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La questione della terra. La
costruzione dello stabilimento di Singur è stata
inaugurata il 21 gennaio scorso. L'area su cui sorgerà la
fabbrica, poco più di 400 ettari di terreno agricolo, è
stata acquisita dal governo dello stato grazie a una legge fatta
dall'impero britannico, il Land Acquisition Act del 1894.
Quattordicimila contadini si sono ritrovati senza terre, perlopiù
la loro unica fonte di sussistenza, ora recintate da dieci chilometri
di rete metallica e presidiate da uomini armati. Alcuni
negano di aver mai firmato il documento in cui cedevano le loro
proprietà al governo, altri dicono di essere stati minacciati
per farlo, altri ancora ammettono di avere accettato in cambio della
promessa di un lavoro in fabbrica, e comunque perché non
avevano scelta: il governo le avrebbe prese comunque, in quanto la
vecchia legge coloniale non prevede che si debba chiedere il permesso
ai contadini prima di sfrattarli. I documenti di cessione servono
per disciplinare i risarcimenti. Questi soldi però saranno
elargiti solo a chi può dimostrare burocraticamente il
possesso della terra, cioè non tutti, e in ogni caso la somma
“rimborsata” dal governo (circa 1.600 euro per ogni proprietà,
un valore molto al di sotto del prezzo di mercato) non basta certo a
garantire un futuro – come fanno notare i contadini – a intere
famiglie che grazie alla terra sopravvivono. Certamente non
basteranno a comprare una delle nuove automobili, “le più
economiche del mondo”. Ma c'è di peggio.
Brutali violenze. I contadini di
Singur denunciano da mesi le intimidazioni, le violenze e i pestaggi
di cui sono vittime da parte della polizia e delle squadracce di
criminali locali al soldo del governo e di Tata Motors. Le
manifestazioni contro lo stabilimento, che il governo ha cercato di
bloccare imponendo il divieto di riunione e assembramento in base
alla Section 144 del codice indiano, sono state regolarmente represse
con violenza: un ragazzo picchiato a morte e decine di feriti. Se ne
sono accorti anche i giornalisti indiani, in qualche occasione finiti
“dal lato sbagliato del manganello”. Sul nuovo stabilimento di
Singur aleggia anche l'ombra di una donna morta. Il 18 dicembre 2006 Tapasi
Malik, una giovane attivista nella lotta dei contadini contro
l'esproprio delle terre, è stata ritrovata in una buca
all'interno dei terreni recintati e guardati a vista dove sorgerà
la fabbrica Tata Motors. Era stata bruciata (viva, come appurerà
l'autopsia) dopo essere stata seviziata. Mentre la polizia ha
immediatamente detto che si trattava di suicidio, la famiglia e i
compagni di Tapasi Malik hanno accusato polizia e squadracce della
Tata: sono loro, dicono i contadini, che volevano “dare una
lezione” a quella che era una delle più attive contestatrici
del progetto di Singur. Cecilia Strada