Gli ospedali iracheni stanno diventando un terreno di scontro tra eserciti e milizie
Gli ospedali iracheni stanno diventando un terreno di
scontro tra le truppe regolari e le milizie. Lo rivela un recente rapporto
dell’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle questioni
Umanitarie, Irin.
Ospedali. La convenzione di Ginevra stabilisce che un
ospedale è, e deve rimanere, un luogo accessibile per tutti, in particolare per
i civili. Oggi gli ospedali iracheni si trovano tra l’incudine e il martello e
sono sempre più spesso teatro di scontri, irruzioni e occupazioni, sia da parte
delle milizie che dalle forze armate Usa e irachene. Il fenomeno è
particolarmente rilevante nella provincia di Al Anbar che, a dispetto delle
molte operazioni militari, è in buona parte sotto il controllo delle milizie
sunnite. I miliziani cercano di tenere i pazienti lontano dagli ospedali
prendendoli di mira, come nel novembre scorso, a Ramadi, quando 13 civili sono
stati colpiti dai cecchini mentre entravano nell’ospedale. Lo stesso nosocomio
è stato occupato a dicembre da un gruppo di miliziani, finché le forze
statunitensi hanno iniziato a farvi irruzione, quasi tutti i giorni, per
catturare i cecchini appostati sul tetto. L’ospedale di Ramadi è diventato
anche un centro di arruolamento per la polizia irachena, il che lo ha esposto
molto di più agli attacchi dei ribelli e ha ulteriormente allontanato la
popolazione civile. Anche l’ospedale di Mosul è stato occupato dalle forze
statunitensi e le ambulanze sono state più volte attaccate dai miliziani a
Najaf e a Falluja. Irin ha scritto al quartier generale della Coalizione in
Iraq per conoscere i dettagli su tali incidenti e richiedere la protezione dei
militari alle scuole e alle strutture sanitarie, come prescritto dalla
convenzione di Ginevra. Senza ricevere risposta.
Visite “domiciliari”. Anche i dottori sono a rischio
in questo contesto: ci sono numerosi racconti di medici costretti a curare
pazienti ricercati senza registrarne i dati. Non solo: un medico dell’ospedale
Yarmouk racconta che,, se i miliziani considerano pericoloso rivolgersi
all’ospedale, “catturano un medico, a volte anche un’infermiera, e li portano
dove ci sono combattenti feriti”. Se il medico si rifiuta viene ucciso, mentre
se accetta può accadere che riceva un cospicuo compenso. Per questo motivo,
però, spesso le forze armate li prelevano a loro volta dagli ambulatori per
interrogarli: “Qualsiasi cosa diciamo noi medici, ci arrestano e ci trattano
come se fossimo terroristi –racconta un altro medico- ci interrogano e ci
minacciano. Dunque la realtà è che siamo in pericolo, sia a causa delle milizie
che dell’esercito regolare”.
Alternative. La maggior parte delle organizzazioni
umanitarie internazionali ha lasciato il paese per questioni di sicurezza e la
sola Ong che ancora fornisce assistenza sanitaria nel paese è la mezzaluna
rossa. In questo scenario, dominato dalla violenza delle milizie sciite e
sunnite, sono nati nuovi canali umanitari. La milizia del Mahdi, ad esempio,
offre un’assistenza sanitaria alternativa a quella del governo, ma solo ai
propri sostenitori. “Mio figlio è stato colpito dalle truppe Usa –spiega un
abitante di Sadr City- e sono andato a uno degli uffici del partito di Moqtada
Al Sadr per chiedere aiuto. La prima cosa che mi è stata chiesta è se i miei
figli combattessero con l’esercito del Mahdi. Risposi di sì e mi diedero tutto
l’aiuto di cui avevo bisogno. Il mese scorso, invece, un mio vicino che non
sostiene le milizie è stato ferito dall’esercito iracheno, ma quando ha chiesto
aiuto lo hanno lasciato morire in strada”. Le prestazioni mediche e gli aiuti
umanitari sono pagati con le offerte dei fedeli raccolte nelle moschee. Anche
le milizie sunnite hanno organizzato le loro strutture sanitarie, specie nella
provincia di Al Anbar, ma non sono bene organizzate come quelle sciite. In
questa situazione chi se la passa peggio sono però le minoranze: come i
cristiani e i turkmeni, che non hanno milizie proprie e non possono contare
sull’aiuto delle strutture sciite o sunnite. Per loro, la sola possibilità di
essere curati è lasciare il paese.