19/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Trenta bombe in una notte sconvolgono e insanguinano le province musulmane del sud
Le province musulmane della Thailandia del sud, al confine con la Malesia, sono sprofondate nel caos e nel terrore dopo un’ondata di attacchi e attentati simultanei dei separatisi islamici che, da ieri sera, hanno provocato finora almeno nove morti e una sessantina di feriti, molti dei quali in gravissime condizioni.
 
Una vittima degli attentatiGli obiettivi degli attacchi. Intorno alle sette di ieri sera, in coincidenza con i festeggiamenti del capodanno lunare cinese, i militanti islamici si sono scatenati nelle tre province di Pattani, Yala e Narathiwat, con una trentina di attentati coordinati contro centrali elettriche, benzinai, bar, alberghi, centraline telefoniche, centri commerciali, golf club, scuole e perfino, inspiegabilmente, una moschea. Gli attacchi, accompagnati da esecuzioni mirate di civili e militari, si sono concentrarti nelle aree urbane dei capoluoghi delle tre province e sono proseguiti per tutta la notte e ancora questa mattina.
Nella città di Pattani, piombata nel buio dopo l’attacco contro la locale centrale elettrica, sono stati viste camionette cariche di giovani armati e a volto coperto, probabilmente coinvolti negli attacchi.
Il governo ha invitato la popolazione a non uscire di casa. Mentre il premier thailandese, Surayud Chulanont – che proprio nei giorni scorsi aveva chiesto l’aiuto del governo malese per combattere il separatismo islamico – ha riunito a Bangkok il consiglio di sicurezza nazionale per decidere come affrontare la situazione.
 
MappaDuemila morti in tre anni. L’indipendentismo islamico nelle province musulmane del sud, abitate da popolazione di origine malese, è un fenomeno che risale al 1786, quando il regno buddista di Siam, l’antico nome della Thailandia, conquistò queste regioni, ponendo fine a secoli di indipendenza del Sultanato Islamico di Pattani, che comprendeva le attuali province Pattani, Yala e Narathiwat.
L’insurrezione armata separatista è però un fenomeno relativamente recente, montato negli ultimi decenni ed esploso nel gennaio 2004, quando i militanti musulmani si sono armati di 300 fucili, assaltando un locale deposito dell’esercito. Da allora è iniziato uno stillicidio di omicidi e attacchi, diretti contro le forze di sicurezza governative ma anche contro i civili, sia musulmani che buddisti, che ha causato circa duemila morti. L’intensità degli attacchi è gradualmente aumentata dopo il colpo di Stato militare dello scorso 19 settembre. Ma gli attentati della notte scorsa segnano un salto di qualità del conflitto che nessuno si aspettava.  
 

Enrico Piovesana

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