stampa
invia
L’attacco. “Diciotto cittadini di Zahedan sono stati
martirizzati”, ha annunciato un comandante militare iraniano. Secondo le
testimonianze, questa mattina, intorno alle 6:30, quattro persone hanno
parcheggiato un’auto imbottita di esplosivo lungo una strada della città, in
attesa che passasse un autobus carico di pasdaran, i ‘guardiani della
rivoluzione’. Al momento del passaggio del mezzo, i quattro sono montati su
motociclette e hanno sparato contro l’autobus per farlo fermare nel punto in
cui l’auto era parcheggiata, che a quel punto è stata fatta esplodere con un
comando a distanza. Uno dei ribelli, nel frattempo, riprendeva tutto con una
telecamera.
I soldati di Dio. La città di Zahedan è la
capitale della provincia del Sistan-Balucistan, che confina con il Pakistan e
l’Afghanistan.
L’attentato è stato rivendicato, con un comunicato all’Irna (l’agenzia stampa
filo-governativa) da un gruppo della minoranza araba-sunnita chiamato
Jundallah, ‘i soldati di Dio’, che nel luglio scorso si resero responsabili di
un altro attacco, che causò il ferimento di due persone. Il governo ha usato da
subito toni molto duri, promettendo un affondo deciso contro quelli che ha
definito ‘gli agenti del disordine’, affiliati ad al-Qaeda. Ma anche, sempre
secondo l’intelligence di Teheran, finanziati dagli Stati Uniti e dalla Gran
Bretagna, per destabilizzare il regime dell’interno, come acade nella
confinante regione del Khuzestan, ricca di giacimenti di petrolio e dove si
trova la maggioranza degli arabi iraniani. Il portavoce del governo della
provincia di Zahedan riferisce che il bilancio delle vittime potrebbe non essere
definitivo, e che due degli attentatori sono già stati arrestati. Pare che la
polizia abbia sequestrato loro la telecamera e diverse granate
Una zona di confine. Tutti i riflettori puntati quindi sulla guerriglia sunnita, ma la
zona del Sistan-Balucistan è un
importante nodo di passaggio per i contrabbandieri di armi e droghe, anche se
l’argomento è un tabù in Iran. Nel recente passato, la zona è stata teatro di
scontri tra milizie ed esercito iraniano, di attentati e rapimenti. Tutti i
traffici illegali, da e verso l’Afghanistan e il Pakistan, passano da quella
frontiera e il governo pakistano ha spesso accusato l’Iran di offrire retrovie
sicure ai guerriglieri indipendentisti beluci che combattono il governo
d’Islamabad. Ma i trafficanti non avrebbero avuto alcun interesse ad attaccare
un autobus di pasdaran, simbolo della rivoluzione iraniana. L’attacco non
resterà impunito e la vendetta sarà molto dura, quindi non si vede la
convenienza dei contrabbandieri nel suscitare le ire dello Stato. Un mistero insomma,
che fa salire ancora la tensione in Iran. Naoki Tomasini