stampa
invia
Festa nazionale. Migliaia di
begonie rosse, naturalmente della varietà kimjongilia,
coloreranno le strade di Pyongyang in occasione del sessantaseiesimo
compleanno del Leader. E guai a chi dice che sono sessantacinque.
Secondo i registri sovietici, infatti, Kim Jong-Il è nato nel
1942 in Russia, dove suo padre Kim Il-Sung, futuro fondatore del
regime nordcoreano, comandava un reggimento dell'esercito. Secondo la
biografia ufficiale, invece, il Caro Leader è nato esattamente
un anno prima, sul monte Baekdu, la
sacra e storica montagna dove venne fondato, vuole la leggenda, il
primo regno di Corea. E la sua nascita fu salutata da due enormi
arcobaleni, nonché dall'apparizione di una nuova stella nel
firmamento: solo i primi, secondo l'agiografia, di una serie di
miracoli che hanno scandito la vita di Kim Jong-Il. Dopotutto, suo
padre Kim Il-Sung riesce a detenere una carica istituzionale -
“Presidente per l'Eternità” - pur essendo morto da più
di dieci anni. I festeggiamenti per il Caro Leader saranno come al
solito in grande stile, come racconta l'agenzia di stampa
governativa. I soldati sono pronti a intonare i grandi classici,
come l'inno “Lunga vita a Kim Jong Il” e “Guardando al palazzo
di Kumsusan” (il memoriale da cui il Presidente per l'Eternità,
imbalsamato e illuminato da riflettori rosa, veglia su Pyongyang),
senza tralasciare il coro “Tutti i militari e tutti i cittadini
diventeranno proiettili e bombe umane”. Mentre gli altri papaveri
del regime hanno indirizzato al Caro Leader una lettera di auguri
quantomeno originale.
“Pronti a
combattere”. Alla vigilia della festa, i rappresentanti del
governo, dell'esercito e del partito comunista hanno stilato un
documento congiunto indirizzato al Caro Leader. “Il test nucleare
dello scorso anno rappresenta una dimostrazione della grandezza e
della potenza della Nord Corea socialista”, si legge nella lettera
di auguri, “i soldati dell'esercito del popolo e i cittadini sono
preparati ad affrontare le manovre imperialiste ed aggressive degli
Stati Uniti, e se i nemici osano accendere il fuoco della guerra,
scateneremo tutto il nostro potenziale bellico rivoluzionario,
schiacciando il nemico senza pietà, per ottenere lo storico
obbiettivo dell'unificazione nazionale”. A due giorni dall'accordo
sul nucleare raggiunto a Pechino, che prevede la sospensione delle
attività del reattore Yongbyon in cambio di 50mila tonnellate
di carburante (e un altro milione di tonnellate dovrebbe arrivare
alla chiusura definitiva dell'impianto), e mentre il Dipartimento
della Difesa statunitense dice che potrà riconsiderare
l'inclusione della Corea del Nord nell'elenco delle organizzazioni
terroristiche, il regime di Pyongyang evidentemente vuole
sottolineare alla popolazione che non ha affatto ammorbidito le
proprie posizioni né ceduto al nemico: le truppe sono sempre
pronte. La Corea del Nord ha un esercito che, sulla carta, è
tra i più grandi al mondo. I giovani affrontano un servizio di
leva di dieci anni per gli uomini e di sette anni per le donne.
Tuttavia le condizioni in cui versano i soldati non sarebbero molto
diverse da quelle del resto della popolazione: scarsità di
vestiario, di equipaggiamento, di cibo. Michael Breen, giornalista
che si è occupato per anni della Corea del Nord e di Kim Jong
Il, “l'unico uomo grasso di Pyongyang”, riferendosi alle
condizioni dell'esercito ha ipotizzato che, se la Corea del Sud
schierasse lungo la Zona Demilitarizzata alcuni chioschi di
McDonald's che offrono un Big Mac gratis ad ogni nordcoreano armato,
sarebbe tutto finito nel giro di pochi minuti. Cecilia Strada