Il teatrino dell'informazione è servito. Tanta, tanta gente a Vicenza. Nessun
incidente, nemmeno un mortaretto a cui appigliarsi per raccontare, come di solito
succede, un'altra manifestazione.
C'era qualche cretino, che ha portato la sua sollidarietà agli arrestati dei
giorni scorsi con l'accusa di far parte delle "nuove Brigate Rosse", e tanto basterà
ai giornali per parlare d'altro rispetto al vero drammatico problema che Vicenza
pone. Quello della classe politica, e della nostra pseudo-democrazia.
Chi rappresenta i cittadini di quella città? Chi rappresenta tutti coloro che,
nonostante il terrorismo vero e quello mediatico, hanno deciso di andare a Vicenza
per dire no alla guerra? Chi rappresenta tutti quelli che, legittimamente spaventati
dalla violenza dei titoli dei giornali e delle parole di ministri e pensatori
vari invece a Vicenza non c'erano?
Nessuno. Non certo quei politici che pure a Vicenza c'erano, più a farsi vedere
che altro. Perché altro non sanno o non vogliono fare, e lo hanno già dimostrato
rifinanziando la guerra afgana e ottenendo un ritiro dall'Iraq che, diciamolo,
è avvenuto in ritardo rispetto perfino ai tempi che si era dato l'ex primo ministro
Berlusconi.
Tantomeno quelli che non c'erano, e che dicono che non cambieranno idea. Che
la base si farà. Perché non abbiamo la forza, e nemmeno la dignità, per dire no,
o almeno "ni" agli Stati Uniti d'America.
Il vero problema è che quando la democrazia non funziona e le idee, le aspirazioni,
i sogni dei cittadini non vengono rappresentati nelle istituzioni, si apre un
pericoloso vuoto.
Più pericoloso ancora perché il sogno e il bisogno di pace è, finalmente, molto
radicale e molto radicato. Altrimenti non si spiegherebbe la enorme partecipazione
popolare della manifestazione di ieri, nata e cresciuta in condizioni politiche,
mediatiche e logistiche proibitive.
Se fossimo in un paese normale, adesso la parola passerebbe alla politica. Ma
chi riempirà questo assordante silenzio che viene dai partiti e da chi si è scelto
da solo come rappresentante dei cittadini e persino dei "movimenti"?