17/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un convengo del Cisp a Roma sugli emigranti africani: chi e come sono
scritto per noi da
Sara Dellabella

Al contrario di quanto si possa pensare, non tutti i migranti dell’Africa scelgono di venire in Europa. Gli stati settentrionali del continente nero, negli anni, si sono trasformati da luoghi di transito in luoghi di residenza.
 
Una realtà complessa. Un fenomeno, questo, favorito dagli alti costi delle tratte clandestine e dagli elevati rischi di questi viaggi che finiscono per scoraggiare i più. Tanto che “Barca o Barcar”, “Barcellona o morte” è diventato il motto usato da molti degli emigranti che, consapevoli degli alti rischi, decidono lo stesso d’intraprendere il viaggio alla volta del vecchio continente. Un rapporto presentato il 15 febbraio scorso dal Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp), in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), ha calcolato che ogni anno circa 120 mila migranti sub sahariani arrivino nei paesi del Maghreb, ma che solo una parte di questi riesca effettivamente ad attraversare il Mediterraneo. Una migrazione che conosce un allargamento delle mete, che vede mutare percorsi e destinazioni verso la Libia, l’Algeria e il Marocco. Territori che da protagonisti del transito, sono diventati a loro volta destinazione dei flussi migratori.  Il dato rilevante è che coloro che scelgono l’Europa sono in prevalenza le donne e le persone con un alto tasso di istruzione.
Il fenomeno migratorio è una storia antica, che non è mai stato affrontato con una politica seria di integrazione. Spesso ci si è limitati a porre dei paletti e veti, chiudendo frontiere ed allestendo centri di permanenza, che preludono all’espulsione. La rigidità delle frontiere dell’Unione europea ha ottenuto da una parte il calo del numero dei clandestini, ma ha anche spostato il fenomeno verso altri territori. Evitare un problema non equivale certo a risolverlo.
 
In fuga dalla disperazione. La popolazione africana copre il 14 percento della popolazione mondiale, ma produce appena il 4 percento del Pil mondiale, a causa dell’assenza di ogni tipo di sviluppo, ed è quindi naturale che queste popolazioni cerchino una fonte di sostentamento e prospettive economiche in qualche altra zona. Lo stesso studio del Cisp, sottolinea che la principale motivazione che spinge a migrare riguarda il fattore economico (92 percento degli intervistati), mentre solo una bassa percentuale dei migranti dichiara dai conflitti interni legati alle guerre civili (8 percento degli intervistati).
L’Europa rimane quindi una chimera per i giovani fino a 30 anni, per calare progressivamente, per i numerosi rischi di un viaggio fatto di incognite. Per un viaggio che viene preparato negli anni, al fine di raccogliere i soldi necessari all’impresa. Non siamo di fronte ad un’improvvisa voglia di fuga, ma a progetti familiari fatti di sacrifici alla ricerca di uno sviluppo e una prospettiva che viene pagata, spesso, correndo rischi assurdi, passando attraverso meccanismi criminali. Negli ultimi anni si contano circa 5 mila vittime dell’emigrazione, proprio come in una guerra.
 
Un mondo in cammino. Le migrazioni sub sahariane vengono suddivise in categorie: di transito, pendolare e durevole. Per emigrazione di transito s’intendono quei flussi che, passando per l’Algeria, si fermano in attesa di raccogliere il denaro sufficiente a raggiungere l’Europa. I “pendolari” vedono protagonisti i tuareg, da sempre in movimento tra le frontiere del Mali, dell’Algeria, del Niger e della Mauritania. Quando le frontiere europee si fanno sempre più lontane, allora il flusso viene definito “durevole” perché le popolazioni rimangono stabilmente in Algeria nonostante i problemi con le popolazioni locali.
E per quanto raggiungere l’Europa stia diventando sempre più difficile, le popolazione africana conta 700 mila presenze di cui 220 mila provenienti da aree sub sahariane. Quasi un terzo della popolazione di immigrati presente nel nostro Paese proviene dall’Africa. Un dato rilevante, che impone ai nostri governanti un cambio di strategia in tema di immigrazione, che non sia solo volto alla chiusura delle frontiere e alla repressione dei clandestini. E’ necessario avviare un piano di sviluppo, concertato con la Comunità Europea, rivolto alla collaborazione e integrazione delle varie forze in campo. Perché si stima che nel 2050, a fronte di un progressivo calo demografico europeo, andrà aumentando, ancora, la popolazione africana, per cui sarà necessario un “matrimonio” tra la costa sud e nord del Mediterraneo. Avvicinando i due continenti con mezzi legali, slegando i flussi migratori dai pericolosi meccanismi della criminalità organizzata.  
Parole chiave: migranti, muri, cpt
Categoria: Diritti, Migranti, Politica
Luogo: Italia