19/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche dagli Usa per manifestare il dissenso all'ampliamento della base militare di Vicenza
scritto per noi da
Michelangelo Severgnini
 
100 mila manifestanti? 150 mila? 200 mila? Treni da Reggio Calabria, Napoli, Roma, Bologna, Milano. Pullman da Scanzano, dalla Val di Susa e da Torino e da altre decine di città italiane. Delegati stranieri dagli Stati Uniti, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia. Comunità di stranieri in Italia: Stati Uniti, Palestina e moltissime altre. Bambini piccoli al loro debutto in corteo, tantissimi nei passeggini. Classi scolastiche di Vicenza, Scout, associazioni cristiane, sindacati di base. Universitari, lavoratori, pensionati. Un fiume in piena proveniente da tutta Italia ha attraversato una Vicenza attonita, spesso riconoscente, non di rado commossa.
 
un immagine del corteo - foto di Davide RovaniNo, Dal Molin. E i vicentini hanno fatto sentire una sola voce, anche perché quell’altra voce, le istituzioni, i potentati cittadini, quella Vicenza favorevole alla nuova base militare americana, sarebbe impallidita al solo mettere il naso fuori di casa. Quella Vicenza che ha potuto solo affiggere qualche manifesto del tipo: “sì alla base, perché altrimenti avremo un danno incalcolabile per il territorio e poi perché gli Italiani non hanno mai finito una guerra con gli stessi alleati con i quali l’avevano cominciata”.
Ma i manifestanti non hanno avuto neanche il tempo per soffermarsi su queste considerazioni e i partecipanti giunti da fuori non hanno voluto credere che Vicenza fosse questa bassa, povera, sterile accozzaglia di stupidaggini. “E’ mai possibile che Vicenza possa pensare di dare sviluppo al proprio territorio, ammesso che di sviluppo si tratti, sulla vita di migliaia di persone vittime della guerra? Possibile che Vicenza non abbia altre risorse per dare sviluppo, nel ricco Nord Est, al proprio territorio”. Così un passaggio dal palco al termine del corteo di una rappresentante del presidio permanente cittadino costituito presso il Dal Molin, l’aeroporto civile in via di ampliamento a fini militari secondo i piani dei governi Bush e Prodi.
A una manifestazione pacifica, festosa e colorata ha fatto seguito, per l’appunto, un raduno quasi oceanico presso il parco di Campo Marzo, stretto attorno a un palco dal quale si sono susseguiti interventi emozionanti e certo più combattivi sul piano della denuncia e sulla determinazione a continuare la lotta pacifica e il dissenso contro la costruzione di questa nuova base e contro tutte le basi americane presenti in Italia e in Europa. “One, two, three, fuor, no more basis, no more war”, così ha concluso il suo intervento una delegata pacifista Usa giunta dagli Stati Uniti. Incredule e commosse le tante persone anziane sotto il palco nell’ascoltare un’americana giunta apposta per sostenere il diritto della loro Vicenza a vivere finalmente pienamente in pace, lontana dalla guerra, quella patita che loro hanno conosciuto e quella decretata contro altre distanti, ma poi non così tanto, popolazioni.
 
un murale a vicenza contro l'ampliamento della base dal molin - foto di Davide RovaniUn corteo festoso e internazionale. Le ha fatto eco un’altra statunitense, membro di un comitato per la pace di Statunitensi residenti in Italia, lei questa volta,  in un sicuro italiano dall‘accento inconfondibilmente Usa: “Il nostro ambasciatore in Italia ci aveva sconsigliato di farci trovare a Vicenza in questi giorni. Diceva che saremmo diventati un bersaglio. E’ vero, io oggi, durante tutto il corteo sono stata un bersaglio, di baci, abbracci e tanta solidarietà”. Gli applausi sono scrosciati.
E fragorosi applausi anche per un delegato della Repubblica Ceca, che, dopo aver raccontato come attraverso un accordo segreto con il governo ceco gli Stati Uniti siano arrivati ad aprire basi militari in Repubblica Ceca all’insaputa dei cittadini, in un discreto italiano ha dichiarato: “La lotta che nasce oggi qui a Vicenza non è soltanto la lotta dei Vicentini, non è soltanto degli Italiani, ma di tutti gli Europei”.
Di seguito un messaggio di padre Alex Zanotelli per tutti i manifestanti è arrivato attraverso le parole di una delegata napoletana: “Se quello che vogliono fare qui a Vicenza è terribile, a Napoli è già stato fatto di peggio, perché noi Napoletani non siamo stati capaci di accorgercene in tempo. Attraverso il porto civile di Napoli vengono inviate armi e materiale logistico diretto verso il Golfo”.
E quindi è stato il momento di una rappresentante locale del comitato cittadino contro il Dal Molin: “Chiedo le dimissioni del sindaco che oggi, in un giorno in cui la sua città è in piazza insieme a decine di migliaia di altre persone giunte pacificamente da tutta Italia, non ha il coraggio di farsi vedere. E’ un primo cittadino che da oggi non rappresenta più la città”. Per poi concludere: “Vicenza, famosa per essere la città del ‘sior paron comandi’, da oggi non si farà comandare più da nessuno. Oggi tutta questa gente qui presente ci dice che stiamo riscrivendo la storia”.
 
un momento del corteo - foto di Davide RovaniE’ andato tutto bene, nonostante tutto. E non poteva mancare la folcloristica solidarietà della Val di Susa direttamente dal palco, giunta in massa a Vicenza perché come è stato ricordato oltre a lottare per la tutela dell’ambiente in Val di Susa per la prima volta nel 1970 venne firmato un accordo sindacale per cui nessuna fabbrica della valle avrebbe più costruito armi, rivendicando così anche una sensibilità antimilitarista. Ma i Valsusini si sono spinti anche oltre: “Cari amici di Vicenza, questa è la famosa teca della Madonna del Rocciamelone, sempre in prima fila a Venaus di fronte alle cariche della polizia. Da oggi rimarrà qui con voi, perché vi assista e vi protegga così come è stato per noi”.
Quando Dario Fo e Franca Rame sono saliti sul palco i cronisti, un po’ in imbarazzo con le loro testate, si affrettavano a ultimare i servizi e a redigere gli articoli per i quotidiani del giorno dopo. Ciò che “a molti avrebbe fatto comodo” qui a Vicenza non s’è visto. La manifestazione è stata pacifica, nonviolenta, ma determinata.
Dopo Scanzano, dopo la Val di Susa, da oggi, da Vicenza, un nuovo soggetto politico s’aggira per l’Italia. Non è un partito, non è un sindacato. E’ la gente, è la base.
Non certo quella che gli Usa si aspettano, e nemmeno quella che si aspettava Prodi. 
Categoria: Diritti, Pace, Politica
Luogo: Italia
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