16/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Mistero sull'eventuale fuga in Iran dell'ayatollah radicale
“Per quanto ne so, si trova in Iran. Moqtada al-Sadr si è recato spesso in Iran. Adesso è lì per un breve soggiorno, dopo un invito del governo di Teheran”. Questo è quanto dichiarato da Sami al-Ascari, un consigliere del premier iracheno Nouri al-Maliki, sul quesito che ha tenuto banco in questi giorni: dov’è l’ayatollah radicale sciita Moqtada al-Sadr?
 
miliziano fedele a moqtada al-sadrFuga di Moqtada, o no? La questione è stata posta per la prima volta martedì 13 febbraio, quando la stampa Usa ha diffuso la notizia secondo la quale Moqtada, sentendosi sempre più sotto pressione e temendo un imminente arresto, avrebbe lasciato il suo feudo nella città santa sciita di Najaf per rifugiarsi in Iran.
La fuga, secondo la stampa Usa, era riconducibile al nuovo piano per la sicurezza nazionale varato dal governo di Baghdad, ed entrato in vigore lunedì 12 febbraio. Le autorità irachene hanno elaborato un piano d’azione per riportare l’ordine in Iraq, dove l’inizio del 2007 ha segnato un innalzamento del livello di violenza. L’obiettivo è puntato sulle milizie che si sono macchiate di stragi brutali, in particolare quella conosciuta come l’Esercito del Mahdi: i fedelissimi di Moqtada. Questo elemento, sommato ai recenti arresti di una serie di stretti collaboratori di Moqtada, come il vice-ministro della Sanità e il portavoce dell’ayatollah, secondo i commentatori statunitensi, avrebbero convinto Moqtada che stesse arrivando la sua ora, facendogli scegliere la via della fuga in Iran. William Caldwell, portavoce dell’esercito Usa in Iraq, ha confermato la partenza del predicatore, mentre due collaboratori di Moqtada hanno smentito.
 
moqtada al-sadrTensione alle stelle con l’Iran. La situazione è complessa, in quanto Moqtada al-Sadr è il leader di un partito che, nel nuovo Parlamento iracheno, conta 30 deputati ed è quindi un attore importante della scena politica irachena. Fin dall’inizio, però, l’ayatollah ha mantenuto un profilo ambiguo, alternando il ruolo di politico pronto al dialogo con quello di capo populista. I suoi fedelissimi, inoltre, sono pesantemente coinvolti nella strage quotidiana interconfessionale che lacera l’Iraq. La sensazione è che il governo di Baghdad e i vertici militari Usa abbiano deciso di porre fine al suo doppio gioco, stringendo il cerchio attorno al predicatore. Ma la questione di Moqtada arricchisce anche uno scenario differente: quello della tensione crescente tra gli Stati Uniti e l’Iran. “Non posso sapere se l’ordine sia partito o meno dal presidente Ahmadinejad, ma so che le armi iraniane le abbiamo trovate in Iraq”, ha dichiarato ieri il presidente Usa George W. Bush, commentando con la stampa la nota del comando militare Usa in Iraq diffusa poche ore prima, in cui si affermava di aver trovato le prove della fornitura continua e massiccia di armi dall’Iran alle milizie sciite. Un legame che, se provato, passerebbe proprio da Moqtada al-Sadr. Il quale sa benissimo, memore delle armi di distruzione di massa che gli Usa ritenevano nelle mani di Saddam, che potrebbe bollire in pentola un nuovo affondo a stelle e strisce contro di lui e contro il governo di Teheran.  

Christian Elia

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