Haiti, oggi la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul proseguimento della missione di pace dei caschi blu
Oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deciderà se e come prolungare
la missione di pace dei caschi blu della Minustah ad Haiti. Parte della popolazione
ha manifestato nei giorni scorsi per chiedere il ritiro immediato dei soldati
Onu. Ma la Minustah deve restare a Haiti: sono ancora troppi i problemi da risolvere.
Nel frattempo dall’isola arrivano notizie contrastanti sui dati degli incidenti
delle ultime settimane.
I fatti. “Mi reco spesso negli ospedali del paese e in quelli gestiti da Msf”, racconta
da Port au Prince il giornalista Francesco Fantoli “e mi rendo conto di come siano
errati i dati forniti dalla Minustah in merito al numero di morti e feriti delle
loro operazioni nelle bidonville”.
Effettivamente i massacri nei quartieri caldi della capitale haitiana, sono da
qualche settimana all’ordine del giorno. “I caschi blu non scherzano affatto –
dice il giornalista – si mettono in azione preparando squadre da 300/400 soldati
e entrano nelle bidonville a caccia di delinquenti. Usano armi pesanti e le sparatorie
possono durare anche quattro o cinque ore di fila”.
Non tutti vedono la situazione così drammatica. E’ il caso di una cittadina italiana
che chiede l’anonimato, residente a Port au Prince, impegnata da alcuni anni sul
fronte haitiano come operatrice umanitaria, che racconta: “Devo dire che almeno
dal punto di vista della situazione rapimenti, le cose sono effettivamente migliorate.
Ce ne sono molti meno rispetto a prima. Questo sembra essere una logica conseguenza
delle buone mosse di Preval e della tenacia dei caschi blu”.
I dati degli scontri. Stando alle notizie ufficiali fornite alle agenzie, ogni qual volta la Minustah
entra nelle favelas ci sarebbero solo pochi morti e pochissimi feriti e comunque
tutti fra i ribelli. Sembra, però, che la realtà sia tutt’altra. “Ci sono molti
morti e feriti, tutti i giorni”, aggiunge Fantoli. “E non solo a Citè Soleil.
Anche a Martissant, Citè Militare, Grand Gravine (tutti quartieri ghetto ndr)
la situazione è drammatica. I numeri forniti dalla Minustah secondo me rispecchiano
solo il 10 % della realtà. C’è da capirli con la votazione incombente del palazzo
di vetro…”.
A fare le spese delle violentissime sparatorie, in molti casi, la popolazione
civile. “Ho visto il corpo di una donna incinta che certamente non faceva parte
di nessuna gang armata, dilaniato dai colpi sparati dai caschi blu. Insieme a
lei c’erano i suoi figli di 3 e 5 anni, anche i loro corpi si presentavano crivellati
di colpi. Immagini talmente dure che non sarebbe nemmeno possibile pubblicare”
racconta con tristezza Fantoli.
E che dire delle numerose richieste giunte da molte capitali sul ritiro della
forza di peacekeeping? Alma Girando, ricercatrice indipendente, crede che le manifestazioni
anti Minustah dei giorni scorsi siano da un lato “comprensibili” e dall’altro
molto dannose, perchè rischierebbero di gettare il paese nel caos, o peggio, si
potrebbe arrivare ad una guerra civile, con conseguente probabile occupazione
da parte dell’esercito degli Stati Uniti: una situazione assolutamente da evitare”.