Parla Cinzia Bottene, volto e anima della protesta di Vicenza. L'8 marzo sia nel segno della pace
"Meglio, molto meglio di quanto avessi previsto e di come chiunque avrebbe potuto
prevedere". Le parole di Cinzia Bottene, casalinga del nord est anima e corpo
del comitato per il no al Dal Molin, non trattengono orgoglio e soddisfazione
per la straordinaria impresa compiuta.

"E' stata una giornata fantastica", dice ancora Cinzia. "L'aria che si respirava
era incredibile, di
gioia, di festa. E' davvero stata una giornata eccezionale. Ma adesso dobbiamo
andare avanti, perché si deve capire che noi siamo disposti a parlare solo del
"se" e non del "dove" o del "come" si vuol ampliare la base militare. Non si risolve
certo un problema spostandolo di qualche centinaio di metri".
I giornali, e le televisioni, hanno ovviamente puntato tutto
sullo striscione del centro sociale Gramigna, quello definito "ignobile" dal ministro
Amato.
Sono
le piccolezze a cui si aggrappano quelli che non sanno più che dire.
Anche noi ci siamo ovviamente preoccupati, quando ci han detto che era
stato aperto quello striscione. Del resto, noi non siamo certo
organizzati come lo possono essere i partiti o i sindacati, dal punto
di vista della sicurezza dei cortei. Anche se si può dire che un
servizio d'ordine lo avevamo anche noi.
Ma come, una tranquilla casalinga del nord-est che parla di servizio d'ordine?

Anche
questo ho dovuto imparare. Ma sono molte le cose che abbiamo imparato
in questi mesi. La saggezza ad esempio. E il non rispondere alle
provocazioni. Per questo non abbiamo fatto nulla, quando il Gramigna
ha aperto il suo striscione. Anche se avremmo potuto: tutto lo spezzone
dei vicentini, quarantamila persone, era un unico servizio d'ordine.
Coordinato, semmai, proprio dai ragazzi del centro sociale di Vicenza.
Tutti all'erta. Tutti attenti a che andasse tutto bene. Abbiamo deciso
di non degnare l'imbecillità di attenzione. E infatti, dopo pochi
minuti del Gramigna non c'era più traccia.
Il sindaco di Vicenza ha taciuto due giorni, adesso dà dell'imbecille a chi chiede
le sue dimissioni...
Abbiamo contato i vicentini in marcia sabato. Erano circa 35-40 mila. Se un sindaco
può dare dell'imbecille a quarantamila suoi cittadini, vuole dire che lo stato
della nostra democrazia è davvero pietoso. Peraltro, moltissimi di quelli che
hanno votato il sindaco erano alla manifestazione. Io credo francamente che sia
indegno, immorale, indecoroso per tutta la città l'atteggiamento di quello che
dovrebbe essere il rappresentante della comunità.
Ma in generale l'atteggiamento della politica è abbastanza indecoroso. Sono tutti
bravi a riempirsi la bocca della parola pace. Ma poi quando si tratta di fare
gesti concreti...
E adesso?
E adesso dobbiamo guardare avanti. Non fermarci. Stiamo pensando di rendere più
serrato il presidio alla base. E soprattutto di fare dell'Otto marzo la festa
delle
donne contro la guerra e contro la base.