23/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Reportage a fumetti di Joe Sacco - Mondadori editore
scritto per noi da
Chiara Onger
 
 
Joe Sacco, giornalista dell’Oregon, al suo primo reportage a fumetti da un paese in guerra dà voce ai palestinesi, cercando di scoprire cosa ci sia di fondato nello stereotipo occidentale che propende ad associare la loro lotta unicamente al terrorismo.
 
la copertina del libro di joe saccoUno stile personale. Un viaggio nei territori occupati della Palestina e in Israele sul finire della prima Intifada, per capire, attraverso i racconti della gente, quello che i media tradizionali spesso nascondono. Questa era l’intenzione di Joe Sacco quando decise di partire, nell’inverno del 1991, esasperato dalle cronache sulla questione palestinese, convinto che non corrispondessero alla realtà.
Riconosciamo il volto di Sacco sin dalla prima vignetta: occhiali spessi, naso pronunciato, bocca enorme e carnosa. Accompagnerà il lettore tra la gente, nelle città, fra le baracche dei campi profughi; ascolterà per noi storie di morte e torture, di razzismo e guerra; berrà per noi litri e litri di tè colmi di zucchero, tanto che il lettore leggendo e sfogliando il fumetto si sentirà sempre più parte del reportage giornalistico.
L’autore sembra quasi divertirsi nel disporre le vignette e le didascalie fuori linea rispetto alla  pagina, costringendoci spesso a inclinare il fumetto a sinistra e destra. In realtà nulla è casuale, tutto fa parte dello stile personale di Sacco, che riesce a sdrammatizzare situazioni di alta tensione non solo giocando con le parole, ma anche con le inquadrature delle immagini, tecnica mutuata dall’arte fotografica.
 
un giovane palestinese e un militare israeliano si fronteggiano in una manifestazioneUna lacrima in un secchio. Sacco descrive minuziosamente ciò che gli sta intorno sfruttando a pieno tutti e cinque i sensi. Si ha così l’impressione di vedere le folle di palestinesi fare acquisti al mercato di Nablus e di sentirle cantare inni di battaglia durante un matrimonio; di soffocare nelle minuscole e maleodoranti celle della prigione Ansar III e di sentirsi disorientati e sperduti nei disordinati campi profughi; di scottarsi le dita con la nonna che sistema le braci del fuoco a mani nude e di avere la bocca impastata dai pretzels, gli anelli di pane intrecciati.
Sacco racconta le storie vissute senza tralasciare particolari scomodi. Non fa dei palestinesi delle semplici vittime, ma ne descrive anche i lati peggiori, quelli più aggressivi, non omettendo mai la propria opinione su ciò che vede e sente.
Durante il suo viaggio incontra sempre qualcuno disposto a guidarlo tra la gente, trovando per lui testimoni pronti a narrare le loro vicende nella speranza di trarne un beneficio futuro. Ma, come dice Sacco avvalendosi di un’efficace metafora, ognuna di queste storie non è altro che una lacrima in un secchio. Cos’ è altrimenti la casa rasa al suolo di un’anziana donna rispetto alle 1250 abitazioni palestinesi demolite dagli israeliani durante i primi quattro anni di intifada?
 
joe saccoOggi come ieri. Non Nablus,Hebron, Gerusalemme, Tel-Aviv… Nonostante siano passati più di dieci anni dal viaggio di Sacco e numerosi siano stati i cambiamenti avvenuti da allora, queste ed altre città continuano a essere protagoniste della cronaca internazionale, e non certo per la loro ricchezza storico-culturale, sepolta da attentati e guerriglie quotidiane.
Al termine del fumetto, Joe Sacco ci lascia con un’interessante questione irrisolta sulla quale riflettere, accompagnata da immagini che ritraggono un bambino palestinese umiliato da alcuni soldati israeliani:  “Prima di arrivare qui avevo fatto delle congetture e, una volta arrivato, avevo scoperto con stupore come può diventare chi crede di avere il potere dalla sua. Ma poi… Come diventa chi crede di non averne alcuno?”
 
Parole chiave: palestina, israele, joe sacco
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Israele - Palestina