito sulle odierne relazioni
razziali. La pellicola racconta quanta poca strada è stata compiuta nelle relazioni
tra le due razze dagli anni ’40.
I risultati. Il procuratore Deborah Archer, in un editoriale del 9 Febbraio racconta il suo
shock dopo aver visto i risultati dell’esperimento della Davis: “ Come può essere
che nel 2007 i giovani afro americani crescano ancora pensando che nero è brutto,
cattivo e vergognoso dopo le lotte per i diritti civili, l’attività delle Pantere
Nere e il famoso slogan “Say it Loud, I’m Black and I’m Proud (gridalo forte sono
nero e sono orgoglioso, ndr)?” e aggiunge “Poi mi ho capito che era sciocco scandalizzarsi
infatti a parte qualche rara eccezione, i media non sono propriamente pieni di
immagini di bellissime donne dalla pelle scura. E la messa in onda di qualche
soap opera non può certamente da sola favorire l’autostima delle ragazze e ragazzi
neri”.
Un comunicato su un’esposizione di bambole di carta che si terrà nel prossimo
aprile 2007 presso il centro Smithsonian a Washington D.C., afferma : “Una volta,
quando la maggior parte delle bambine giocava con le bambole di carta, le bimbe
nere giocavano con le bambole bianche perché non ne esistevano di belle con la
pelle scura .” Arabella Grayson, la proprietaria della collezione, scrive: “
Quando ho cominciato a vedere le raffigurazioni denigranti delle persone nere
(labbroni, grosse pance sporgenti, delle prime bambole di carta) ho capito che
i giocattoli sono il mezzo con cui i giovani sono indottrinati e capiscono qual
è il loro posto nella società. Socializziamo attraverso il gioco”.