La storia di Shahidul Islam, attivista bengalese, arrestato e seviziato dalla polizia
Scritto per noi da
Adriano Seu

A più di un mese dalla
proclamazione dello
stato d’emergenza e nel pieno di una crisi politica che non
accenna ad attenuarsi, si moltiplicano gli appelli umanitari contro
l’ondata di
incarcerazioni messe in atto dalle forze antiterroristiche e dall’esercito
bengalese, che sono anche accusati di sequestri e torture. Fra le decine di
migliaia di persone arrestate c’è anche Shahidul Islam, fondatore e direttore
esecutivo di un’organizzazione locale che da più di venti anni aiuta i poveri
delle zone rurali e lotta contro le discriminazioni proprie del sistema delle
caste. Un appello diffuso alcuni giorni fa in rete dall’Ong
Hotline Human Rights Bangladesh
racconta la sua storia.
Stato di violenza. Lo scorso 28 gennaio, verso le
undici del mattino, due funzionari dell’esercito si sono presentati negli uffici
del
signor Shahidul Islam, all’
Uttaran Training Center di Tala, per quella
che sembrava essere una visita di routine. Shahidul non avrebbe immaginato che
da lì a mezz’ora, dopo aver amichevolmente bevuto un tè con i due ufficiali,
sarebbe stato prelevato senza alcuna spiegazione da un furgoncino militare e
condotto ad un campo dell’esercito per essere accusato ingiustamente, picchiato
e torturato. Un maggiore dell’esercito ha raccontato di come Shahidul, una
volta giunto alla base militare, sia stato condotto a forza in bagno da quattro
militari e picchiato per ore fino a non potersi più reggere sulle proprie
gambe. Secondo quanto denunciato dalla Ong e dalle notizie trapelate dal centro
medico militare, Shahidul avrebbe riportato numerose fratture agli arti oltre
a
bruciature, contusioni e lacerazioni al corpo e agli occhi provocate da corpi
contundenti. I colpi ricevuti alla carotide potrebbero avergli fatto perdere
definitivamente l’uso della parola e a causa di un’emorragia interna è stato in
pericolo di vita per una settimana. Le testimonianze raccolte tra gli abitanti
di Tala parlano di stupore e incredulità per il trattamento riservato a una
persona che, a livello locale, rappresenta il principale sostegno per la
popolazione povera, grazie ad un’attività più che ventennale nell’elaborazione
di progetti di sviluppo. E sono in molti a ricordare anche il suo impegno in
favore dei numerosi hindu vittime della guerra di liberazione del 1971.
Giustizia ‘fai da te’. Fra trattamenti medici e
trasferimenti da un’infermeria carceraria all’altra, tra udienze rinviate e
archiviazioni di accuse prima costruite, poi smontate e, quindi, rapidamente
insabbiate, Shahidul, attualmente rinchiuso nel carcere di Satkhira, attende
ancora di sapere quali siano le imputazioni a suo carico. Dopo l’intervento di
un gruppo di avvocati appellatisi all’Alta Corte per i termini illegali della
detenzione – a Shahidul è stato applicato un provvedimento speciale che consente
l’incarcerazione prolungata per sospetti casi di attentato alla sovranità
nazionale - gli sforzi dell’esercito sono stati tutti rivolti alla costruzione
di accuse che dimostrassero la sua colpevolezza e ne giustificassero la
detenzione. Dapprima è stato accusato di aver riciclato denaro sporco per
comprare armi da consegnare agli oppositori del partito governativo, il
Bangladesh National Party, in séguito alti ufficiali dell’esercito hanno fatto
pressioni sulla polizia locale di Tala affinché costruisse prove che
attestassero il coinvolgimento di Shahidul in un omicidio verificatosi due anni
prima contro un esponente politico dell’opposizione. In entrambi i casi la
polizia ha dovuto presto archiviare le ipotesi di accusa per totale
infondatezza. Secondo quanto dichiarato da Rosaline Costa, avvocato dell’
Hotline
Human Rights, oltre a costruire false accuse, i militari mirerebbero a
ostacolare la comparizione di Shahidul davanti all’Alta Corte per evitare di
mostrarlo in pubblico in condizioni fisiche tanto precarie.
Mobilitazione in rete. A causa della censura imposta dalle
autorità agli organi di informazione,
Hotline Human Rights ha deciso di
diffondere via internet un appello in favore della sua scarcerazione, con lo
scopo di sensibilizzare la comunità internazionale. Da alcuni giorni,
l’Osservatorio per la Protezione dei Diritti Umani, programma che fa capo
all’Organizzazione Mondiale contro le Torture (Omct) e alla Federazione
Internazionale per i Diritti Umani (Fidh), si è unito all’appello dell’
Hotline
Human Rights diffondendo in rete
una petizione, sottoscrivibile, per chiedere il rilascio immediato di Shahidul.
Sembra, questo, l’unico modo per aggirare la cortina di silenzio che il governo
speciale ha imposto alla stampa e agli organi di informazione nazionali e,
considerando gli
oltre 30mila arresti di cui le autorità si fanno vanto, viene
da chiedersi quante persone si trovino adesso nella stessa situazione di
Shahidul Islam.