02/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una catena di pizzerie negli Usa accetta anche la valuta messicana. Con il successo arrivano le polemiche
Abituato a essere la moneta accettata in tutto il mondo, il dollaro si trova ora a competere in casa propria con la moneta più usata dai latinos. Una catena di pizzerie negli States, particolarmente presente tra gli ispanici, ha lanciato infatti la promozione “Pizzas for Pesos”: accetta non solo il biglietto verde, ma anche la valuta messicana. Una mossa puramente commerciale, a sentire i vertici del gruppo, ma che ha fornito l’ennesimo spunto incendiario nel dibattito sulla progressiva ispanizzazione degli Usa.
 
Una pizzeria della catena Pizza PatrònL’iniziativa.Màs pizza, menos dinero” è lo slogan di Pizza Patròn, un franchising con 59 pizzerie aperte nel sud-ovest degli Stati Uniti. L’impronta ispanica della catena è evidente già dal nome e dall’immagine che si è data anche se il fondatore e direttore, Antonio Swad, è un imprenditore di origini italiane e libanesi. Dopo aver notato che molti clienti portano con sé un po’ di soldi messicani quando ritornano da un viaggio oltreconfine, Swad ha pensato di dar loro la possibilità di pagare in pesos, “per rafforzare la nostra immagine di marca più importante tra gli ispanici”. Dal punto di vista commerciale, l’intuizione ha pagato: la promozione ha fatto aumentare i profitti di Pizza Patròn di circa il 15 percento, anche per la pubblicità garantita dai mezzi di informazione che hanno ripreso la notizia. Ma il rovescio della medaglia, o del peso, è costituito dalle oltre 5mila e-mail di protesta giunte alla compagnia, alcune contenenti anche minacce di morte.
 
Una delle manifestazioni ispaniche l'anno scorso negli UsaLe reazioni. “Questi sono gli Stati Uniti d’America, non gli Stati Uniti del Messico” e “Smettetela di servire i dannati messicani clandestini” sono solo due delle lettere ricevute. In realtà, l’accettazione di pesos negli Stati Uniti è da anni una realtà nelle zone di confine con il Messico, così come capita con i dollari canadesi a nord. Ma i ristoranti Pizza Patròn sono sparsi tra California e Texas, anche in aree lontane centinaia di chilometri dalla frontiera. Così, il caso è stato vissuto da molti come l’ennesimo schiaffo dei latinos all’autorità statunitense. Come i fischi alla Nazionale a stelle e strisce quando gioca a Los Angeles e le bandiere messicane sventolate alle manifestazioni pro-immigrati dell’anno scorso nelle principali città degli Usa: “La questione non è la valuta usata, è questo atteggiamento strafottente che irrita”, ha scritto un commentatore di un giornale locale.
 
Il governatore ispanico del New Mexico, Bill RichardsonL’ascesa dei latinos. D’altronde la crescita numerica degli ispanici, tra nuovi arrivati e un tasso di natalità più alto, è ormai esponenziale. Ormai sono oltre 44 milioni, il 15 percento della popolazione; si calcola che nel 2030 uno statunitense su cinque sarà ispanico, uno su quattro nel 2050. Negli ultimi anni i latinos negli Usa hanno sorpassato di numero gli afro-americani. Al contrario dei neri, la comunità ispanica sta scalando in fretta la scala del benessere, ed è un serbatoio di voti sempre più corteggiato dai politici. E mentre gli Usa si interrogano sulla possibilità di eleggere il primo presidente nero della storia, Barack Obama, in campo democratico parte tra i favoriti anche il governatore del New Mexico, Bill Richardson. Nome anglosassone, ma per tre quarti ispanico.

Alessandro Ursic

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