15/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, oggi la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul proseguimento della missione di pace dei caschi blu
 
Oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deciderà se e come prolungare la missione di pace dei caschi blu della Minustah ad Haiti. Parte della popolazione ha manifestato nei giorni scorsi per chiedere il ritiro immediato dei soldati Onu. Ma la Minustah deve restare a Haiti: sono ancora troppi i problemi da risolvere.
Nel frattempo dall’isola arrivano notizie contrastanti sui dati degli incidenti delle ultime settimane.
 
I fatti. “Mi reco spesso negli ospedali del paese e in quelli gestiti da Msf”, racconta da Port au Prince il giornalista Francesco Fantoli “e mi rendo conto di come siano errati i dati forniti dalla Minustah in merito al numero di morti e feriti delle loro operazioni nelle bidonville”.
Effettivamente i massacri nei quartieri caldi della capitale haitiana, sono da qualche settimana all’ordine del giorno. “I caschi blu non scherzano affatto – dice il giornalista – si mettono in azione preparando squadre da 300/400 soldati e entrano nelle bidonville a caccia di delinquenti. Usano armi pesanti e le sparatorie possono durare anche quattro o cinque ore di fila”.
Non tutti vedono la situazione così drammatica. E’ il caso di una cittadina italiana che chiede l’anonimato, residente a Port au Prince, impegnata da alcuni anni sul fronte haitiano come operatrice umanitaria, che racconta: “Devo dire che almeno dal punto di vista della situazione rapimenti, le cose sono effettivamente migliorate. Ce ne sono molti meno rispetto a prima. Questo sembra essere una logica conseguenza delle buone mosse di Preval e della tenacia dei caschi blu”.
 
I dati degli scontri. Stando alle notizie ufficiali fornite alle agenzie, ogni qual volta la Minustah entra nelle favelas ci sarebbero solo pochi morti e pochissimi feriti e comunque tutti fra i ribelli. Sembra, però, che la realtà sia tutt’altra. “Ci sono molti morti e feriti, tutti i giorni”, aggiunge Fantoli. “E non solo a Citè Soleil. Anche a Martissant, Citè Militare, Grand Gravine (tutti quartieri ghetto ndr) la situazione è drammatica. I numeri forniti dalla Minustah secondo me rispecchiano solo il 10 % della realtà. C’è da capirli con la votazione incombente del palazzo di vetro…”.
A fare le spese delle violentissime sparatorie, in molti casi, la popolazione civile. “Ho visto il corpo di una donna incinta che certamente non faceva parte di nessuna gang armata, dilaniato dai colpi sparati dai caschi blu. Insieme a lei c’erano i suoi figli di 3 e 5 anni, anche i loro corpi si presentavano crivellati di colpi. Immagini talmente dure che non sarebbe nemmeno possibile pubblicare” racconta con tristezza Fantoli.
E che dire delle numerose richieste giunte da molte capitali sul ritiro della forza di peacekeeping? Alma Girando, ricercatrice indipendente, crede che le manifestazioni anti Minustah dei giorni scorsi siano da un lato “comprensibili” e dall’altro molto dannose, perchè rischierebbero di gettare il paese nel caos, o peggio, si potrebbe arrivare ad una guerra civile, con conseguente probabile occupazione da parte dell’esercito degli Stati Uniti: una situazione assolutamente da evitare”.

Alessandro Grandi

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