22/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



1600 uomini in meno entro la fine dell'estate. Danimarca e Lituania si accodano
Il premier britannico Tony Blair ha annunciato l’inizio del ritiro delle truppe britanniche dall’Iraq. I soldati che verranno rimpatriati nei prossimi mesi saranno 1600, riducendo il contingente di stanza nel sud del paese da 7100 a 5500 unità. Secondo il piano annunciato, entro la fine dell’estate le truppe verranno ulteriormente ridotte a 5 mila unità e poi, fino al 2008, rimarrà una presenza militare a supporto del governo iracheno. Durante la fase dell’invasione dell’Iraq i soldati britannici nel paese hanno raggiunto le 46 mila unità.
 
Exit Strategy. Secondo Blair, che ha concordato il ritiro progressivo con il premier iracheno Al Maliki, la strategia di uscita dall’Iraq è resa possibile dal successo dell’operazione di sicurezza, chiamata Sinbad, lanciata lo scorso settembre, che ha visto truppe britanniche e irachene impegnate contro le roccaforti degli insorti nel sud del paese. Blair non ha specificato quando avrà inizio il ritiro, ma ha chiarito che le sue modalità dipenderanno comunque dalla situazione sul terreno “Il ritorno delle truppe –ha spiegato il premier ai parlamentari- dipenderà dalla capacità delle forze irachene di mantenere la stabilità. Il ritiro non sarà una diminuzione del nostro potenziale bellico”. Le truppe britanniche rimarranno prevalentemente nella base aerea di Bassora e i loro compiti saranno la formazione delle truppe irachene, il controllo dei confini con l’Iran e, eventualmente, la partecipazione alle operazioni militari contro le milizie ribelli. Lo scorso anno l’esercito britannico aveva già trasferito il controllo di due province al governo iracheno, quella di Al Muthanna e di Dhi Qar. La prossima a passare sotto il controllo iracheno dovrebbe essere quella di Maysan, nei prossimi mesi, e, nella seconda metà del 2007, quella di Bassora. Ieri il ministro della difesa britannico ha annunciato che, per la prima volta dall’invasione del 2003, le truppe britanniche stanno prendendo ordini direttamente dal ministero dell’Interno di Baghdad.
 
Coalizione intatta? L’annuncio del ritiro delle truppe britanniche potrebbe essere una pesante tegola sulla Coalizione guidata degli Usa che, dopo i ritiri di contingenti minori come quello spagnolo e italiano, perderebbe anche il principale alleato in una guerra che pare ben lontana dalla fine. Il segretario di stato Usa Condoleezza Rice, però, non si è scomposta e ha dichiarato che “la coalizione è ancora intatta, i britannici continueranno ad avere migliaia di soldati nel sud del paese”. Da parte dei democratici d’oltreoceano, invece, l’annuncio di Blair è stato inteso come una conferma delle loro posizioni. “Non importa come la Casa Bianca cerchi di girare la questione, quel che conta è che il governo britannico ha preso le distanze dalla linea del presidente Bush -ha detto il senatore Edward Kennedy, democratico del Massachussets. È tempo di cambiare strategia, di iniziare un duro lavoro diplomatico con l’Iraq e i paesi vicini e di ritirare le nostre forze armate”. “L’annuncio di oggi pone una domanda” gli fa eco Brendan Daly, portavoce dei democratici californiani: “perché stiamo mandando migliaia di truppe aggiuntive in Iraq proprio mentre i britannici pianificano il ritiro?”. Oggi un portavoce del ministero della Difesa lituano ha dichiarato che la Lituania sta “seriamente considerando l’ipotesi di ritirare i suoi 53 soldati dall’Iraq”, alla scadenza della missione, prevista per agosto. Sempre oggi, il primo ministro della Danimarca ha annunciato che entro agosto il governo ritirerà il suo contingente di 460 persone, che attualmente opera sotto il comando britannico a Bassora. Per Bush la sola buona notizia della giornata viene dall’Australia, che ha fatto sapere di non avere al momento intenzione di ritirare i suoi 1400 soldati dall’Iraq.
 

Naoki Tomasini

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