28/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il prossimo 8 marzo si terranno le elezioni. Un'intervista ai due candidati principali.
Dal nostro inviato
Luca Galassi 
 
Bastano due battute, rubate per le strade di Belfast ai leader dei due maggiori partiti irlandesi, il Dup e lo Sinn Féin, per rendere il clima che a Belfast accompagna la vigilia delle elezioni per il nuovo parlamento dell'Irlanda del Nord, in programma il prossimo 8 marzo.

Gerry Adams. Foto di Marco Pavan I due contendenti si chiamano Ian Paisley e Gerry Adams. Il primo appartiene al Dup (Democratic Unionist Party), il secondo allo Sinn Fèin ('solo noi' in gaelico). Il primo è unionista, profondamente anti-cattolico, totalmente astemio. Il secondo guida il principale partito repubblicano con pugno di ferro, nasconde intenzioni e sentimenti dietro un perenne sorriso, ed è stato più volte accusato di aver presieduto il consiglio armato dell'Ira, ovvero l'esecutivo del gruppo terrorista. Entrambi sono membri del Parlamento del Regno Unito e deputati dell'Assemblea di Stormont. Quest'ultima, attualmente sospesa, è l'organo fondamentale dell'Home Rule, ovvero la devolution. Nasce a seguito della stipula del Good Friday Agreement, accordo-chiave nel processo di pace, firmato a Belfast il 10 aprile 1998 grazie alla mediazione del senatore statunitense George Mitchell. L'Assemblea di Stormont ha cessato i suoi lavori nel 2002, non solo a causa delle accuse reciproche e dei feroci contrasti tra i partiti, ma soprattutto per l'inchiesta di spionaggio che ha investito il portavoce del gruppo parlamentare di Sinn Féin, Denis Donaldson. Arrestato insieme a due membri del partito repubblicano, fu prosciolto nel 2005. Dopo aver dichiarato che la polizia aveva agito per fini politici e aver confessato di essere stato una spia degli inglesi fin dagli anni '80, fu assassinato nell'aprile 2006.

Ian Paisley. Foto di Marco Pavan Sabato 24 febbraio Ian Paisley ha partecipato ad una cerimonia di commemorazione per l'uccisione di due soldati britannici, avvenuta a Royal Avenue, nel centro di Belfast, nel 1988. Nello stesso giorno, a Writers' Square, Gerry Adams prendeva parte a una protesta per la tutela e la promozione della lingua gaelica. La deposizione di due corone di fiori per i militari uccisi è stata accompagnata da una parata lealista con tanto di banda. Con passo marziale, decine e decine di persone, molte delle quali agghindate con bombetta e fascia arancione, simbolo degli orangisti, hanno percorso le strade del centro al ritmo di grancassa e pifferi, tra la curiosità dei molti. Il periodo delle parate orangiste a Belfast è infatti luglio, e la zona nella quale si svolgono non è il centro cittadino, bensì il quartiere protestante adiacente a Shankill Road, sobborgo popolare a ovest della città. Reverendo - abbiamo chiesto a Ian Paisley -, qual'è il suo pronostico per l'8 marzo? "Che domande! - è stata la risposta -. Dalle elezioni non ci aspettiamo che una cosa: una vittoria schiacciante". Cosa può dirci del nuovo governo di coalizione? "No comment. Bisogna aspettare il risultato delle elezioni, il conteggio delle schede, per determinare il peso che i partiti avranno nel nuovo esecutivo. Aspettiamo di vedere cosa decideranno gli elettori. Poi faremo il passo successivo". Il passo successivo sarà un boccone amaro per il Dup, se lo Sinn Fèin confermerà il risultato delle elezioni amministrative del 2004, quando riuscì ad accreditarsi come seconda forza politica dell'Irlanda del Nord, battendo per la prima volta i socialdemocratici dello Sdlp. Che Sinn Fèin sia un alleato assai scomodo per gli unionisti è cosa risaputa. Fino all'abbandono della lotta armata da parte dell'Ira, l'eventualità di un dialogo, anche a distanza, tra repubblicani e unionisti, era un'ipotesi assai remota, se non una pura chimera. Attualmente, nessuno può prevedere su quale terreno potranno stipulare accordi i futuri governanti dell'Irlanda del Nord, nessuno può vaticinare come verranno distribuite le rispettive competenze all'interno dell'inedita 'alleanza', nè quali saranno i rispettivi rapporti di forza nel nuovo governo.

Manifestante orangista. Foto di Marco Pavan Riuscirà Ian Paisley a vincere la sua storica intolleranza per tutto ciò che è cattolico, nazionalista, repubblicano? E come risponderà Sinn Fèin alla critica più insopportabile da parte degli unionisti, ovvero di essere un interlocutore totalmente inaffidabile? E' ciò che abbiamo chiesto al leader del partito repubblicano, Gerry Adams, mentre una folla adorante lo acclamava al termine della manifestazione a favore della lingua gaelica in Writers' Square. "Tutti i partiti dovranno accettare i risultati delle elezioni - ha risposto diplomaticamente Adams -. Così come noi accetteremo la volontà degli elettori, così chi prende parte alle consultazioni dovrà fare lo stesso". Sabato mattina Ian Paisley ha insinuato che Sinn Féin non è credibile come alleato di governo. "Io non mi preoccupo di quanto asserisce Paisley - ha replicato Adams -. Il reverendo deve prendere una decisione: o prendere parte a quanto è stato stabilito negli accordi di power-sharing (condivisione del potere, ndr), o spiegare al suo partito il fallimento dell'Assemblea di Stormont".

Manifestazione per la tutela del gaelico. Foto di Marco Pavan L'8 marzo sarà una data di fondamentale importanza nel processo di pace, in quanto concluderà il percorso per la definitiva attribuzione dei poteri all'organo che, entro il 26 marzo, dovrà eleggere il nuovo esecutivo. Questo sarà composto da un 'First Minister', ovvero un Primo ministro, e da un suo vice, il Deputy First Minister, oltre al gabinetto con i vari dicasteri. Se il Primo ministro sarà unionista, il suo vice dovrà essere repubblicano, o viceversa. Solo così la compagine di governo potrà dimostrare di essere in grado di dettare le linee di politica fiscale, economica, sanitaria, sociale in uno spirito di collaborazione. Tra le questioni più controverse, nella devolution nord-irlandese, spicca il dibattito sul nuovo corpo di polizia, il Psni (Police Service of Northern Ireland). All'inizio dell'anno, il reverendo Paisley impose a Sinn Fèin il diktat unionista: se non accetteranno la nuova polizia, i repubblicani non avranno diritto a sedere al governo con noi. La risposta di Sinn Fèin è arrivata a fine gennaio, quando, a seguito di una combattuta Ard Fhèis (assemblea generale), il partito ha deliberato il pieno appoggio al nuovo Psni. Questo dovrà essere costituito per metà da cattolici e per metà da protestanti. In casa repubblicana sono tuttavia in molti a contestare la politica del padre-padrone Gerry Adams. Un duro colpo alla linea distensiva inaugurata da Adams dopo gli accordi del '98, e culminata con il definitivo abbandono della lotta armata da parte dell'Ira, verrà inferto questa settimana da un cospicuo gruppo di dissidenti, che hanno deciso di comprare alcune pagine di giornali locali per manifestare la propria opposizione a Sinn Féin durante il periodo elettorale. Gli irriducibili sono capeggiati da Danny Mc Brearty, ex membro dell'Ira di Londonderry, e da Brendan Hughes, ex prigioniero politico, ex leader dello sciopero della fame nel carcere di Long Kesh nel 1980 e - come lui stesso si definisce - ex amico di Gerry Adams.  

Al momento dell'insediamento del nuovo esecutivo, il 26 marzo prossimo, a Belfast decadrà il governo di transizione, attualmente presieduto da Peter Hein, Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord dal 2002. Tutto ciò che accadrà tra il definitivo conteggio delle schede e la formazione del nuovo governo è motivo di profonda incertezza. Nell'attesa del voto, in Irlanda del Nord solo una cosa è prevedibile: la pioggia.