di Massimo Zucchetti*
La questione del
nucleare in Iran sembra passata un po’ in secondo piano per quanto riguarda
l’attenzione dei media e della comunità internazionale. Eppure, mentre l’Iran
manda segnali contradditori, gli Stati Uniti, secondo una fonte molto
attendibile, stanno facendo seri piani per un attacco all’Iran.
Bunker nucleari. Fra le notizie
più recenti, quella dello spostamento delle centrifughe dell’impianto di Natanz
in un bunker sotterraneo. Si tratta dei più discussi fra gli impianti iraniani:
mediante queste centrifughe è infatti possibile arricchire l’uranio naturale
nella sua componente fissile (l’Uranio-235) e quindi fabbricare dell’uranio
weapons-grade, ovvero adatto
all’utilizzo in un’arma atomica. Gli Stati Uniti, l’Agenzia Atomica
Internazionale Iaea e in generale tutta la Comunità Internazionale stanno
chiedendo da diversi mesi all’Iran di sospendere l’arricchimento dell’uranio,
indipendentemente dai dichiarati scopi pacifici che l’Iran attribuisce a queste
operazioni, ma lo spostamento in sotterraneo delle centrifughe non è un atto –
da parte dell’Iran – che lasci intravedere disponibilità a sospendere
l’arricchimento. Sull’altro versante, quello dei segnali positivi, ci sono
invece le recenti aperture del presidente iraniano Ahmadinejad rispetto alle
ispezioni da parte dell’Iaea: il presidente ha infatti confermato in uno dei
suoi discorsi la piena disponibilità dell’Iran alle ispezioni da parte
dell’Iaea.
Un piano già iniziato? Ma la notizia
più clamorosa apparsa di recente è quella dei piani per uno “scenario
plausibile” di attacco all’Iran da parte degli Usa.
Zbigniew
Brzezinski, è stato Segretario alla Sicurezza Nazionale con il Presidente Jimmy
Carter alla fine degli anni Settanta, e uno dei maggiori esperti e consiglieri
di politica estera di numerose Amministrazioni statunitensi. Nel corso di
un’audizione davanti alla Commissione Difesa del Senato, il 2 febbraio scorso,
Brzezinski ha rivelato l’esistenza di un piano dell’Amministrazione Bush per
uno “scenario plausibile” di attacco contro l’Iran. Questo scenario prevede
quattro mosse successive: il fallimento del governo iracheno nell'adempiere ai
requisiti posti dall'amministrazione di Washington, una serie di accuse all'Iran
di essere responsabile del fallimento, qualche provocazione in Iraq o un atto
terroristico negli Stati Uniti attribuito all'Iran e la possibilità di
intraprendere un'azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l'Iran.
Questa
dichiarazione giurata non può essere presa sottogamba e valutata come un
semplice episodio di allarmismo. Dobbiamo infatti tenere conto che alcuni punti
sono già in atto, e che quindi il piano potrebbe già essere in fase di
attuazione.
Parole pesanti come pietre. Sono recentissime infatti le dichiarazioni del presidente Bush, che
sostiene di voler continuare a trattare con l’Iran, “nonostante le sue armi
vadano a rifornire l’arsenale dei terroristi in Iraq”. Un fatto molto
grave contenuto in queste dichiarazioni dell’ex Segretario alla Sicurezza
Nazionale è che – all’interno degli Usa – c’è quindi chi sarebbe disposto ad
organizzare un attentato terroristico per poi attribuirne la paternità
all’Iran. In sostanza, un altro 11 settembre potrebbe scatenarsi, pur di
giustificare quella che sarebbe una vera e propria guerra di aggressione.
Brzezinski ha affermato di avere rivelato i dettagli del piano proprio per
cercare di fermarne l’esecuzione: tuttavia i media nazionali Usa ed
internazionali hanno ripreso la notizia con molta parsimonia, nonostante la sua
grande importanza. Potremmo pertanto
trovarci catapultati in maniera inattesa, ed anche a breve termine, in una
nuova guerra: essa verrebbe dichiarata ed attuata “all’improvviso”, proprio per
forzare la situazione, andando contro l’intera opinione pubblica mondiale.
Visto il disastro dell’Iraq, l’amministrazione Usa imparerà probabilmente dai
proprio sbagli: verrà scatenata una guerra-lampo con bombardamenti (si spera
convenzionali e non nucleari), evitando l’invasione di terra. E’ ovviamente inevitabile
che, nel periodo successivo, si pagherà lo
scotto dell’aggressione con una recrudescenza di attentati in tutto il mondo,
cosa che, per i molti fautori inconfessati statunitensi del “tanto peggio,
tanto meglio”, potrebbe non essere sgradita: avrebbe l’effetto di gettare
benzina sul fuoco e spostare nuovamente l’opinione pubblica statunitense in
favore della guerra. E fintanto che c’è guerra, come si dice, c’è speranza,
ovvero l’economia gira e le commesse multimilionarie alle industrie di
armamenti fioccano. Una nazione come gli Stati Uniti, che si regge ormai sopra
un’economia di guerra, non ha altro modo per confermare la propria supremazia
mondiale, messa in discussione dai paesi emergenti.