Bastano due battute, rubate per le strade di Belfast ai leader dei due
maggiori partiti irlandesi, il Dup e lo Sinn Féin, per rendere il clima
che a Belfast accompagna la vigilia delle elezioni per il nuovo
parlamento dell'Irlanda del Nord, in programma il prossimo 8 marzo.

I due contendenti si chiamano Ian Paisley e Gerry Adams. Il primo
appartiene al Dup (Democratic Unionist Party), il secondo allo Sinn
Fèin ('solo noi' in gaelico). Il primo è unionista, profondamente
anti-cattolico, totalmente astemio. Il secondo guida il principale
partito repubblicano con pugno di ferro, nasconde intenzioni e
sentimenti dietro un perenne sorriso, ed è stato più volte accusato di
aver presieduto il consiglio armato dell'Ira, ovvero l'esecutivo del
gruppo terrorista. Entrambi sono membri del Parlamento del Regno Unito
e deputati dell'Assemblea di Stormont. Quest'ultima, attualmente
sospesa, è l'organo fondamentale dell'Home Rule, ovvero la devolution.
Nasce a seguito della stipula del Good Friday Agreement, accordo-chiave
nel processo di pace, firmato a Belfast il 10 aprile 1998 grazie alla
mediazione del senatore statunitense George Mitchell. L'Assemblea di
Stormont ha cessato i suoi lavori nel 2002, non solo a causa delle
accuse reciproche e dei feroci contrasti tra i partiti, ma soprattutto
per l'inchiesta di spionaggio che ha investito il portavoce del gruppo
parlamentare di Sinn Féin, Denis Donaldson. Arrestato insieme a due
membri del partito repubblicano, fu prosciolto nel 2005. Dopo aver
dichiarato che la polizia aveva agito per fini politici e aver
confessato di essere stato una spia degli inglesi fin dagli anni '80,
fu assassinato nell'aprile 2006.

Sabato 24 febbraio Ian Paisley ha partecipato ad una cerimonia di
commemorazione per l'uccisione di due soldati britannici, avvenuta a
Royal Avenue, nel centro di Belfast, nel 1988. Nello stesso giorno, a
Writers' Square, Gerry Adams prendeva parte a una protesta per la
tutela e la promozione della lingua gaelica. La deposizione di due
corone di fiori per i militari uccisi è stata accompagnata da una
parata lealista con tanto di banda. Con passo marziale, decine e decine
di persone, molte delle quali agghindate con bombetta e fascia
arancione, simbolo degli orangisti, hanno percorso le strade del centro
al ritmo di grancassa e pifferi, tra la curiosità dei molti. Il periodo
delle parate orangiste a Belfast è infatti luglio, e la zona nella
quale si svolgono non è il centro cittadino, bensì il quartiere
protestante adiacente a Shankill Road, sobborgo popolare a ovest della
città. Reverendo - abbiamo chiesto a Ian Paisley -, qual'è il suo
pronostico per l'8 marzo? "Che domande! - è stata la risposta -. Dalle
elezioni non ci aspettiamo che una cosa: una vittoria schiacciante".
Cosa può dirci del nuovo governo di coalizione? "No comment. Bisogna
aspettare il risultato delle elezioni, il conteggio delle schede, per
determinare il peso che i partiti avranno nel nuovo esecutivo.
Aspettiamo di vedere cosa decideranno gli elettori. Poi faremo il passo
successivo". Il passo successivo sarà un boccone amaro per il Dup, se
lo Sinn Fèin confermerà il risultato delle elezioni amministrative del
2004, quando riuscì ad accreditarsi come seconda forza politica
dell'Irlanda del Nord, battendo per la prima volta i socialdemocratici
dello Sdlp. Che Sinn Fèin sia un alleato assai scomodo per gli
unionisti è cosa risaputa. Fino all'abbandono della lotta armata da
parte dell'Ira, l'eventualità di un dialogo, anche a distanza, tra
repubblicani e unionisti, era un'ipotesi assai remota, se non una pura
chimera. Attualmente, nessuno può prevedere su quale terreno potranno
stipulare accordi i futuri governanti dell'Irlanda del Nord, nessuno
può vaticinare come verranno distribuite le rispettive competenze
all'interno dell'inedita 'alleanza', nè quali saranno i rispettivi
rapporti di forza nel nuovo governo.

Riuscirà Ian Paisley a vincere la sua storica intolleranza per tutto
ciò che è cattolico, nazionalista, repubblicano? E come risponderà Sinn
Fèin alla critica più insopportabile da parte degli unionisti, ovvero
di essere un interlocutore totalmente inaffidabile? E' ciò che abbiamo
chiesto al leader del partito repubblicano, Gerry Adams, mentre una
folla adorante lo acclamava al termine della manifestazione a favore
della lingua gaelica in Writers' Square. "Tutti i partiti dovranno
accettare i risultati delle elezioni - ha risposto diplomaticamente
Adams -. Così come noi accetteremo la volontà degli elettori, così chi
prende parte alle consultazioni dovrà fare lo stesso". Sabato mattina
Ian Paisley ha insinuato che Sinn Féin non è credibile come alleato di
governo. "Io non mi preoccupo di quanto asserisce Paisley - ha
replicato Adams -. Il reverendo deve prendere una decisione: o prendere
parte a quanto è stato stabilito negli accordi di power-sharing
(condivisione del potere, ndr), o spiegare al suo partito il fallimento
dell'Assemblea di Stormont".

L'8 marzo sarà una data di fondamentale importanza nel processo di
pace, in quanto concluderà il percorso per la definitiva attribuzione
dei poteri all'organo che, entro il 26 marzo, dovrà eleggere il nuovo
esecutivo. Questo sarà composto da un 'First Minister', ovvero un Primo
ministro, e da un suo vice, il Deputy First Minister, oltre al
gabinetto con i vari dicasteri. Se il Primo ministro sarà unionista, il
suo vice dovrà essere repubblicano, o viceversa. Solo così la compagine
di governo potrà dimostrare di essere in grado di dettare le linee di
politica fiscale, economica, sanitaria, sociale in uno spirito di
collaborazione. Tra le questioni più controverse, nella devolution
nord-irlandese, spicca il dibattito sul nuovo corpo di polizia, il Psni
(Police Service of Northern Ireland). All'inizio dell'anno, il
reverendo Paisley impose a Sinn Fèin il diktat unionista: se non
accetteranno la nuova polizia, i repubblicani non avranno diritto a
sedere al governo con noi. La risposta di Sinn Fèin è arrivata a fine
gennaio, quando, a seguito di una combattuta Ard Fhèis (assemblea
generale), il partito ha deliberato il pieno appoggio al nuovo Psni.
Questo dovrà essere costituito per metà da cattolici e per metà da
protestanti. In casa repubblicana sono tuttavia in molti a contestare
la politica del padre-padrone Gerry Adams. Un duro colpo alla linea
distensiva inaugurata da Adams dopo gli accordi del '98, e culminata
con il definitivo abbandono della lotta armata da parte dell'Ira, verrà
inferto questa settimana da un cospicuo gruppo di dissidenti, che hanno
deciso di comprare alcune pagine di giornali locali per manifestare la
propria opposizione a Sinn Féin durante il periodo elettorale. Gli
irriducibili sono capeggiati da Danny Mc Brearty, ex membro dell'Ira di
Londonderry, e da Brendan Hughes, ex prigioniero politico, ex leader
dello sciopero della fame nel carcere di Long Kesh nel 1980 e - come
lui stesso si definisce - ex amico di Gerry Adams.
Al momento dell'insediamento del nuovo esecutivo, il 26 marzo prossimo,
a Belfast decadrà il governo di transizione, attualmente presieduto da
Peter Hein, Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord dal 2002. Tutto
ciò che accadrà tra il definitivo conteggio delle schede e la
formazione del nuovo governo è motivo di profonda incertezza.
Nell'attesa del voto, in Irlanda del Nord solo una cosa è prevedibile:
la pioggia.