Nella commedia musicale West Bank Story, famiglie di israeliani e palestinesi tra risate e conflitto
Scritto per noi da
Chiara Onger

Una notte degli Oscar ricca di sorprese quella
appena trascorsa, che ha visto l'assegnazione del premio per il miglior
cortometraggio alla commedia musicale "West Bank Story", di Ari
Sandel, regista californiano di madre statunitense e padre israeliano. Le
colonne sonore del musical sono state scritte da Yuval Ron, un compositore
israeliano residente a Los Angeles, che ha integrato le musiche arabiche e
israeliane con il Jazz. "Oh mio Dio", ha esclamato il
registra mentre riceveva la statuetta,
precisando di aver voluto realizzare un "film sulla pace e sulla
speranza".
Un improbabile amore. La storia è ambientata nella West Bank, ma non
parla di scontri a fuoco, morti e attentati che già affollano le cronache
quotidiane. Raccontando l'improbabile storia d'amore tra un
soldato israeliano e una dolce cassiera palestinese, il regista
rappresenta la rivalità tra le loro
famiglie, che posseggono due stand gastronomici di falafel e hummus, due
specialità della cucina araba. La forza dell'amore porterà alla distruzione
dei rispettivi stand, il Kosher King e l'Hummus Hut, e alla forzata
fine dell'eterno conflitto tra la famiglia ebrea e quella palestinese,
costringendole a unirsi per poter sopperire all'assilante richiesta di falafel
e hummus da parte degli abitanti.
Punti di vista. Durante un'intervista telefonica con il
quotidiano Haaretz, Sandel, attivista dell'organizzazione israeliana
Peace
Now, ha affermato di essere sempre stato interessato alla politica,
soprattutto "al conflitto del Medio Oriente", visitando in prima
persona molti paesi tra cui Israele, Palestina e Turchia, e visionando
"circa cento documentari"
relativi alle tematiche del conflitto, definiti da lui stesso "ricchi di informazioni,
interessanti e
affascinanti", ma parziali. Proprio da qui la decisione di realizzare un
musical che rappresenti egualmente la visione israeliana e quella palestinese.
Una risata per la pace.
Il
regista ha affermato che musiche e canzoni "rendono il soggetto più
accessibile" e che è molto più
semplice vedere ebrei e arabi danzare insieme piuttosto che vederli
combattere. E ha aggiunto: "Ho voluto creare un film che facesse tre
cose: attirare
l'attenzione, far ridere le persone e presentare una posizione
equilibrata in
sostegno della pace". Obiettivi nobili che hanno permesso a Sandel di
realizzare una pellicola che ha catturato non solo l'attenzione dei
giurati
degli Academy Awards, ma anche quella di altri ventitré festival ai quali il film ha
partecipato con successo.