01/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'operazione di sicurezza a Baghdad procede, ma il Pentagono guarda già verso l'Iran
Lunedì il capo delle milizie sciite del Mahdi, Moqtada Al Sadr, si è fatto vivo per criticare il piano di sicurezza da due settimane in corso a Baghdad. “Le forze di sicurezza irachene, la polizia e l’esercito sono in grado da sole di proteggere il popolo iracheno -ha scritto in un messaggio letto da un suo portavoce- non hanno bisogno degli occupanti, dei loro tank e della loro aviazione. Finchè sarà gestito dalle forze di occupazione, il piano di sicurezza non avrà benefici”.
 
Manifestazione di donne sciiteSciiti nel mirino. All’inizio Al Sadr aveva appoggiato l’operazione di sicurezza, autorizzando il premier Al Maliki ad arrestare gli elementi fuori controllo della sua milizia. Ma l’attentato contro un college di Baghdad in cui sono morte 42 persone e i diversi attacchi di questo fine settimana contro civili sciiti devono avergli fatto cambiare idea. Da quando il piano è stato lanciato, le milizie del Mahdi hanno cessato di pattugliare le strade dei quartieri sciiti e hanno lasciato campo libero alle forze di sicurezza, che però non sono state in grado di impedire gli attentati contro la popolazione civile. Gli omicidi settari sono diminuiti di molto, ma i capi delle milizie e i miliziani in compenso hanno avuto il tempo di dileguarsi. Lo stesso Al Sadr è latitante da alcune settimane. Lunedì il vice presidente iracheno, lo sciita Adel Abdul Mahdi è sfuggito a un attentato mentre teneva un discorso nel quartiere Mansour della capitale. Domenica un attentatore suicida si è fatto esplodere davanti all’abitazione di Abdel Aziz Al Hakim, il capo del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq, lo Sciri, rimasto anche lui illeso. Venerdì, il figlio dello stesso Al Hakim, Ammar, era stato arrestato dalle forze statunitensi al confine, mentre tornava dall’Iran. L’uomo è stato poi liberato con tante scuse, ma la sua cattura e i modi con cui è stato fermato hanno fatto crescere il risentimento della componente sciita della società irachena, che si sente sempre più nel mirino.
 
Soldati Usa mostrano le armi 'made in Iran'Armi. Gli Stati Uniti accusano l’Iran di fornire alle milizie le armi che hanno causato 170 morti tra i soldati Usa. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i ritrovamenti di armi di fabbricazione iraniana, che i diplomatici del Pentagono sbandierano come fecero con le cosiddette prove della presenza di armi di distruzione di massa nell’arsenale di Saddam. Domenica scorsa le truppe Usa hanno scoperto a Dyala, a di Baghdad, un deposito di armi ed esplosivi made in Iran, tra cui razzi, mortai e le temutissime Efp, Esplosive Formed Projectiles, bombe telecomandate capaci di sfondare le scocche blindate dei Tank statunitensi. La scorsa settimana un altro deposito di Efp di provenienza iraniana era stato scoperto a Hilla. Secondo il comando Usa, nel corso dell’operazione sicurezza, lanciata il 14 febbraio a Baghdad e dintorni, gli arsenali delle milizie sequestrati sono stati 63.
 
Abdel Aziz Al HakimArresti. Le forze Usa e irachene negli ultimi due mesi hanno arrestato anche diverse persone legate a Teheran, accusate di spalleggiare le milizie sciite nel paese. Il 25 dicembre scorso due diplomatici in visita al presidente Talabani sono stati arrestati come spie, la stessa sorte è toccata, l’11 gennaio, a 5 dipendenti dell’ambasciata iraniana a Erbil e, il 6 febbraio ad un altro diplomatico iraniano, Jalal Sharafi, arrestato da uomini in divisa dell’esercito iracheno. L’arresto del figlio di Al Hakim è solo l’ultimo episodio della serie. La decisione del comando Usa di arrestare le reti che collegano le milizie sciite all’Iran risale allo scorso autunno, quando il segretario di Stato, Rice,  parlò di “Un aumento delle attività fra gli iraniani in Iraq e un aumento degli esiti mortali di tali attività”. Gli arresti di diplomatici iraniani hanno provocato le proteste di Teheran che ha accusato Washington di cercare un escalation nel confronto con l’Iran e, allo stesso tempo, un capro espiatorio per il caos in cui hanno gettato l’Iraq.
Ieri uno degli esponenti del blocco sciita al governo, Mowaffak al Rubaye ha contraddetto le accuse del Pentagono dichiarando che “Nelle scorse settimane l’Iran ha cambiato posizione e ha cessato le sue tattiche per interferire negli affari iracheni”.
 

Naoki Tomasini

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