Io c’ero alla grande manifestazione a Vicenza il 17 febbraio 2007
e non ho visto affatto i segni dell'anti-americanismo di cui tanto
hanno parlato certi politici ed i mass media. Dovrei saperlo –
sono americana.

Ammetto di aver avuto qualche timore
al riguardo prima di arrivare a Vicenza. Il mio governo, ormai
ripudiato per le sue iniziative bellicose persino dalla maggioranza dei
propri elettori, ha fatto tanto in questo ultimo periodo per farsi
odiare nel mondo. Nonostante ciò, mi sono fatta coraggio e sono
partita da Roma con altri connazionali per il grande evento. In fondo,
avevamo avuto una bellissima accoglienza la volta precedente (la
manifestazione vicentina del 2.12.06) quando a partecipare eravamo solo
in due americani. Tuttavia questa volta sapevo che ci sarebbe
stata ancora più gente, un gran numero proveniente da tutto lo stivale;
perciò, condizionata forse dalla martellante campagna per inculcare
paura e far desistere dal manifestare, non sapevo se quella massa
sarebbe stata così calorosa con noi.
Non avrei dovuto dubitare. Mi emoziono ancora a ricordare i
momenti passato lì, su una strada sconosciuta davanti ad una abitazione
sconosciuta, oltre le mura di Vicenza vecchia, dove noi americani ci
siamo fermati un attimo ad aspettare altri connazionali in arrivo dalla
stazione. Quelle masse che mi avevano detto di temere, si sono
fatte avanti per leggere il nostro striscione e i nostri cartelli: “Not
in our Name – Cittadini statunitensi contro la guerra”, “Meno soldati
americani e più turisti americani a Vicenza”, “Italia: non
sostenere le guerre di Bush”. E giù con gli applausi, con gli
stretti di mano, con gli abbracci, persino con i fiori!
Foto-giornalisti spuntavano dal nulla per chiederci un'intervista dopo
l’altra. Eppure eravamo soltanto l'America reale, quella
stragrande maggioranza della popolazione che non vuole altre guerre o
altre basi e, anzi, secondo il sondaggio del Pew Research Center
(6-9-06), vuole “una presenza militare americana più ridotta nel mondo”.

Sì, tutta quella gente – famiglie con bambini, anziani, operai,
impiegati, studenti, precari, statali, liberi professionisti – tutta
quella bella gente, proveniente da tutta l'Italia, cercava in ogni modo
a ringraziarci! Da non credere. Mentre eravamo noi –
americani residenti in Italia – che dovevamo ringraziare loro per
averci dato la possibilità di protestare visibilmente contro la
politica di guerra permanente che il nostro governo vuole portare
avanti, nella fattispecie con il progetto Dal Molin. Ripeto, contro il
volere della stragrande maggioranza dei suoi elettori che vorrebbe
migliorare le proprie condizioni di vita invece di distruggere quelle
degli altri.
Thank you, Vicenza che protesta. Dire “No!” a Dal Molin non vuol dire essere anti-americani
– anzi, tutt'altro!
Michelle Grace Maiellaro