26/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Shahidul Islam, attivista bengalese, arrestato e seviziato dalla polizia
Scritto per noi da
Adriano Seu
 
polizia benglaese e donne musulmaneA più di un mese dalla proclamazione dello stato d’emergenza e nel pieno di una crisi politica che non accenna ad attenuarsi, si moltiplicano gli appelli umanitari contro l’ondata di incarcerazioni messe in atto dalle forze antiterroristiche e dall’esercito bengalese, che sono anche accusati di sequestri e torture. Fra le decine di migliaia di persone arrestate c’è anche Shahidul Islam, fondatore e direttore esecutivo di un’organizzazione locale che da più di venti anni aiuta i poveri delle zone rurali e lotta contro le discriminazioni proprie del sistema delle caste. Un appello diffuso alcuni giorni fa in rete dall’Ong  Hotline Human Rights Bangladesh
racconta la sua storia.
 
la polizia arresta una manifestante durante le proteste di gennaioStato di violenza. Lo scorso 28 gennaio, verso le undici del mattino, due funzionari dell’esercito si sono presentati negli uffici del signor Shahidul Islam, all’Uttaran Training Center di Tala, per quella che sembrava essere una visita di routine. Shahidul non avrebbe immaginato che da lì a mezz’ora, dopo aver amichevolmente bevuto un tè con i due ufficiali, sarebbe stato prelevato senza alcuna spiegazione da un furgoncino militare e condotto ad un campo dell’esercito per essere accusato ingiustamente, picchiato e torturato. Un maggiore dell’esercito ha raccontato di come Shahidul, una volta giunto alla base militare, sia stato condotto a forza in bagno da quattro militari e picchiato per ore fino a non potersi più reggere sulle proprie gambe. Secondo quanto denunciato dalla Ong e dalle notizie trapelate dal centro medico militare, Shahidul avrebbe riportato numerose fratture agli arti oltre a bruciature, contusioni e lacerazioni al corpo e agli occhi provocate da corpi contundenti. I colpi ricevuti alla carotide potrebbero avergli fatto perdere definitivamente l’uso della parola e a causa di un’emorragia interna è stato in pericolo di vita per una settimana. Le testimonianze raccolte tra gli abitanti di Tala parlano di stupore e incredulità per il trattamento riservato a una persona che, a livello locale, rappresenta il principale sostegno per la popolazione povera, grazie ad un’attività più che ventennale nell’elaborazione di progetti di sviluppo. E sono in molti a ricordare anche il suo impegno in favore dei numerosi hindu vittime della guerra di liberazione del 1971.
 
manifestanti si scontrano con la polizia bengalese a DaccaGiustizia ‘fai da te’. Fra trattamenti medici e trasferimenti da un’infermeria carceraria all’altra, tra udienze rinviate e archiviazioni di accuse prima costruite, poi smontate e, quindi, rapidamente insabbiate, Shahidul, attualmente rinchiuso nel carcere di Satkhira, attende ancora di sapere quali siano le imputazioni a suo carico. Dopo l’intervento di un gruppo di avvocati appellatisi all’Alta Corte per i termini illegali della detenzione – a Shahidul è stato applicato un provvedimento speciale che consente l’incarcerazione prolungata per sospetti casi di attentato alla sovranità nazionale - gli sforzi dell’esercito sono stati tutti rivolti alla costruzione di accuse che dimostrassero la sua colpevolezza e ne giustificassero la detenzione. Dapprima è stato accusato di aver riciclato denaro sporco per comprare armi da consegnare agli oppositori del partito governativo, il Bangladesh National Party, in séguito alti ufficiali dell’esercito hanno fatto pressioni sulla polizia locale di Tala affinché costruisse prove che attestassero il coinvolgimento di Shahidul in un omicidio verificatosi due anni prima contro un esponente politico dell’opposizione. In entrambi i casi la polizia ha dovuto presto archiviare le ipotesi di accusa per totale infondatezza. Secondo quanto dichiarato da Rosaline Costa, avvocato dell’Hotline Human Rights, oltre a costruire false accuse, i militari mirerebbero a ostacolare la comparizione di Shahidul davanti all’Alta Corte per evitare di mostrarlo in pubblico in condizioni fisiche tanto precarie.
 
esercito bengalese a DaccaMobilitazione in rete. A causa della censura imposta dalle autorità agli organi di informazione, Hotline Human Rights ha deciso di diffondere via internet un appello in favore della sua scarcerazione, con lo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale. Da alcuni giorni, l’Osservatorio per la Protezione dei Diritti Umani, programma che fa capo all’Organizzazione Mondiale contro le Torture (Omct) e alla Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh), si è unito all’appello dell’Hotline Human Rights diffondendo in  rete una petizione, sottoscrivibile, per chiedere il rilascio immediato di Shahidul. Sembra, questo, l’unico modo per aggirare la cortina di silenzio che il governo speciale ha imposto alla stampa e agli organi di informazione nazionali e, considerando gli oltre 30mila arresti di cui le autorità si fanno vanto, viene da chiedersi quante persone si trovino adesso nella stessa situazione di Shahidul Islam.