27/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tensione altissima a Dili dopo gli scontri e i morti dei giorni scorsi
La tenda in cui si trovavano i civili uccisi
Le situazione qui a Dili, capitale di Timor Est, si aggrava ora dopo ora. Negli ultimi giorni si sono registrati violenti episodi di guerriglia urbana. Gli scontri tra bande hanno coinvolto anche i soldati australiani  della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf). La tensione è altissima dopo che venerdì scorso, 16 febbraio, i militari australiani, intervenuti per sedare degli scontri all’interno di uno dei tanti campi profughi della città, hanno lanciato gas lacrimogeni e aperto il fuoco contro un gruppo di sfollati timorosi eni pressi dell’aeroporto, uccidendone uno sul colpo e ferendone altri due in modo grave, poi deceduti anch’essi. Secondo una dichiarazione rilasciata dal portavoce dell'Isf, “i soldati sono stati costretti a reagire per difendersi”.
 
Truppe Onu a DiliTensione a Dili ma anche in provincia. Il contingente internazionale , composto da soldati australiani e neozelandesi, ha iniziato  a condurre pattugliamenti armati per le strade e organizzare presidi temporanei nei punti più caldi della città. “Questo clima ostile non può che dispiacere, soprattutto quando le Nazioni Unite hanno fatto così tanto per il popolo timorese”, ha dichiarato Atul Khare, rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite a Timor Est.
La situazione è molto tesa anche in provincia. A Maliana, 150 chilometri a sud-est di Dili, vicino alla frontiera con l’Indonesia, è in corso una vasta operazione di polizia per catturare il latitante Alfredo Reinado, che con un gruppo di nove uomini ha assaltato ieri un comando di polizia. Fuggito dalla prigione di Becora e rifugiatosi tra le montagne dell’isola, Reinado, ex comandante della polizia timorese, è tra i protagonisti degli episodi più violenti che hanno caratterizzato la crisi politico-militare della primavera 2006.
 
MappaTutto è iniziato con la carestia di riso. Una delle ragioni che hanno innescato la spirale della violenza nel più giovane Stato del sud-est asiatico è la carestia di riso che ha colpito tutto il territorio nazionale, compresa l’enclave di Oecussi, nella parte Ovest dell’isola. I raccolti disastrosi hanno determinato un’impennata vertiginosa del prezzo del riso, mettendo in ginocchio gran parte della poverissima popolazione timorose che, pur di mangiare, nei giorni scorsi ha tentato ripetutamente di assaltare i magazzini del Programma Alimentare Mondiale (Wfp). Per far fronte alla drammatica situazione, il Primo Ministro Josè Ramos-Horta ha chiesto alla comunità internazionale aiuti per 300 tonnellate di riso, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorno.
 
il Primo Ministro Josè Ramos-Horta Timori per le elezioni del 9 aprile. Proprio domenica, Ramos-Horta, che è uno dei fondatori del Fretelin (Fronte Rivoluzionario per l’Indipendenza di Timor Est) oltre che premio Nobel per la Pace nel 1996, ha ufficialmente annunciato di volersi candidare alle elezioni presidenziali fissate per il prossimo 9 di aprile. Elezioni che, alla luce della situazione di questi giorni, potrebbero fornire il pretesto a ulteriori violenze. Di certo questo voto fornirà alla comunità internazionale un motivo di riflessione su quale sia il reale valore da attribuire all’indipendenza di un paese, quando essa si accompagna a instabilita` politica, emarginazione sociale, malgoverno, violenza e povertà”.
F.L. 
 
Parole chiave: timor est
Categoria: Politica
Luogo: Timor Est