14/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La società Trafigura paga 150 milioni di euro in cambio dell’impunità per i rifiuti tossici di Abidjan
Centocinquanta milioni di euro per il disastro ambientale più grave nella storia della Costa d'Avorio. Tanto pagherà la società petrolifera olandese Trafigura al governo ivoriano per "l'incidente" occorso lo scorso 19 agosto alla nave Probo Koala, il cui carico di rifiuti tossici venne scaricato nel porto di Abidjan e interrato di nascosto in diciannove siti sparsi per la città. A causa dei fumi sprigionatisi dalle scorie, dieci persone morirono e migliaia furono costrette a ricorrere a cure mediche, in uno degli scandali ambientali più gravi nella storia della Costa d’Avorio. Con l’accordo di ieri il governo si impegna a far cadere qualsiasi procedimento nei confronti della compagnia, ma a Londra uno studio legale sta organizzando un processo per risarcire le migliaia di persone colpite dalla tragedia.
 
Un'equipe di esperti francesi tratta le sostanze tossiche in una discarica di AbidjanRisarcimento. Nel comunicato stampa emesso dalla Trafigura e ottenuto da PeaceReporter si legge che “né la compagnia né il governo ivoriano accettano responsabilità legali per quanto accaduto lo scorso agosto. In ogni caso, Trafigura prende molto seriamente il proprio ruolo di cittadino del mondo e a questo fine sta supportando finanziariamente il governo ivoriano per garantire la salute dei suoi cittadini”. Il comunicato prosegue rendendo noto che i soldi serviranno a creare una commissione ambientale, oltre che a finanziare la creazione di un nuovo centro per lo smaltimento dei rifiuti e un nuovo ospedale. Parte dei soldi coprirà le spese sostenute dal governo per il trattamento dei siti contaminati e per l’indennizzo delle persone colpite (il governo non ha però specificato con che criteri verranno allocati i fondi). Sempre secondo quanto riferito dalla Trafigura, i tre suoi dipendenti arrestati lo scorso settembre nell’àmbito delle indagini verranno rilasciati a breve.
 
Misteri. Si chiude così una vicenda dai contorni misteriosi. Lo scaricabarile tra la Trafigura e le autorità ivoriane non ha infatti permesso di stabilire con certezza cosa accadde la sera del 19 agosto, quando la Probo Koala attraccò ad Abidjan. Nei giorni precedenti, la nave aveva provato a scaricare le sostanze tossiche, derivate da una mistura di petrolio e soda caustica utilizzata per lavare le stive, prima ad Amsterdam e poi a Lagos, in Nigeria, venendo però respinta dalle autorità a causa del contenuto tossico del carico. Ad Abidjan, invece, la Probo Koala affidò le scorie all’oscura società Tommy, nata poco prima e scomparsa poco dopo lo scarico e l’interramento dei materiali. Da accertare sono anche le responsabilità delle autorità portuali. Tutte questioni su cui farà luce il processo che lo studio legale britannico Leigh Day & Co sta organizzando a Londra, città dove ha sede una delle più importanti filiali della Trafigura, in particolare quella che avrebbe deciso di spedire la nave in Costa d’Avorio dopo il rifiuto delle autorità nigeriane.
 
L'imbarcazione Probo KoalaCausa. “Stiamo raccogliendo le richieste di azione legale delle migliaia di persone che hanno subìto danni a causa delle sostanze tossiche – dichiara a PeaceReporter l’avvocato Martyn Day, rappresentante dello studio – finora ne abbiamo circa mille, ma contiamo di arrivare a 4 mila entro giugno, quando presumibilmente sarà avviato il processo”. L’azione legale londinese è l’unico modo per far luce su quanto accaduto visto che, come reso noto da un portavoce della Trafigura a Peacereporter, “l’accordo con il governo ivoriano impedisce anche ai singoli di intentare un’azione legale nei nostri confronti all’interno della Costa d’Avorio”. “Di certo il processo chiarirà alcuni punti oscuri – continua Day – anche se il fatto che la Trafigura abbia deciso di pagare un indennizzo sottintende una certa ammissione di responsabilità per quanto accaduto”. Una visione non condivisa però dalla società, il cui portavoce conclude dichiarando che “la somma pagata rappresenta solo un aiuto nei confronti della popolazione di Abidjan. Lavoriamo qui da più di dieci anni e continueremo a farlo. Per questo sentiamo una sorta di impegno nei confronti della gente”.

Matteo Fagotto

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