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Quel giorno di maggio. Nella vita di Cinzia Bottene il 'motor che tutto move' si chiama indignazione.
L'indignazione è entrata d'improvviso nell'alacre esistenza di questa casalinga
del nord-est un giorno di maggio del 2006, quando, nella sua città, hanno cominciato
a circolare le prime notizie sulla possibile costruzione di una nuova base nell'area
dell'aeroporto Dal Molin. Allora, mentre manifestava in centro contro una contestata
variante al piano regolatore cittadino, Cinzia pensò che 'bisognava fare qualcosa'.
Nove mesi dopo, Cinzia è il volto e la voce della protesta anti-base. Da allora,
su e giù per l'Italia a dibattiti, convegni, presidi. E poi interviste, presenze
in televisione, assemblee pubbliche. Da qualche giorno è impegnata a tutto tondo a
organizzare la nuova manifestazione del 17 febbraio, che tutti si attendono partecipata
da un numero enorme di persone. Enorme, e questa volta non solo per gli standard
vicentini.
"C'è un giornalista". Il telefono di casa Bottene è un continuo squillare. Marito e figlio, che ormai
hanno imparato a cucinare e a rigovernare, a malapena riescono a ottenere dalla
ex 'donna di casa' qualche minuto libero per loro. "C'è un giornalista per un'intervista",
"Digli che chiami tra 10 minuti, adesso non posso". 'Adesso' Cinzia non può perché
sta redigendo la lista delle 'ospitalità', ovvero l'elenco delle famiglie vicentine
che accoglieranno i manifestanti. Sono oltre 300, e man mano che il tempo passa,
le richieste di alloggio aumentano di pari passo all'euforia e alla concitazione
per l'appuntamento. Ma torniamo a quel giorno di maggio. "Ho sentito che dovevo
fare qualcosa, che so, una raccolta firme, una petizione, una qualche forma di
protesta. Il giorno dopo siamo partiti con le firme, ottomila in dieci giorni,
ed è da lì che è cominciato il mio impegno contro la Dal Molin". Una cosa assolutamente
spontanea, tiene a precisare Cinzia, ma anche "imprevedibile e inimmaginabile",
per una persona che mai aveva partecipato a una riunione politica, che non ha
tessere di partito e che non ha mai preso parte alle battaglie del pacifismo militante.
E invece, durante la grande manifestazione del 16 dicembre scorso, Cinzia si è
trovata con un megafono ad incitare gli ottimila che hanno occupato la stazione
di Vicenza. "Siamo partiti in quattro - racconta - e pian piano abbiamo aggregato
intorno a noi altre realtà, nella mia città da sempre tiepida a ogni forma di
protesta. Mai avremmo pensato di 'tenere' per nove mesi. La molla che mi ha spinto
a farlo è stata la difesa della mia città, il non poter concepire una mostruosità
come quella della base. Nell'arco di questo periodo sono cresciuta molto, ho letto,
mi sono informata. Poi, come in puzzle, le varie tessere si sono saldate l'una
all'altra, e la cosa è cresciuta". Lo sdegno contro la politica nasce per Cinzia
dalla constatazione che la propria nazione e i politici che la governano si sono
comportati in modo indecoroso, provocando in lei e negli altri uno sdegno profondo.
"Non hanno mostrato un minimo di dignità, nè loro nè gli amministratori locali,
che io giudico essere i primi responsabili, perché per due anni e mezzo hanno
portato avanti il progetto in maniera omertosa, non dicendo niente a nessuno".
La disonestà dei politici. "Il governo - spiegava dal palco del cinema Astra il 3 febbraio scorso, durante
un affollato dibattito pubblico - ha ceduto all'ultimatum degli americani: sono
bastati otto giorni. Gli Usa con uno schiocco di dita hanno chiamato a raccolta
le categorie economiche di questa città che, come i mercenari, ci hanno venduto
per pochi danari. La gente di Vicenza è stata esclusa dalla possibilità di dire
la sua. Ci accusano di antipolitica, ma criticare e chiedere di partecipare alle
decisioni è forse antipolitico?". Oggi Cinzia afferma che, per un politico "recedere
dalle proprie decisioni non è un atto di debolezza, ma molto spesso di coraggio,
onestà e responsabilità". La città sta rispondendo in maniera entusiasta all'appello
degli organizzatori della manifestazione del 17 febbraio. "Di giorno in giorno
aumentano le bandiere esposte alle finestre, sia quelle con il 'no' al Dal Molin
che quelle arcobaleno. Questo è un segnale indicativo, perché i vicentini non
sono persone che si espongono molto. Vedere queste bandiere mi riempie di gioia".
Così si prepara la città, per gridare la sua ferma opposizione alla nuova base.
"Così, ma non solo. Perché dall'altra parte c'è il solito 'terrorismo' del nostro
sindaco che dice che la città verrà presa dai vandali. Ma non è affatto vero.
Il 16 dicembre scorso, quando abbiamo occupato la stazione, tutto si è svolto
pacificamente. Fosse stato per me - conclude - sarei rimasta sui binari tutta
la notte".Luca Galassi