15/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Eugenio Vivian fa i conti in tasca alla nuova base: consumerà in un anno quanto 30 mila vicentini
 Di giorno, l'ingegner Eugenio Vivian lavora in un ditta di elettronica. Di notte, fa i conti in tasca alla nuova base.
 
L'ingegner VivianConsumo critico. Da giorni, sulle cronache vicentine, non si parla che delle valutazioni del Vivian, e da giorni l'ingegnere non fa che snocciolare numeri su numeri. Sono le cifre dell'impatto ambientale ed economico, dell'inquinamento, dei consumi che la possibile costruzione al Dal Molin porterà con sé. La base consumerà quanto 30 mila vicentini consumano annualmente per l'acqua, 20 mila per il gas naturale e 26 mila per l'energia elettrica. Come aggiungere a Vicenza un terzo di Vicenza. Quel terzo dentro le mura, s'intende, quello che s'attarda per l'aperitivo al Gran Caffè Garibaldi, che vive tra Campo Marzo e Parco Querini, nel centro storico dove abita di diritto chi produce, chi olia e ingrassa l'economia del nord-est: pellettieri, gioiellieri, imprenditori tessili. Chi produce, consuma. Mica è vero il contrario. Ingegnere, ma cosa produrranno i futuri occupanti della base, in termini di reddito, di ricaduta sul territorio, di indotto? "Molto meno di quello che pensa chi è a favore del Dal Molin, che crede chissà quali ricchezze possano arrivare con la nuova base. Sarei anch'io là fuori con la pentola, se ritenessi verosimile che 'con gli americani, su Vicenza pioveranno milioni di euro'".
 
L'interno della baseL'oro bianco del XXI secolo. La 'storia civica' del Vivian nasce in un campo da calcio. Anche lui, come la portavoce dei comitati no-base, la casalinga da battaglia Cinzia Bottene, non ha mai posseduto la tessera di un partito, né si è mai prestato alla militanza politica. Solo quando il comitato del quartiere San Paolo, dove l'ingegnere vive, si è mobilitato contro la cancellazione di un "magnifico campo da calcio" per far posto a una serie di condomini, l'ingegnere è insorto: "è uno scempio", ha commentato, e da lì è zampillata in lui una passione civile che l'ha proiettato dritto dritto nel cuore della protesta. Moderato, elettore di centro-destra, nostalgico di Spadolini, "quando votavo, votavo Forza Italia". Se dovesse votare oggi? "Non lo so - ribatte secco -. Perchè da una parte mi sento venduto dal mio sindaco, dall'altra dal mio Primo ministro". La protesta dell'ingegnere sono una montagna di dati e di numeri, "semplici calcoli", come li chiama lui, per dimostrare che i consumi della base sono esorbitanti, e che "il problema urbanistico", come Prodi liquidò l'affare Dal Molin, è invece assai grave, e coinvolge direttamente la risorsa naturale più preziosa del vicentino. Facendo appello alla sua formidabile memoria, l'ingegnere comincia: "Il piano degli acquedotti veneti approvato con delibera della Regione Veneta il 7 febbraio del '99 prescrive che la provincia di Vicenza deve erogare acqua, oltre che a se stessa, alla provincia di Padova, di Rovigo e a mezza provincia di Venezia". Perchè ne ha tanta. "Esatto. Se andiamo sul sito della municipalizzata Aim, scopre che i vicentini bevono acqua direttamente dal pozzo, senza un grammo di cloro. Acqua pura, una delle migliori presenti sul mercato. Un documento del 2005, firmato dalla professoressa Dal Lago, in qualità di presidente della provincia di Vicenza, è la fonte primaria di pianificazione idrica, alla quale tutti i comuni vicentini devono far riferimento per il piano di assetto territoriale, dice che l'acqua va valorizzata, industrializzata, considerata un bene e una risorsa da sfruttare, in quanto è l'oro bianco del XXI secolo.
 
Vivian sui monti ricchi d'acqua del vicentinoMonti acquiferi. "Ebbene, la nostra acqua, che viene dal monte Pasubio e dall'altopiano di Asiago, viene estratta dai pozzi in frazione Laghetto, 300 metri esatti in linea d'aria dall'aeroporto Dal Molin. La falda sotto il Dal Molin è quella più grande. Io non dico: la base inquinerà la nostra acqua, ma dico: vattelapesca cosa verrà stoccato nei depositi militari della base, vattelapesca quali rifiuti verranno smaltiti lì, dato che è zona militare, quindi sottoposta a segreto militare, quindi intoccabile. Aggiungo che sondaggi fatti nelle falde acquifere presso la base di Aviano dimostrano un inquinamento da diserbanti. Si parla di un inquinamento che può durare fino a 50 anni. Tirando le somme: se noi andiamo a distruggere un patrimonio del genere, noi andiamo a distruggere noi stessi. Noi andiamo a dare questo patrimonio in co-gestione a chi non accetta controlli, a chi, per esempio, non ha firmato l'accordo di Kyoto". Gli Usa chiedono all'Aim dagli 80 ai 100 litri d'acqua al secondo, 3 milioni di metri cubi l'anno. L'intero comune di Vicenza ne consuma poco più di 11 milioni all'anno. I vicentini - chiediamo provocatoriamente all'ingegnere - producono, e hanno quindi il diritto di consumare, ma gli americani consumano e... cosa producono per Vicenza? "Lei sa che i primi due appalti sono andati a ditte non vicentine? Le 215 villette per i militari a Quinto sono andate alla ditta Pizzarotti di Parma. La compagnia di telecomunicazioni che fornirà il cablaggio a fibre ottiche alla base si chiama invece Inter Route, e sa di dov'è? Di Londra. A me, quando ho letto l'articolo di croncaca locale sulle ricchezze che gli americani porteranno nelle casse dei vicentini, 980 milioni di dollari, han davvero cominciato a girarmi...".

Luca Galassi

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