26/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella commedia musicale West Bank Story, famiglie di israeliani e palestinesi tra risate e conflitto
Scritto per noi da
Chiara Onger 
 
una scena di West Bank StoryUna notte degli Oscar ricca di sorprese quella appena trascorsa, che ha visto l'assegnazione del premio per il miglior cortometraggio alla commedia musicale "West Bank Story", di Ari Sandel, regista californiano di madre statunitense e padre israeliano. Le colonne sonore del musical sono state scritte da Yuval Ron, un compositore israeliano residente a Los Angeles, che ha integrato le musiche arabiche e israeliane con il Jazz. "Oh mio Dio", ha esclamato il registra  mentre riceveva la statuetta, precisando di aver voluto realizzare un "film sulla pace e sulla speranza".
 
Un improbabile amore. La storia è ambientata nella West Bank, ma non parla di scontri a fuoco, morti e attentati che già affollano le cronache quotidiane. Raccontando l'improbabile storia d'amore tra un soldato israeliano e una dolce cassiera palestinese, il regista rappresenta  la rivalità tra le loro famiglie, che posseggono due stand gastronomici di falafel e hummus, due specialità della cucina araba. La forza dell'amore porterà alla distruzione dei rispettivi stand, il Kosher King e l'Hummus Hut, e alla forzata fine dell'eterno conflitto tra la famiglia ebrea e quella palestinese, costringendole a unirsi per poter sopperire all'assilante richiesta di falafel e hummus da parte degli abitanti.
 
David, il soldato israeliano protagonista di West Bank StoryPunti di vista. Durante un'intervista telefonica con il quotidiano Haaretz, Sandel, attivista dell'organizzazione israeliana Peace Now, ha affermato di essere sempre stato interessato alla politica, soprattutto "al conflitto del Medio Oriente", visitando in prima persona molti paesi tra cui Israele, Palestina e Turchia, e visionando "circa  cento documentari" relativi alle tematiche del conflitto, definiti da lui stesso "ricchi di informazioni, interessanti e affascinanti", ma parziali. Proprio da qui la decisione di realizzare un musical che rappresenti egualmente la visione israeliana e quella palestinese.
 
Una risata per la pace. Il regista ha affermato che musiche e canzoni "rendono il soggetto più accessibile" e che  è molto più semplice vedere ebrei e arabi danzare insieme piuttosto che vederli combattere. E ha aggiunto: "Ho voluto creare un film che facesse tre cose: attirare l'attenzione, far ridere le persone e presentare una posizione equilibrata in sostegno della pace". Obiettivi nobili che hanno permesso a Sandel di realizzare una pellicola che ha catturato non solo l'attenzione dei giurati degli Academy Awards, ma anche quella di altri ventitré festival ai quali il film ha partecipato con successo.