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Gli attacchi. L’episodio più grave è avvenuto giovedì 8 febbraio prima dell’alba vicino a
Tucson, lungo una strada battuta spesso dai contrabbandieri. Un furgone che trasportava
una decina di migranti, provenienti da Guatemala e Honduras, è stato attaccato
da un gruppo di banditi che hanno sparato al veicolo quando il conducente non
si è fermato. Due persone sono morte sul colpo, una terza è deceduta successivamente,
quando il conducente del furgone aveva già portato il mezzo diversi chilometri
più avanti. Gli altri passeggeri, alcuni gravemente feriti, si sono dati alla
fuga. Ma si ritiene che gli assalitori abbiano portato via alcuni di loro. Secondo
Rick Castigar, ispettore capo della polizia locale, “in passato si sono verificati
altri casi in cui migranti senza documenti sono stati rapiti, mentre ai loro parenti
in Messico è stato chiesto un riscatto”. Il console guatemalteco a Tucson, Oscar
Padilla, è rimasto colpito dal fatto. “Ogni episodio ha una storia a sé, ma la
violenza con cui queste persone sono state attaccate mi fa paura”, ha detto. Il
giorno prima, inoltre, sempre nel deserto dell’Arizona, un gruppo di uomini armati
a volto coperto ha rapinato 18 migranti. E a fine gennaio, un uomo che stava trasportando
dei clandestini è stato ucciso in un’imboscata, mentre i migranti sono fuggiti.
Meno sicurezza. “Queste persone considerano i migranti come un bene di cui approfittare”, ha
detto Alonzo Peňa, responsabile della polizia doganale dell’Arizona. Secondo Peňa,
gli aumentati controlli nelle zone di confine hanno fatto alzare il prezzo che
i trafficanti di uomini chiedono agli aspiranti immigrati. Ormai la tariffa si
aggira sui tremila dollari, circa 2.300 euro. Ma l’arrivo non è garantito, perché
le condizioni di sicurezza si sono deteriorate: per evitare di essere acciuffati
dalla polizia o dalle pattuglie civili come i Minutemen, spesso i contrabbandieri rapinano le stesse persone che hanno trasportato,
o quelle portate da trafficanti rivali. Il portavoce dei Minutemen, le milizie civili che pattugliano il confine dal 2005, non ha risposto alle
mail e ai messaggi lasciati da PeaceReporter. “Ci sono sempre state morti violente”, spiega invece a PeaceReporter Carrie Berry, una volontaria dell’associazione No More Deaths, che fornisce assistenza ai migranti che riescono ad oltrepassare la frontiera.
“Attraverso il confine passa la droga, il sentimento anti-immigrazione è forte,
la polizia di frontiera spara. Ma è vero che negli ultimi tempi le violenze sono
aumentate”. “Ma il più grande pericolo” dice a PeaceReporter Andrea Leonard, un altro attivista di No More Deaths, è l’immensità del deserto e la mancanza di speranza che spinge le persone ad
attraversarlo”. Alessandro Ursic