21/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'escalation nucleare può portare a un conflitto Usa - Iran
di Massimo Zucchetti* 
 
La questione del nucleare in Iran sembra passata un po’ in secondo piano per quanto riguarda l’attenzione dei media e della comunità internazionale. Eppure, mentre l’Iran manda segnali contradditori, gli Stati Uniti, secondo una fonte molto attendibile, stanno facendo seri piani per un attacco all’Iran.
 
Bunker nucleari. Fra le notizie più recenti, quella dello spostamento delle centrifughe dell’impianto di Natanz in un bunker sotterraneo. Si tratta dei più discussi fra gli impianti iraniani: mediante queste centrifughe è infatti possibile arricchire l’uranio naturale nella sua componente fissile (l’Uranio-235) e quindi fabbricare dell’uranio weapons-grade, ovvero adatto all’utilizzo in un’arma atomica. Gli Stati Uniti, l’Agenzia Atomica Internazionale Iaea e in generale tutta la Comunità Internazionale stanno chiedendo da diversi mesi all’Iran di sospendere l’arricchimento dell’uranio, indipendentemente dai dichiarati scopi pacifici che l’Iran attribuisce a queste operazioni, ma lo spostamento in sotterraneo delle centrifughe non è un atto – da parte dell’Iran – che lasci intravedere disponibilità a sospendere l’arricchimento. Sull’altro versante, quello dei segnali positivi, ci sono invece le recenti aperture del presidente iraniano Ahmadinejad rispetto alle ispezioni da parte dell’Iaea: il presidente ha infatti confermato in uno dei suoi discorsi la piena disponibilità dell’Iran alle ispezioni da parte dell’Iaea.
 
un fungo atomicoUn piano già iniziato? Ma la notizia più clamorosa apparsa di recente è quella dei piani per uno “scenario plausibile” di attacco all’Iran da parte degli Usa.
Zbigniew Brzezinski, è stato Segretario alla Sicurezza Nazionale con il Presidente Jimmy Carter alla fine degli anni Settanta, e uno dei maggiori esperti e consiglieri di politica estera di numerose Amministrazioni statunitensi. Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Difesa del Senato, il 2 febbraio scorso, Brzezinski ha rivelato l’esistenza di un piano dell’Amministrazione Bush per uno “scenario plausibile” di attacco contro l’Iran. Questo scenario prevede quattro mosse successive: il fallimento del governo iracheno nell'adempiere ai requisiti posti dall'amministrazione di Washington, una serie di accuse all'Iran di essere responsabile del fallimento, qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti attribuito all'Iran e la possibilità di intraprendere un'azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l'Iran.
Questa dichiarazione giurata non può essere presa sottogamba e valutata come un semplice episodio di allarmismo. Dobbiamo infatti tenere conto che alcuni punti sono già in atto, e che quindi il piano potrebbe già essere in fase di attuazione.
 
la centrale di natanzParole pesanti come pietre. Sono recentissime infatti le dichiarazioni del presidente Bush, che sostiene di voler continuare a trattare con l’Iran, “nonostante le sue armi vadano a rifornire l’arsenale dei terroristi in Iraq”. Un fatto molto grave contenuto in queste dichiarazioni dell’ex Segretario alla Sicurezza Nazionale è che – all’interno degli Usa – c’è quindi chi sarebbe disposto ad organizzare un attentato terroristico per poi attribuirne la paternità all’Iran. In sostanza, un altro 11 settembre potrebbe scatenarsi, pur di giustificare quella che sarebbe una vera e propria guerra di aggressione. Brzezinski ha affermato di avere rivelato i dettagli del piano proprio per cercare di fermarne l’esecuzione: tuttavia i media nazionali Usa ed internazionali hanno ripreso la notizia con molta parsimonia, nonostante la sua grande importanza.  Potremmo pertanto trovarci catapultati in maniera inattesa, ed anche a breve termine, in una nuova guerra: essa verrebbe dichiarata ed attuata “all’improvviso”, proprio per forzare la situazione, andando contro l’intera opinione pubblica mondiale. Visto il disastro dell’Iraq, l’amministrazione Usa imparerà probabilmente dai proprio sbagli: verrà scatenata una guerra-lampo con bombardamenti (si spera convenzionali e non nucleari), evitando l’invasione di terra. E’ ovviamente inevitabile che, nel periodo successivo, si pagherà lo scotto dell’aggressione con una recrudescenza di attentati in tutto il mondo, cosa che, per i molti fautori inconfessati statunitensi del “tanto peggio, tanto meglio”, potrebbe non essere sgradita: avrebbe l’effetto di gettare benzina sul fuoco e spostare nuovamente l’opinione pubblica statunitense in favore della guerra. E fintanto che c’è guerra, come si dice, c’è speranza, ovvero l’economia gira e le commesse multimilionarie alle industrie di armamenti fioccano. Una nazione come gli Stati Uniti, che si regge ormai sopra un’economia di guerra, non ha altro modo per confermare la propria supremazia mondiale, messa in discussione dai paesi emergenti.