23/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 23 febbraio 2002 veniva rapita la franco-colombiana Ingrid Betancourt
Ben 1826 giorni nella selva, vagando da un rifugio all’altro senza sosta. Tende di fortuna nascoste nella vegetazione col nudo legno quale giaciglio, l’unico momento di sosta di un continuo pellegrinare. Il fiume per lavarsi. Fitti cespugli per toilette. Il tutto dietro lo sguardo attento e incessante di uomini in mimetica e kalashnikov.Sessanta mesi così. E chissà quanti altri ancora. 
È la storia di Ingrid Betancourt e degli altri oltre tremila ostaggi in mano alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Oggi, per la franco-colombiana candidata alle presidenziali, sono esattamente cinque anni di prigionia: il 23 febbraio 2002 la guerriglia marxista la sequestrò nel Caquetá, sudest del paese, assieme alla sua collega, Clara Rojas.Da allora niente è stato fatto per arrivare alla sua liberazione. Parola della figlia, Melanie, ventidue anni e tanta determinazione.
 
Ingrid BetancourtTrattative senza volontà. I tanto sbandierati approcci fra il presidente Alvaro Uribe e lo stato maggiore delle Farc continuano ad arenarsi.
Le trattative dell’autunno 2005, iniziate sull’onda della campagna per il secondo mandato elettorale di Uribe, sono cadute sulla questione più scottante, l'ampiezza della zona da smilitarizzare per farne il teatro delle trattative, condizione sine qua non imposta dalla guerriglia: le Farc premevano per un’area che il governo ha considerato troppo vasta da controllare, in una regione storicamente in mano ai rivoluzionari.
Da allora, per un intero anno dopo la sua rielezione del giugno 2006, Uribe è andato dicendo di volere riattivarsi per lo scambio umanitario. Tanto che, nonostante l’enorme scetticismo verso colui che i guerriglieri definiscono il “narcopresidente” (per le presunte collusioni con il paramiltiarismo di estrema destra, implicato nella lotta ai rivoluzionari col fine di controllare il mercato della coca), il portavoce delle Farc, Raul Reyes, aveva accettato di porre le condizioni: in cambio di 500 guerriglieri rinchiusi nelle prigioni di stato, la liberazione di 57 ostaggi, fra politici, soldati e poliziotti.Nella lista anche Ingrid Betancourt.Ma ancora una volta tutto è crollato sulla zona da smilitarizzare. Le parti sono rimaste arroccate sulle proprie decisioni, indurendosi. Alvaro Uribe ha chiuso ogni spiraglio annunciando una “soluzione di forza” per liberare gli ostaggi, mentre le Farc hanno risposto di non riconoscere il presidente come interlocutore, specialmente dopo gli scandali che stanno minando alla base il suo entourage, sempre più compromesso con il paramilitarismo. 
 
Melanie e Lorenzo, i figli di Ingrid BetancourtLa storia infinita. Intanto l’angoscia dei familiari non conosce pace.Per trovare una soluzione al caso Betancourt si è fatta avanti a più riprese la Francia, facendo pressioni sul governo per evitare soluzioni militariste. Ma i familiari della franco-colombiana si lamentano. Melanie Delloye, figlia di Ingrid Betancourt, residente a Parigi, ha rivolto dure parole contro l’esecutivo: "Il governo francese non ha fatto niente, credo che Jacques Chirac abbia telefonato solo una volta a Uribe per parlare della questione. Quello che manca è la volontà politica di risolverla il sequestro. Non c'è nemmeno un'unità di crisi, come per gli ostaggi francesi in Iraq". Quindi si è rivolta direttamente al primo ministro, Dominique de Villepin: “Lei ha detto recentemente che la determinazione fa parte del suo modo di agire. Sfortunatamente non mi pare che lei sia stato determinato nel caso di  mia madre”. Precisando di aver la certezza dell’appoggio sincero del premier, ha spiegato “manca la volontà politica. Non abbiamo bisogno di compassione ma di azioni concrete”. Ed è quello che hanno fatto, lei e il fratello diciottenne Lorenzo, sfilando ieri alla testa di un corteo per le strade di Parigi per smuovere le coscienze e dal “vergognoso oblio”.
 
Guerrigliero delle Farc, Colombia, gennaio 2006, Foto di Matt ShonfeldLe voci del sequestro. In Colombia, gira la notizia che Ingrid Betancourt sia stata nascosta fuori dai confini del paese. A darla, il presidente Uribe, citando fonti dell’intelligence. Lo scetticismo della famiglia è grande. La madre, Yolanda Pulecio, ex parlamentare e ambasciatrice in Guatemala, non crede a questa possibilità e anzi esprime una severa critica: “Se così fosse, sarebbe un sollievo, almeno si salverebbe dalle operazioni di riscatto (militare) promesse dal governo, che mettono a serio rischio la sua vita”. E quindi ha aggiunto: “Dicendo che Ingrid non è più in Colombia, il presidente Uribe si è liberato da ogni responsabilità, insinuando che adesso sono i francesi a doversi occupare di lei”.Quindi ha deciso di lanciare un messaggio dalle frequenze di radio Caracol, all’interno del programma “Le voci del sequestro”, dove intervengono i familiari dei rapiti:''Mia piccola Ingrid, fatti forza e che Dio ti dia molta pazienza. Non perdere la speranza, ne' lafede. Stiamo ricorrendo a tutti i mezzi per ottenere la tua liberazione. Ti sono sempre vicina''.E, come hanno assicurato molti sequestrati tornati in libertà, e a quanto ha confermato a Peacereporter uno dei comandanti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, ogni mattina all’alba le radioline dei guerriglieri della selva guardiani degli ostaggi si sintonizzano sulle frequenze di quel programma e concedono ai rapiti il loro momento di consolazione. Almeno quello.
 

Stella Spinelli

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità