Per la prima volta, uno dei principali gruppi rivoluzionari iracheni ha
esposto i termini per il cessate il fuoco che permetterebbe alle forze
statunitensi e britanniche di lasciare l'Iraq, che invasero circa quattro
anni fa.
Le presenti condizioni sarebbero inaccettabili per qualsiasi
amministrazione Usa, ma le parole di Abu Salih al-Jeelani, uno
dei leader militari del Movimento di Resistenza Islamico Sunnita
Iracheno, dimostrano che i gruppi che hanno stroncato più di 3mila vite
statunitensi stanno discutendo attivamente sull’apertura al dialogo con le
truppe occupanti.
Uno spiraglio per il dialogo. Il gruppo di Al-Jeelani, che si fa chiamare anche “Le brigate della
20esima Rivoluzione”, è l’ala militare dell’originaria organizzazione
che iniziò feroci attacchi nei confronti dell’esercito Usa appena
dopo l’invasione del 2003. La dichiarazione è, quindi, di notevole
importanza, sebbene rappresenti chiaramente soltanto la visione dei
combattenti sunniti.
Le milizie sciite non sono menzionate da nessuna parte. Le richieste
includono la cancellazione dell’intera Costituzione Irachena- quasi
sicuramente poiché il documento, in effetti, aggiudica le aree
petrolifere dell’Iraq a sciiti e curdi, ma non alla minoranza sunnita.
I sunniti rimangono i principali nemici di Washington nella guerra in
Iraq.Al-Jeelani ha affermato in una dichiarazione all’
Indipendent:
“ Le discussioni e i negoziati sono un principio in
cui crediamo per venire fuori dalla situazione in cui il salasso
iracheno continua. Gli statunitensi dovrebbero desiderare di negoziare
il ritiro
delle truppe dal nostro Paese e lasciare la nostra gente vivere in
pace, quindi tratteremo a specifiche condizioni e circostanze”.
Al-Jeelani suggerisce che le Nazioni Unite, la Lega Araba o la
Conferenza Islamica potrebbero condurre tali trattative e dovrebbero
garantire la sicurezza dei partecipanti.
I punti della proposta. Quindi giungono le condizioni: il
rilascio di 5mila detenuti incarcerati nelle prigioni irachene come “
bottino”, il riconoscimento della legittimazione della resistenza e la
legittimazione del suo ruolo nella rappresentanza del volere della
popolazione irachena, un calendario garantito a livello internazionale
sugli accordi. Inoltre le trattative devono tenersi su pubblica piazza
e la resistenza “deve essere rappresentata da una commissione che
comprende i rappresentanti di tutte le brigate della Jihad”. Infine,
gli Stati Uniti devono essere rappresentati dai propri ambasciatori in
Iraq e dai comandanti più anziani.
Non è difficile comprendere il perchè gli statunitensi non
accetterebbero
tali termini. Non vorranno parlare con uomini che hanno considerato
come “terroristi” per i quattro anni trascorsi. E se
permettessero che la “resistenza” venisse legittimata dalla
''volontà popolare del popolo iracheno'' il loro supporto per l’eletto
governo
iracheno sarebbe stato senza valore.
Infatti, il leader rivoluzionario chiede: "la dissoluzione del
presente governo e la revoca delle elezioni farsa e della
costituzione". Inoltre insiste che tutti gli accordi precedentemente siglati dalle
autorità irachene o dalle forze Usa dovrebbero essere
dichiarate nulle e prive di valore.
Ma ci sono altri punti che mostrano che considerevoli discussioni
devono essere andate avanti all’interno del movimento rivoluzionario -
possibilmente coinvolgendo il rivale del gruppo, l’Esercito Islamico
Iracheno.
Essi richiedono per esempio, il congedo delle milizie e la proscrizione
delle organizzazioni militari- cosa che il governo americano ha
incitato a fare da mesi al primo Ministro Iracheno, Nouri, al-Maliki.
I termini includono anche la legalizzazione del vecchio esercito
iracheno “un incarico Amglo-Americano per ricostruire l’Iraq e
ricostruire tutti i danni della guerra”- cosa che i poteri occupanti
dicono di provare a fare da diverso tempo- e integrando “ combattenti
della resistenza” nell’esercito ricomposto.
Nuovo piano per la sicurezza. Al-Jeelani ha descritto i nuovi piani d’azione del Presidente
George Bush come “sotterfugi politici” e ha aggiunto che “ sul campo di
battaglia, non crediamo che gli Americani siano abili nel diminuire la
capacità dei combattenti della resistenza di continuare la battaglia
per liberare l’Iraq dall’occupazione”.“I gruppi resistenti non stanno commettendo
crimini per dover chiedere
perdono all’America, non stiamo cercando pretesti per cessare la nostra
jihad…combattiamo per spirito divino e uno dei nostri diritti è la
liberazione e l’indipendenza della nostra terra: l’Iraq.
Il gruppo dice che non ci saranno trattative con il governo di Mr
Maliki perché essi lo considerano “complice nella carneficina dell’Iraq
da parte dell’esercito, dell’apparato di sicurezza e delle squadre di
morte”. Ma richiedono l’unità dell’Iraq e dicono che “non riconoscono
le divisioni interne al popolo iracheno.”
Non è difficile indovinare la risposta americana a tali proposte. Ma il
contatto tra Fnl ( Fronte Liberale Nazionale) e la Francia durante la
guerra di indipendenza algerina del 1954-1962 iniziò con una serie di
richieste - ugualmente impossibili da soddisfare ma che erano
sviluppabili in reali eventuali richieste per un ritiro francese.Ciò
che non è chiaro, certo, è quanto la dichiarazione di Al-Jeelani
rappresenti le idee collettive dei rivoluzionari sunniti. E, in modo
sinistro, al-Qaeda no è stata affatto menzionata.