Le situazione qui a Dili, capitale di Timor Est, si aggrava ora
dopo ora. Negli ultimi giorni si sono registrati violenti episodi di guerriglia
urbana. Gli scontri tra bande hanno coinvolto anche i soldati australiani della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf). La tensione è altissima
dopo che venerdì scorso,
16
febbraio, i militari australiani, intervenuti per sedare degli scontri all’interno
di uno dei tanti campi profughi della città, hanno lanciato gas lacrimogeni e
aperto il fuoco contro un gruppo di sfollati timorosi eni pressi dell’aeroporto,
uccidendone uno sul colpo e ferendone altri due in modo grave, poi deceduti
anch’essi. Secondo una dichiarazione rilasciata dal portavoce dell'Isf, “i soldati
sono stati costretti a reagire per difendersi”.
Tensione a Dili ma
anche in provincia. Il contingente internazionale , composto da soldati australiani e neozelandesi,
ha iniziato a condurre pattugliamenti armati per le
strade e organizzare presidi temporanei nei punti più caldi della città. “Questo
clima ostile non può che dispiacere, soprattutto quando le Nazioni Unite hanno
fatto così tanto per il popolo timorese”, ha dichiarato Atul Khare, rappresentante
speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite a Timor Est.
La situazione è molto tesa anche in provincia. A Maliana,
150 chilometri a sud-est di Dili, vicino alla frontiera con l’Indonesia, è in
corso una vasta operazione di polizia per catturare il latitante Alfredo
Reinado, che con un gruppo di nove uomini ha assaltato ieri un comando di
polizia. Fuggito dalla prigione di Becora e rifugiatosi tra le montagne dell’isola,
Reinado, ex comandante della polizia timorese, è tra i protagonisti degli
episodi più violenti che hanno caratterizzato la crisi politico-militare della
primavera
2006.
Tutto è iniziato con
la carestia di riso. Una delle ragioni che hanno innescato la spirale della
violenza nel più giovane Stato del sud-est asiatico è la carestia di riso che
ha colpito tutto il territorio nazionale, compresa l’enclave di Oecussi, nella
parte Ovest dell’isola. I raccolti disastrosi hanno determinato un’impennata
vertiginosa del prezzo del riso, mettendo in ginocchio gran parte della poverissima
popolazione timorose che, pur di mangiare, nei giorni scorsi ha tentato
ripetutamente di assaltare i magazzini del Programma Alimentare Mondiale (Wfp).
Per far fronte alla drammatica situazione, il Primo Ministro Josè Ramos-Horta
ha chiesto alla comunità internazionale aiuti per 300 tonnellate di riso, che
dovrebbero
arrivare nei prossimi giorno.
Timori per le
elezioni del 9 aprile. Proprio domenica, Ramos-Horta, che è uno dei
fondatori del Fretelin (Fronte Rivoluzionario per l’Indipendenza di Timor Est)
oltre
che premio Nobel per la Pace nel 1996, ha ufficialmente annunciato di volersi
candidare alle elezioni presidenziali fissate per il prossimo 9 di aprile.
Elezioni che, alla luce della situazione di questi giorni, potrebbero fornire
il pretesto a ulteriori violenze. Di certo questo voto fornirà alla comunità
internazionale un motivo di riflessione su quale sia il reale valore da
attribuire all’indipendenza di un paese, quando essa si accompagna a
instabilita` politica, emarginazione sociale, malgoverno, violenza e povertà”.
F.L.