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Un bagno di sole. A parlare è Sultan al-Jaber,
responsabile esecutivo dell’Abu Dhabi Future Energy Company, ente
statale degli Emirati Arabi Uniti che ha lanciato nei giorni scorsi un rivoluzionario
piano di sviluppo per produrre energia pulita nel ricco Paese del Golfo
Persico. Il progetto, che dovrebbe essere completato nel 2009 e che costerà
alle casse dello Stato poco più di 350 milioni di dollari, prevede la
costruzione e la posa di una moltitudine di pannelli solari che formeranno una
centrale capace di generare 500 megawatt di energia pulita. E l’iniziativa
diventa ancora più significativa proprio perché proviene da uno di quegli stati
che ha costruito la propria fortuna sull’oro nero. Secondo al-Jaber, in
un’intervista rilasciata al al-Jazeera, saranno circa 10mila le
abitazioni che usufruiranno dell’energia solare. Inoltre, la centrale dovrebbe
essere il fulcro di un futuro polo dell’energia pulita e rinnovabile.
Cambio di rotta. L’iniziativa parte da Abu
Dhabi, l’emirato più ricco di petrolio dei 7 che compongono la federazione
degli Emirati Arabi Uniti, in quanto possiede il 90 percento delle risorse
petrolifere dell’intero Paese. Questo elemento è importante per cogliere il
senso di una politica più vasta che oltrepassa la mera istallazione dei
pannelli solari. Il petrolio, che per anni ha rappresentato l’alimento stesso
del mercato economico mondiale, non è eterno e in tanti si stanno muovendo per
attrezzarsi con nuove fonti di energia, rinnovabili e pulite. Mentre in Iraq e
altrove si muore a causa di quella lotta planetaria per il controllo e lo
sfruttamento delle risorse energetiche, dagli Emirati arriva un segnale in
controtendenza, che fa sperare in un mutamento di rotta radicale nelle scelte
di politica economica delle grandi monarchie del petrolio nel Golfo Persico. red
Parole chiave: pannelli solari, energia solare, energia eolica, emirati arabi uniti