Trenta bombe in una notte sconvolgono e insanguinano le province musulmane del sud
Le province musulmane della Thailandia del sud, al confine
con la Malesia, sono sprofondate nel caos e nel terrore dopo un’ondata di attacchi
e attentati simultanei dei separatisi islamici che, da ieri sera, hanno
provocato finora almeno nove morti e una sessantina di feriti, molti dei quali
in gravissime condizioni.
Gli obiettivi degli
attacchi. Intorno alle sette di ieri sera, in coincidenza con i festeggiamenti
del capodanno lunare cinese, i militanti islamici si sono scatenati nelle tre
province di Pattani, Yala e Narathiwat, con una trentina di attentati
coordinati contro centrali elettriche, benzinai, bar, alberghi, centraline telefoniche,
centri commerciali, golf club, scuole e perfino, inspiegabilmente, una moschea.
Gli attacchi, accompagnati da esecuzioni mirate di civili e militari, si sono
concentrarti nelle aree urbane dei capoluoghi delle tre province e sono
proseguiti per tutta la notte e ancora questa mattina.
Nella città di Pattani, piombata nel buio dopo l’attacco
contro la locale centrale elettrica, sono stati viste camionette cariche di giovani
armati e a volto coperto, probabilmente coinvolti negli attacchi.
Il governo ha invitato la popolazione a non uscire di casa.
Mentre il premier thailandese, Surayud
Chulanont – che proprio nei giorni scorsi aveva chiesto l’aiuto del governo
malese per combattere il separatismo islamico – ha riunito a Bangkok il
consiglio di sicurezza nazionale per decidere come affrontare la situazione.
Duemila morti in tre anni. L’indipendentismo islamico nelle province musulmane del sud, abitate da
popolazione di origine malese, è un fenomeno che risale al 1786, quando il regno
buddista di Siam, l’antico nome della Thailandia, conquistò queste regioni, ponendo
fine a secoli di indipendenza del Sultanato Islamico di Pattani, che
comprendeva le attuali province Pattani, Yala e Narathiwat.
L’insurrezione armata separatista è però un fenomeno relativamente
recente, montato negli ultimi decenni ed esploso nel gennaio 2004, quando i militanti
musulmani si sono armati di 300
fucili, assaltando un locale deposito dell’esercito. Da allora è iniziato uno
stillicidio di omicidi e attacchi, diretti contro le forze di sicurezza
governative ma anche contro i civili, sia musulmani che buddisti, che ha
causato circa duemila morti. L’intensità degli attacchi è gradualmente aumentata
dopo il colpo di Stato militare dello scorso 19 settembre. Ma gli attentati
della notte scorsa segnano un salto di qualità del conflitto che nessuno si
aspettava.