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Una legge per l’impunità.
Questa mattina sono arrivati allo stadio di Kabul – quello dove i talebani
lapidavano le donne e impiccavano la gente – a bordo di lussuosi fuoristrada
blindati, circondati dalle rispettive guardie del corpo e attorniati da
migliaia di sostenitori ed ex combattenti mujaheddin. Almeno trentamila
persone, riunitesi per chiedere al presidente Karzai di firmare la controversa
legge d’amnistia appena approvata dal parlamento afgano. Una legge che, in nome
della “riconciliazione nazionale”, metterebbe al riparo da ogni processo per
crimini di guerra proprio loro: quegli ex comandanti mujaheddin che negli anni
’80 hanno guidato la resistenza antisovietica, che negli anni ’90 si sono fatti
la guerra tra di loro e che dal 1997 si sono uniti nell’Alleanza del Nord per
combattere i talebani. Una legge votata da loro stessi che oggi – invece di essere
davanti a un tribunale internazionale – siedono tutti nel “democratico”
parlamento e nel governo del “nuovo Afghanistan”. Ci sono entrati nel 2005 con
la benedizione degli Usa, che li hanno voluti ricompensare per i servigi resi
contro
i nemici di ieri e di oggi, e che sono stati disposti a chiudere un occhio sui
loro crimini e sul loro integralismo islamico che nulla ha da invidiare a quello
dei talebani (per la cronaca: anche il mullah Omar e il suo alleato Gulbuddin
Hekmatyar beneficerebbero dell’amnistia).
Ieri alleati, oggi
non più. Ma dal 2005 a oggi il vento in Afghanistan è girato. Il
prolungarsi e l’inasprirsi dell’occupazione militare straniera sta generando
una crescente ostilità verso gli Usa e la Nato in tutta la popolazione afgana
e
anche in questi “signori della guerra”, ancora oggi a capo di potenti eserciti
privati. “Morte all’America!”, “Morte ai nemici dell’Afghanistan!”, “Morte ai
nemici dell’Islam!” erano gli slogan scanditi oggi dai loro 30 mila sostenitori
allo stadio di Kabul. Gente che fino a pochi anni fa urlava “Morte ai talebani”
mentre dava ai B-52 statunitensi le coordinate per colpire le loro linee. Oggi
una saldatura tra talebani e mujaheddin, un’alleanza contro il nuovo nemico
comune, l’infedele invasore occidentale, è qualcosa di più che una probabilità.
Da tempo sono in corso contatti e trattative tra gli emissari del mullah Omar
e
quelli dei comandanti dell’ex Alleanza del Nord: se dovessero andare a buon
fine, il risultato sarebbe un’insurrezione armata generale contro il governo
Karzai e le truppe Nato estesa a tutto il territorio afgano, da Kabul a Herat,
da Kandahar a Mazar-i-Sharif. Enrico Piovesana
Parole chiave: afghanistan, guerra, pace, amnisitia, signori della guerra, crimini di guerra