23/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il più antico kibbutz israeliano cede il passo ai tempi moderni e si privatizza
Dopo quasi un secolo di vita anche il più antico kibbutz israeliano cede il passo ai tempi moderni e si privatizza. Degania Aleph è un kuvtza, un piccolo kibbutz, e si trova a sudest del lago Kinneret, dove il mar di Galilea incontra il fiume Giordano. La decisione, però. non sarà uno stravolgimento totale del sistema di vita della comunità, verranno prese delle misure per equiparare gli standard di vita dei diversi lavoratori che, per la prima volta nella sua storia percepiranno redditi privati.
 
I fondatori di degania, nel 1910Stipendiati. Degania, l’ultimo tra i kibbutzim israeliani a prendere la via della privatizzazione, è stato uno dei luoghi simbolo del sionismo in cui hanno vissuto poeti e ideologi. Il primo bambino nato a Degania è stato il generale israeliano ed ex ministro della Difesa Moshe Dayan. La decisione di privatizzare, votata lo scorso sabato, viene al termine del periodo di sperimentazione, durante il quale i lavoratori hanno per la prima volta percepito degli stipendi. In precedenza, i salari dei 320 lavoratori del kibbutz venivano versati su un conto comune in cambio di servizi gratuiti e un sussidio basato sulle necessità individuali e il numero dei familiari. Ora i lavoratori verranno retribuiti in base al merito e potranno tenere il denaro ricevuto. In compenso dovranno pagare i servizi come acqua e elettricità, oltre alle tasse della comunità, che saranno calcolate in base al reddito. Il nuovo regolamento contempla la possibilità di salari differenziati fino all’85% e appartamenti di proprietà distribuiti tra i lavoratori. Questo “kibbutz rinnovato”, come si definiscono quelli privatizzati, prevedrà anche un sistema di sicurezza che garantirà una qualità della vita ragionevole anche alle fasce più deboli dei lavoratori. I rappresentanti del kibbutz ci tengono comunque a spiegare che la scelta di privatizzare è stata presa da una posizione di solidità economica e sociale, non per necessità.
 
Giovani di DeganiaNostalgia. La decisione è stata votata dalla grande maggioranza dei membri, ma non è stata una scelta facile. “In un certo senso mi sento triste” spiega Allan Shapiro, docente di legge in pensione che vive a Degania da quasi 50 anni: “ho nostalgia del kibbutz tradizionale. Ma quello che conta è che qui ci siano degli ebrei che lavorano la terra con le proprie mani e che, se hanno delle necessità, le hanno in quanto comunità”. I kibbutzim in Israele sono circa 260, due terzi dei quali, negli ultimi anni, hanno già sperimentato forme simili di privatizzazione per tentare di preservare lo stile di vita comunitario di fronte ai cambiamenti del moderno mercato. “Degania ha rappresentato un modello dei valori sociali del movimento dei kibbutz in Israele –spiega Shai Shoshani, capo del comitato gestionale-. Per noi è molto importante mostrare rispetto per coloro che hanno lavorato tutta la vita e hanno dato tutto se stessi per questo posto meraviglioso. Ma allo stesso tempo vogliamo creare una prospettiva attraente per i giovani che ci vivono e per la prossima generazione. Siamo certi che la qualità della vita dopo il cambiamento si dimostrerà una risposta adeguata al duro lavoro di quelle persone”. Oggi gli israeliani che vivono nei kibbutzim sono circa 117 mila, ma negli ultimi anni sempre più spesso gli abitanti hanno scelto di lavorare all’esterno delle comuni, che hanno visto crescere in modo esponenziale la manovalanza affittata, spesso proveniente dall’estero, in particolare dal sudest asiatico.
 

Naoki Tomasini

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