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L'analisi. “Dobbiamo renderci conto - spiega Mario Polanco, presidente
del Gam, Associazione guatemalteca per
la difesa dei diritti umani - che la popolazione, oltre a
vivere in condizioni di discriminazione, a vedersi negato il diritto alla
salute, all’educazione, al cibo e a un impiego degno, continua a scontrarsi con
questo male, che sembra permanente in questo paese, questo male che ci ha
accompagnato lungo tutta la nostra storia e che si chiama violenza”. Polanco
non si dà pace: “Fino a pochi anni fa le ragioni erano politiche e perfino
ideologiche, vennero violati i diritti umani e i responsabili non furono né
giudicati né castigati, anzi scelsero di passare da questo tipo di delinquenza
a una più redditizia, smettendo di servire lo Stato e dedicandosi ad
arricchirsi personalmente e a costruire bande del crimine organizzato, che ogni
giorno sono più forti”. L’attivista ha rilevato, dunque, che a seminare morte
per le strade delle città e dei paesi guatemaltechi sono coloro che discendono
direttamente da chi uccisero migliaia di persone durante il trentennio
(1954-1983), quando si alternarono i governi assoluti dei generali Lucas
Garcia, Rios Montt e Meija Victores.
Il trentennio del terrore. Torture, omicidi politici, persone scomparse, persecuzioni,
genocidio degli indios furono pane quotidiano. Vittime prescelte di tali
atrocità i maya, ma anche politici, sindacalisti, studenti, bambini,
donne, giornalisti, religiosi. Vennero costituite le cosiddette “Pattuglie di
Autodifesa Civile” che, assieme ad altri gruppi paramilitari e all’esercito
regolare, svolgevano i “lavori sporchi”: repressioni generalizzate degli
oppositori e il sistematico sterminio delle popolazioni indigene. Nonostante
una nuova Costituzione e governi eletti democraticamente, l’escalation di
terrore continuò a salire anche dopo il 1983.
Come reagire. Da allora, però, poco è cambiato. Il paese è ricaduto in un
baratro. “Lo Stato anche questa volta non ha la capacità di costruire una
politica di sicurezza che garantisca tranquillità a tutti e il rispetto della
legge – continua Polanco – L’impunità è imperante e questo dà fiducia a chi
agisce fuori legge. Il Guatemala sta correndo il pericolo piegarsi alla
delinquenza, senza che le forze di sicurezza possano nulla per evitarlo”.
Secondo il difensore dei diritti umani è urgente che vengano destinati più
fondi alla Polizia nazionale civile, che necessita di corsi di perfezionamento
in modo da riuscire a reagire in maniera pertinente a ogni delitto. Non
dimentichiamoci che la sicurezza arriva dal lavoro di tutti, specialmente di
quelli che occupano le cariche nei tre organismi dello Stato e nelle
istituzioni che devono garantire il rispetto della legge”.
Stella Spinelli