17/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Haniyeh prepara il governo di unità nazionale, ma Usa e Israele restano scettici
Dopo il colloquio di settimana scorsa alla Mecca, tra il premier Haniyeh e il presidente palestinese Abu Mazen, che sembrava aver spianato la strada per la formazione del tanto atteso, e tante volte rimandato, governo di unità nazionale, il momento sembra essere arrivato. Ma fino all’ultimo gli ostacoli non sono mancati.
 
Gaza, donna con mappa della Palestina, insanguinataUltimi ostacoli. Le dimissioni di Haniyeh erano attese per martedì scorso, ma all’ultimo momento Hamas ha presentato una serie di condizioni preliminari e Abu Mazen è stato costretto a rimandare l’annuncio della formazione del nuovo governo. L’accordo raggiunto alla Mecca definiva la distribuzione dei ministeri tra gli esponenti di Fatah e di Hamas, con l’aggiunta di alcuni politici indipendenti, ma lasciava anche alcuni punti irrisolti. Ad esempio, che fine farà la milizia di oltre 5mila uomini creata lo scorso anno da Hamas? Haniyeh, inoltre, ha lasciato intendere di voler nominare un politico indipendente alla carica di ministro dell’Interno, una posizione chiave per il futuro visto che il presidente Mazen manterrà il controllo di tutte le forze di sicurezza non controllate dall’Interno. Attorno a questi nodi si è giocata l’ultima azione della partita politica del governo monocolore di Hamas ma, giovedì, quando premier e presidente palestinese si sono nuovamente incontrati a Gaza, anche gli ultimi ostacoli sono stati superati.
 
Haniyeh e Abu Mazen si congratulano per l'accordo di governoDimissioni. Nel tardo pomeriggio di giovedì, nella sede dell’Autorità Palestinese a Gaza, il premier Haniyeh ha presentato le dimissioni ed è stato incaricato di formare il nuovo governo, che dovrà essere approvato dal parlamento palestinese entro qualche settimana. La maggioranza dei ministeri rimarrà in mano ad esponenti di Hamas ma, almeno sei, verranno assegnati a Fatah. Le due maggiori forze palestinesi assegneranno poi i ministeri mancanti scegliendo tra un ventaglio di personalità indipendenti. La scorsa settimana dopo l’accordo della Mecca, molti palestinesi erano scesi in strada per festeggiare ma, una settimana dopo, l’ottimismo sembra essersi raffreddato. Rawya Shawa, una parlamentare dell’opposizione, ha commentato: “non sarà facile per Hamas e Fatah andare daccordo, non sono sicura che il governo durerà”. Le perplessità più pesanti però sono quelle venute dalla comunità internazionale e, in particolare, da Israele e dagli Stati Uniti. Mazen e Haniyeh hanno lavorato per l’intesa sul governo di unità nazionale per due scopi principalmente: da un lato per fermare gli scontri tra le milizie a Gaza, dall’altro per spingere la comunità internazionale a rimuovere le sanzioni economiche contro il governo Hamas. Quest’ultimo obiettivo, tuttavia, è tutt’altro che acquisito.
 
Ismail HaniyehIl Quartetto. Israele, Unione Europea e Stati Uniti pretendono che il nuovo governo palestinese riconosca Israele, rinunci alla violenza e accetti i precedenti accordi di pace. Gli Usa, per bocca di Condoleezza Rice hanno già detto che sosterranno Abu Mazen ma la presenza di Hamas, anche nel nuovo esecutivo, “complica gli sforzi di pace degli Stati Uniti”. Se il nuovo governo non rispetterà le condizioni imposte dal quartetto, dunque, l’isolamento e l’embargo economico internazionale continueranno e gli sforzi della diplomazia non saranno serviti a nulla. Il futuro del processo di pace, con ogni probabilità, si deciderà lunedì prossimo, quando Abu Mazen si incontrerà a Gerusalemme con il Condoleezza Rice e il premier israeliano Ehud Olmert.
 

Naoki Tomasini

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